Sì o No? Tutte le amicizie distrutte per colpa del referendum

Sembrava che l’Italia giacesse su schieramenti ben definiti, ma il referendum confonde tutto, suscita comportamenti inattesi, rimescola antiche ideologie e mette a rischio matrimoni e storie d’amore. Colpa del Senato e della competenza concorrente Stato-Regioni? No, è il Paese che è già cambiato

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da Flickr, di Christian Heilmann

3 Dicembre Dic 2016 0830 03 dicembre 2016 3 Dicembre 2016 - 08:30

Non se ne poteva più. È arrivata, grazie al cielo, la fine di una (troppo) lunga campagna referendaria che ha estenuato tutti, estratto il peggio di qualsiasi persona, fatto collassare i palinsesti e innescato polemiche ridicole. Ora (oggi) ci si può prendere un attimo per riflettere, leggere se si vuole il testo della Costituzione e le proposte di modifica, e poi osservare il mondo attorno. E scoprire che chi un tempo stava con te adesso è contro di te, mentre chi una volta ti era nemico è al tuo fianco.

Non si capisce più nulla. Il Sì e il No hanno maciullato gli equilibri politici, e come si volge lo sguardo, si vede che le antiche categorie, apprese in anni di battaglie e decisioni, sono state spiazzate. Dove sono i nemici? Dov’è il popolo? Dov’è la borghesia? E cosa votano i cuochi? E gli attori?

È così: dopo odi feroci e sedie spolverate si trovano a combattere insieme Silvio Berlusconi e Marco Travaglio (No), ma anche Roberto Benigni e Giuliano Ferrara (Sì), il magnogreco Ciriaco De Mita e il leghista Matteo Salvini (No), Confindustria e Gad Lerner (Sì). Come è possibile? Gli avversari di una vita adesso si stringono le mani. Ma dove sono finite le uova di Sanremo del 2002? Che fine ha fatto il Caimano, la Lotta Continua, gli operai? Altri tempi, altre Repubbliche.

Il referendum appiana, confonde, distoglie. E così finisce che Romano Prodi voti insieme a Briatore (Sì), Massimo D’Alema con Alessandro Di Battista (No), Walter Veltroni con Denis Verdini (Sì). Succede che Mario Monti e Landini giochino nella squadra di Fedez (No) – mentre la Fornero sta col Sì – capita che Erri De Luca (No) non voti come Vincenzo De Luca (Sì), e che Michele Santoro sia sulla stessa linea di Marchionne (Sì). Intanto la storia scompare, visto che l’Anpi si allea con Casapound (No) e sparisce pure la religione, dividendo il popolo del Family Day (No) da Comunione e Liberazione (più Sì che No), dalle Acli (Sì) e Civiltà Cattolica (Sì) (piccola nota per gli anti-Cirinnà: anche Nichi Vendola vota No).

E ancora, si vede Gianfranco Fini militare con Fausto Bertinotti (No), mentre Enrico Letta duetta con Gianluca Vacchi (Sì) e Salvatore Settis, insieme a Gustavo Zagrebelsky, è in coppia con J-Ax (No). Le varie accozzaglie su entrambi i fronti aumentano, corrono, si formano confuse con le maree. In tutto questo, nemmeno l’estetica è un criterio, visto che Renato Brunetta vota come Claudio Santamaria (No).

Come non notare alcune spaccature clamorose? Andrea Camilleri (No) si stacca dal suo Montalbano alias Luca Zingaretti (Sì), mentre il regista Paolo Sorrentino (Sì) è dall’altro lato della barricata rispetto a Toni Servillo (No) e Sabrina Ferilli (No). La grande stranezza.

In tutto questo garbuglio, è difficile trovare un ordine. Certo, c’è la sfida degli ultimi tre sindaci di Milano contro gli ultimi tre di Roma: Letizia Moratti, Giuliano Pisapia e Beppe Sala (Sì) versus Gianni Alemanno, Ignazio Marino e Virginia Raggi (No). C’è anche intesa tra i cuochi televisivi, come Cracco e Bottura (Sì), c’è un piccolo fronte campano, composto dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Mara Carfagna e Paolo Cirino Pomicino (No), ma ce n’è anche uno delle persone-senza-capelli: Angelino Alfano, Arrigo Sacchi, Giorgio Napolitano e Claudio Bisio (tutti per il Sì). Però poi c’è anche Bersani (No), che è calvo pure lui. E allora che si fa? Ci si dispera.

Scomparse le certezze della storia, delle amicizie, perfino delle somiglianze fisiche, si può chiedere cosa ne pensano all’estero. Chi ci capisce, a noi italiani, è bravo. Ma pare che nemmeno gli stranieri sappiano quali pesci pigliare, né l’Economist (prima Sì poi No), e nemmeno il Financial Times (Sì, No, Sì, No). Complica le cose il fatto che Wolfgang Schäuble (Sì) si schieri con Barack Obama (anche lui Sì) e pure con i cinesi (Sì, o come dicono loro, Shì). Vladimir Putin cosa ne pensa? Da o Niet? E Trump?

Dire che il referendum sia divisivo, allora, è un eufemismo. Tutto è sottosopra, rigirato, risvoltato e rimescolato. Un frullatone di ideologie e interessi, lealtà e tradimenti, competenze giuridiche e tifo da stadio. Sposi separati in casa, fidanzamenti a rischio, amori che finiscono. Chi era di qua ora sta di là. Chi era di là ora sta di qua, o ancora di là, ma insieme a quelli che prima erano di qua. E chi non era da nessuna parte non sa più cosa sia nessuna parte.

E allora, visto che Matteo Renzi si aggrappa all’uomo Del Monte, Beppe Grillo segue Imre Toth (e lo storico giudice del Rischiatutto). Ma in un tempo in cui i maestri antichi sembrano offuscati e sono crollate le convinzioni di un secolo, rimane a questo punto solo la cauta raccomandazione di un certo Gesù Cristo, data in un’occasione diversa e ben più significativa, ma che vale anche adesso: “Sia il vostro parlare: sì sì, no no. Il di più viene dal Maligno”.

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