Buone notizie, la tristezza natalizia in realtà non esiste

Il Christmas Blues colpisce solo chi è già depresso. È una forma patologica, e non riguarda la psicologia sociale. Ostentare il Christmas blues è solo una forma di snobismo esistenziale

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24 Dicembre Dic 2016 0830 24 dicembre 2016 24 Dicembre 2016 - 08:30

A Natale c’è più depressione, ma forse siamo oltre il Christmas Blues, la depressione natalizia. Indifferenti a tutto, abituati alle disregole di un mondo caotico, ormai anche il rifiuto triste e stizzoso dell’obbligo della gioia programmata delle feste è diventato un anti-conformismo risaputo come le feste stesse. Intendiamoci: è sempre vero che a Natale, e durante le feste in generale, ci sia una depressione dell’umore. Però il fenomeno colpisce soprattutto chi è davvero clinicamente depresso. Quindi tranquillizziamoci: è soprattutto un problema dei pazienti della mente. Il tempo libero lascia la testa libera di concentrarsi purtroppo sui propri guai. La scienza ci dice che ogni giorno circa tremila pensieri negativi circolano nel nostro cervello, e la lontananza dal lavoro rende più difficile non farci caso a questo nugolo di malinconie che ci tormenta l’anima. C’entra anche il clima invernale, lo scomparire del sole dietro il cielo di marmo della stagione fredda. Eppure, ripetiamolo, si tratta soprattutto di un problema psichiatrico, non di psicologia di massa.

Tutti noi, invece, ci siamo un po’ abituati alla ricorrenza festiva, e quelli che stanno lì a farci sapere che a loro il Natale mette tristezza e che odiano sentirsi obbligati a festeggiare diradano anch’essi. Il cinismo facile di chi non ci tiene a festeggiare è diventato altrettanto risaputo quanto il consumismo di chi si precipita a festeggiare. Ci siamo lasciati alle spalle le polemiche contro il tradizionalismo delle feste e il consumismo della loro mutazione capitalista. Viviamo il Natale così come viene, senza pensarci troppo, forse stanchi ed esausti. Abbiamo perfino iniziato a dire di nuovo “Buon Natale” invece dell’anodino “Buone Feste” e non per un rigurgito cristiano, ma forse perché davvero il cristianesimo ce lo siamo messi alle spalle, e solo i terroristi ancora non l’hanno capito, e forse è questo secolarismo ormai così naturale che li fa impazzire, anche se ci chiamano “crociati”.

Abbiamo perfino iniziato a dire di nuovo “Buon Natale” invece dell’anodino “Buone Feste” e non per un rigurgito cristiano, ma forse perché davvero il cristianesimo ce lo siamo messi alle spalle, e solo i terroristi ancora non l’hanno capito

Invece chi soffre davvero di depressione si intristisce davvero di più a Natale. Gli americani lo chiamano Christmas Blues e anche noi ci chiediamo come mai la festa natalizia faccia così male all’umore. Gli psichiatri parlano di un vero e proprio disturbo affettivo stagionale. La sintomatologia depressiva ha inizio durante l’autunno, raggiunge il massimo dell’intensità durante il gelido inverno e si risolve, più o meno o anche del tutto, all’inizio della primavera. È una depressione un po’ strana. I depressi natalizi sono un po’ diversi da quelli che lo sono tutto l’anno. Questi ultimi dormono poco e mangiano ancor meno. I depressi del Natale invece dormono tanto e mangiano ancor di più. Insomma ingrassano. Sono anche irritabili e possono piangere frequentemente. Dormono tanto eppure sono sempre stanchi e assonnati, hanno difficoltà di concentrazione, mancano di energia.

Gli scienziati non si sono mai bene raccapezzati con questa forma particolare di depressione. Alcuni dicono che dipende dalla chimica. Accanto alla serotonina tipicamente sballata del depresso, al depresso natalizio sballa pure la melotonina, sostanza associata al sole, come sappiamo. Il doppio sballo, ridotta serotonina e aumentata melatonina, influenzerebbe i ritmi biologici del sonno e della fame, rendendo tutto più caotico. C’è anche una cura specifica per le tristezze natalizie: è la Light Therapy, o fototerapia, e non poteva essere altrimenti. Contro il buio dell’inverno, ci vuole la terapia della luce. Essa prevede l’esposizione quotidiana, durante i mesi della depressione invernale, ad una fonte luminosa artificiale d’intensità pari a 10.000 lux, prodotta con apposite lampade dotate di filtri per i raggi ultravioletti. Si tratta di un’intensità di luce circa 20 volte superiore all’intensità media della luce in una stanza. Basta una settimana. Una settimana di luce artificiale in cui si riceve un quantitativo uguale e quello di un’intera estate. E forse anche questo è u po’ triste, ma va bene così.

I depressi natalizi sono un po’ diversi da quelli che lo sono tutto l’anno. Questi ultimi dormono poco e mangiano ancor meno. I depressi del Natale invece dormono tanto e mangiano ancor di più.

A Natale si può diventare troppo consapevoli della propria solitudine, o al contrario della schiavitù dei legami familiari. Alcuni si deprimono perché il Natale è uno stimolo a rimuginare sull’inadeguatezza della propria vita, soprattutto in chi tende al vittimismo e all’autocommiserazione. Altri ancora diventano ansiosi e preoccupati a Natale a causa della pressione, sia commerciale che auto-indotta, verso gli acquisti con il rischio di spendere troppo per i regali e incorrere in debiti crescenti. E poi ci sono quelli che dicono di temere il Natale a causa dell’obbligo implicito di dover incontrare familiari, amici e conoscenti. Preferirebbero evitare e non frequentarli. Questi anti-conformisti dell’obbligo natalizio paiono in diminuzione, però. Infine, e questi sono tanti invece e aumentano sempre di più, molte persone si sentono sole a Natale perché hanno subito la perdita di persone care o dei loro posti di lavoro. E hanno ragione. Forse è soprattutto a questi ultimi che dovremmo essere più vicini. Buon Natale a tutti.

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