Elezioni Figc

Perché Abodi è l'uomo giusto per guidare la Federcalcio

In vista delle elezioni Figc del prossimo 6 marzo, il dimissionario capo della Lega di si candida contro Tavecchio. Manager di provata esperienza, in cadetteria ha dato vita a progetti per aumentare ricavi da sponsor e stadi facendo sistema: quello di cui ha bisogno tutto il nostro calcio

Abodi

legab.it

15 Febbraio Feb 2017 1320 15 febbraio 2017 15 Febbraio 2017 - 13:20

Andrea Abodi ha rotto gli indugi: sfiderà Carlo Tavecchio alle prossime elezioni per la presidenza della Figc, in programma il 6 marzo. Tavecchio, presidente uscente, si ricandiderà. Abodi è l'attuale capo della Lega di Serie B e, dopo aver provato a fare il salto a capo della Serie A nel 2013, oggi è pronto a fare quello che potremmo definire un doppio salto: dalla cadetteria alla guida di tutto il movimento nazionale.

Laureato in economia con specializzazione in marketing, Abodi ha intrapreso una lunga carriera come manager nell'ambito sportivo. Prima, come direttore marketing della sede italiana del Gruppo McCormack (organizzazione di grandi eventi e gestione talenti sportivi), quindi come responsabile per l'Italia di TWI, società del gruppo IMG specializzata nella commercializzazione di diritti multimediali di eventi sportivi. Dal 2002 al 2008 ha fatto parte del consiglio di amministrazione della Coni Servizi Spa ed è stato direttore generale dell'organizzazione della Coppa del mondo di Baseball a Pescara.

Nel pallone, il suo contributo più importante è stato quello legato alla Lega di Serie B, della quale ha assunto la presidenza a partire dalla sua nascita - arrivata dalla scissione della cadetteria dalla massima serie - avvenuta nel 2010. Ed è in questo contesto che Abodi ha potuto mettera al servizio di un campionato lungo e mediaticamente meno esposto della Serie A la sua esperienza. Facendo della B un grande laboratorio di idee, una sorta di "isola felice" del nostro pallone.

Nel pallone, il suo contributo più importante è stato quello legato alla Lega di Serie B, della quale ha assunto la presidenza a partire dalla sua nascita - arrivata dalla scissione della cadetteria dalla massima serie - avvenuta nel 2010. Ed è in questo contesto che Abodi ha potuto mettera al servizio di un campionato lungo e mediaticamente meno esposto della Serie A la sua esperienza. Facendo della B un grande laboratorio di idee, una sorta di "isola felice" del nostro pallone.

Fin dal suo arrivo, Abodi ha impostato il proprio lavoro su alcuni cardini. Primo fra tutti, la sostenibilità economica dell'intero sistema. Nel 2012/13, ad esempio, la Serie B aveva generato una perdita aggregata di 50 milioni, con il 60% dei bilanci delle squadre gravato dalle spese per gli ingaggi. Abodi ha così dato il via al progetto del salary cap, cioè il tetto di spesa per gli emolumenti: a partite dalla stagione 2013/14, i club hanno dovuto rispettare un massimale di 150mila euro di spese fisse e variabili (legati cioè ai bonus che di solito i club elargiscono ai giocatori, oltre allo stipendio fisso). Una politica che si è andata via via irrigdidendosi nel corso del tempo, incoraggiata dal monte emolumenti sceso del 13% alla fine di quella stagione: il rapporto tra valore di produzione ed emolumenti complessivi, che non doveva superare il 60% del fatturato, è stato abbassato al 55%.

Ma non è stata l'unica misura intrapresa a livello di sistema. Perché in B hanno sempre cercato di ragionare in mnaiera collettiva, come nel caso del marketing associativo. Il progetto si chiama “B Club” e funziona così. La Lega negozia contratti di sponsorizzazione con i cosiddetti partner istituzionali, ovvero brand che intendono investire in un torneo acquisendo il diritto di comparire come sponsor durante le gare. Si tratta quindi di centralizzazione di primari diritti e spazi promo-pubblicitari da parte della Lega, che poi provvederà a suddividere gli introiti con tutte le squadre partecipanti. La negoziazione è stat gestita da un advisor, Rcs Sport, con il quale la Lega ha stipulato un accordo di 4 anni capace di generare introiti totali per 24 milioni di euro.

E poi c'è la questione stadi, una di quelle voci che assieme al marketing ha bisogno di essere notevolmente sviluppata, nei bilanci del pallone italiano. Da qui è nato il progetto “B Futura”, premiato nel 2012 dall’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne come miglior progetto europeo legato alle infrastrutture. Si tratta una piattaforma che prevede lo sviluppo di un iter da seguire per le squadre che vogliono riammodernare o avere nuovi stadi, senza piste d’atletica e più adatti al calcio. Il tutto per avere più introiti e per riportare la gente allo stadio. In progetto ci sono già 6 impianti. A Cagliari si sta lavorando per aprire il cantiere, oltre a Pescara, Avellino, Crotone, Vicenza e Bassano del Grappa. Stadi nuovi, ma anche riqualificazioni importanti in programma: Spezia, Pisa, Spal, Perugia, Ascoli e Latina. Parliamo di strutture moderne: stadi coperti, ecocompatibili, tecnologici e senza barriere. Non è un caso che negli ultimi mesi, la Lega di B abbia chiuso importanti partnership con Leonardo-Finmeccanica (per la parte legata alla sicurezza) e con Officinae Verdi - società creata da Univcredit e Wwf - per la parte della sostenibilità energetica e ambientale.

