Londra, risolto il mistero della nebbia che uccise 12mila persone in cinque giorni

Era "il grande Smog": nel dicembre del 1952 si posò sulla città e in meno di una settimana uccise migliaia di londinesi, costringendone molti di più in ospedale. Lo stesso fenomeno chimico (senza morti) è in corso anche oggi, ma in Cina

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21 Dicembre Dic 2016 0808 21 dicembre 2016 21 Dicembre 2016 - 08:08
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Venne chiamato il “grande smog”. La cortina di nebbia e fumo che discese sulla città di Londra nel dicembre del 1952 e in cinque giorni lasciò, dietro di sé, 12mila londinesi morti. E 150mila quelli che accusarono problemi di respirazione e furono portati in ospedale. Il conto degli animali non è mai stato fatto, ma è noto che moltissime furono le vittime.

Cosa era accaduto di preciso? Troppo inquinamento, senza dubbio. La tradizionale, quasi pittoresca nebbia londinese si era trasformata in un miscuglio gassoso micidiale. Le temperature erano scese in modo sensibile, e gli abitanti della città avevano aumentato la potenza dei loro impianti di riscaldamento, allora quasi tutti a carbone. I fumi della combustione, anziché essere trasportati dal vento, finirono intrappolati in una calotta densa sopra la città, concentrando i livelli dell’inquinamento. Ma anche così, la questione non era chiara.

Lo smog, come gli abitanti di Londra imparano fin dalla più tenera età, è in larga parte costituito da solfato. In quell’occasione, nella massa gassosa, avevano cominciato a circolare numerose particelle di acido solforico, e la cosa è strana. Cosa ha provocato, si chiesero gli scienziati quando la nebbia fu passata, la trasformazione dell’anidiride solforosa in acido solforico? Cosa, per dirla in altre parole, ha trasformato uno smog tutto sommato innocuo in una nebbia killer?

La risposta è arrivata 62 anni dopo, quando lo stesso problema si è posto, in termini meno cruenti, anche in un’altra parte del mondo: la Cina.

Secondo lo scienziato cinese Renyi Zhang e la sua squadra, impegnati sul progetto per conto della Texas A&M University, la risposta è una sola: il diossido di azoto, un altro co-prodotto dell’ossidazione del carbone. La scoperta (o meglio, l’ipotesi) nasce da una serie di osservazioni e confronti dei dati delle due situazioni, quella della Londra post-bellica (città alimentata a carbone di bassa qualità) e quella della Cina di oggi. Diluendosi nelle particelle di acqua il diossido di azoto si è diluito e diffuso nella città, intossicando la popolazione. La stessa cosa succede anche in Cina: eppure, nonostante il meccanismo chimico in atto sia lo stesso, nessun cinese rimane intossicato come nel 1952. Perché?

Tutto merito di un altro elemento inquinante: i fertilizzanti. In Cina vengono usati in grande quantità. Se combinati con il traffico stradale alzano in modo sensibile il livello di ammoniaca nell’aria. Questa, a sua volta, interagisce con il processo descritto sopra e, di fatto, lo neutralizza. E così l’aria di Pechino e Shanghai, anche se inquinatissima, non è acida ma neutra. E per questo, anche se male, anche se a fatica, anche se non vedendo mai il sole, i cinesi se la cavano.

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