Tassisti, vigili, autisti e ambulanti: ecco le Caste che paralizzano Roma

Tassisiti, dipendenti Atac e vigili sono ai vertici della piramide degli intoccabili di Roma. A tenere in scacco la cittadinanza sono le kaste degli iper-garantiti

Taxi Roma
23 Febbraio Feb 2017 0820 23 febbraio 2017 23 Febbraio 2017 - 08:20

C’è a Roma una piramide di intoccabili, e le ultime giornate hanno confermato chi ci sta in cima: i tassisti e gli ambulanti, seguiti a ruota dai dipendenti Atac che ieri non solo hanno bloccato la metro A, creato disagi sulle altre linee e dimezzato gli autobus ma fermato addirittura scale mobili, ascensori e montascale, massimalizzando i danni per anziani, turisti con valigia e disabili, in una giornata già orribile. Aggiungeremo l’episodio all’aneddotica della metropoli più anormale del mondo, dove a tenere in scacco la cittadinanza non sono le sacche dei poveracci senza garanzie ma le kaste degli iper-garantiti: quelli col posto pubblico tutelato da articolo 18, oppure con licenza a numero chiuso che protegge da ogni concorrenza presente e futura.

Dei tassisti e degli ambulanti sappiamo quasi tutto. Sono arrabbiati perché un emendamento (che ora il governo si è impegnato a cancellare) fissava una data certa per la revisione delle regole dei loro settori. Intollerabile. Non è che si contestano nuove regole: si contesta l’idea stessa che si possano fare nuove regole, e si fissi una scadenza precisa entro la quale metterci mano.

Il mondo di mezzo Atac segue la stessa filosofia. “Non rompetece le scatole”. Ha appena incassato (in dicembre) il corrispettivo del suo vigoroso appoggio alla sindaca, sotto forma di un accordo che cancella l’odioso obbligo di strisciare il badge a inizio turno. Quando fu introdotto, nel luglio 2015, l’idea di certificare l’orario di ingresso sembrò così scandalosa e intollerabile che la città fu paralizzata per settimane da uno sciopero bianco. Si appurarono responsabilità dirigenziali nel casino e nelle mancate sanzioni ai ribelli. Il sindaco chiese la testa di 10 dirigenti. Gli risposero che sì, era colpa loro, ma liquidarli sarebbe costato 2 milioni di euro e i soldi non c’erano. La cosa finì lì. Incassata l’abolizione del badge, ora c’è qualcos’altro da rivendicare. Non si capisce bene cosa, ma è immaginabile che l’avranno.

Al vertice della piramide degli intoccabili di Roma ci sono i tassisti e gli ambulanti, seguiti a ruota dai dipendenti Atac. Completa il poker la categoria dei vigli. Per loro sembra inalienabile il diritto di rifiutare le regole dall'alto a favore del "lavoramo quando ce pare e come ce pare"

Completa il poker la categoria dei vigili. Nel 2013, davanti alla loro totale ingovernabilità, Ignazio Marino pensò di dargli una regolata chiamando un carabiniere, Oreste Liporace, a capo del Corpo. Successe la rivoluzione. Sciopero bianco, al solito, e lettera di 23 comandanti su 27 (i quattro mancanti erano in ferie) che minacciava ricorsi e ostruzionismo. Furono accontentati. Liporace rinunciò all’incarico, si procedette a “soluzione interna” e avanti col solito tran tran compresi i certificati di malattia spediti in blocco a Capodanno, quando lavorare pesa e insomma: si avrà il diritto di festeggiare un po’ anche se si è di turno?

Al momento il mondo dei pizzardoni è silente. Gli è stato contestato un crollo degli accertamenti verticale: da 2 milioni e 538mila del 2015 al milione e 994mila del 2016. Altrove se ne sarebbero cercati i motivi nelle solite cose, l’assenteismo, gli scarsi controlli della dirigenza, l’eccesso di pause-bar, e si sarebbe provveduto. A Roma si è reagito aprendo un tavolo sui premi di produttività: più multe, più stipendi. Brillante soluzione, che scaricherà sui dannati del traffico capitolino i problemi di cassa del Campidoglio e il miglioramento dei bilanci domestici dei diretti interessati.

Che l’attuale sindaca, Virginia Raggi, non solo abbia accettato le regole degli Intoccabili ma si sia pubblicamente spesa in loro difesa, è normale. Quelle regole le accettano tutti. Questori, prefetti, medici legali, magistrati del Tar e del Consiglio di Stato, sindacalisti, ministri, non uno che rifiuti di indossare i guanti bianchi quando deve toccare i Bramini della città di Roma. All’ingenuo che chiede “ma il M5S non era contro tutte le Kaste?” si risponderà: tutte tranne queste quattro. Queste quattro hanno il diritto di rifiutare le “regole dall’alto” e di farsi le famose “regole dal basso”, cioè le loro: lavoramo quanno ce pare e come ce pare.

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