Salary cap, marketing associativo, stadi nuovi "in provincia": un progetto a lungo termine, i cui effetti sono stati in parte positivi fin da subito. Come spiega l'ultimo Report Calcio stilato ogni anno dalla stessa Federcalcio, la Serie B ha visto una maggiore varietà nei ricavi delle proprie squadre: le entrate da stadio, sponsorizzazioni, diritti commerciali e media costituiscono al momento il 43% dei ricavi totali, contro il 26% della stagione precedente.

Salary cap, marketing associativo, stadi nuovi "in provincia": un progetto a lungo termine, i cui effetti sono stati in parte positivi fin da subito. Come spiega l'ultimo Report Calcio stilato ogni anno dalla stessa Federcalcio, la Serie B ha visto una maggiore varietà nei ricavi delle proprie squadre: le entrate da stadio, sponsorizzazioni, diritti commerciali e media costituiscono al momento il 43% dei ricavi totali, contro il 26% della stagione precedente. Gli altri dati positivi sono quelli legati al costo del personale, che nel 2015 ha costituito il 51% del valore della produzione (contro il 60% del 2012/13), così come è da registrare il calo dell'indebitamento netto complessivo, sceso da 465 a 296 milioni di euro, mentre resta positivo il patrimonio netto coplessivo (2,3 milioni di euro). A fare da contraltare ci sono però ancora i 90,8 milioni di euro di risultato netto negativo, ovvero il dato peggiore degli ultimi anni. Da una parte dunque c'è un conto economico che si appesantisce, dall'altra una situazione partimoniale e finanziaria più stabile: segno che c'è ancora da lavorare, ma che la strada intrapresa può essere considerata quantomeno incoraggiante. Lo stesso non si può dire della Serie A. Un dato su tutti: nel 2015 il livello di indebitamento del massimo campionato ha subito un'impennata del 100,4%. Ed è d'altronde lo stesso Report Calcio a sottolineare che "risulta ancora più urgente agire con vigore sulle leve della differenziazione delle entrate". Cioè, quello che ha fatto la Serie B con i progetti elencati.

E se la cadetteria ha dunque fatto sistema, non certo si può dire per la A. Tavecchio durante questa sua prima esperienza ha fallito la riforma dei campionati (la massima serie a 20 squadre non funziona, basta vedere la classifica già decisa a febbraio), ma ha lavorato per rafforzare il legame con un parnter commerciale importante come la Puma - si veda il caso della nomina a ct di Antonio Conte - e per dotare il movimento dei nuovi centri tecnici federali, anche se da buon uomo politico sa che questi ultimi sono serviti ad aumentare l'offerta di lavoro per gli allenatori. E la categoria, rappresentata da Renzo Ulivieri e rappresentativa del 10% del totale, potrebbe così appoggiarlo per la nuova tornata elettorale: da tempo si dice non a caso che saranno loro l'ago della bilancia. Ma non solo loro.

Al momento, se si considerano tutte le anime che compongono la Federcalcio, la battaglia sarà serrata. Il 2% costituito dagli arbitri potrebbe votare per Abodi, così come il 5% della "sua" Lega di B (nella quale Lotito cerca di erodere voti singoli per Tavecchio) e un importante 17% costituito dalla Lega Pro di Gravina, che a differenza del predecessore Macalli non appoggerà Tavecchio. Il sindacato calciatori, ovvero il 20% del totale, dovrebbe votare Abodi; mentre a Tavecchio andrebbe il compatto schieramento della lega una volta da lui presideduta, ovvero quella dei Dilettanti, che costituisce il 34%: è il 12% della A che costitusice il secondo ago della bilancia. Molto dipenderà da chi presiederà la Lega: Lotito, uomo di Tavecchio, spinge ancora per Beretta, dopo il veto a Veltroni: vedremo, si vota il 20 febbraio. Ma conterà anche il programma elettorale. Giancarlo Abete, nemico di Tavecchio e amico di Abodi, appoggerà il numero uno uscente della B con una proposta ad hoc di rating per i club di A: solidità economica della proprietà e strutture peseranno per l'ammissione al campionato. Chi non rispetta i parametri non gioca. Una bella novità, che di fatto segnerebbe la vera riforma dei campionati non portata a termine da Tavecchio. La Serie A avrebbe così la possibilità di intraprendere un vero, grande cambiamento. Ma avrà il coraggio di intraprenderla, votando Abodi?

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