E adesso anche i Talebani si preoccupano per l’ambiente

Svolta green per il gruppo estremista afghano: il loro capo invita tutti a piantare più alberi, sia da frutto che non da frutto. Obiettivo? Contrastare l’impoverimento naturale del pianeta

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JAVED TANVEER / AFP

1 Marzo Mar 2017 1100 01 marzo 2017 1 Marzo 2017 - 11:00

Di fronte all’aridità della Terra, la risposta dei Talebani (quelli autentici) è duplice: da un lato la preghiera, dall’altro una maggiore cura del verde. Non è una battuta. Lo ha detto Haibatullah Akhundzada che, per chi non lo sapesse, è il nuovo leader dei Talebani afghani dal maggio 2016.

In un annuncio rivolto ai suoi combattenti e a tutta la popolazione civile dell’Afghanistan, ha ricordate che è loro compito “piantere alberi da frutto e non da frutto, sia per rendere più bella la Terra sia per dare beneficio alle creature di Allah Onnipotente”. Il jihad passa anche per il giardinaggio.

ADEK BERRY / AFP

A quanto pare i Talebani cominciano a preoccuparsi della saluta del pianeta. Non è una cosa folle: l’Afghanistan da anni si trova ad affrontare una seria minaccia di deforestazione, soprattutto a causa del traffico clandestino di legno. È normale che chi si considera il leader di un Paese (o meglio di una sua parte) senta anche questa responsabilità. I temi ambientali (tolto The Donald) interessano proprio a tutti.

La mossa ha spiazzato tutti, tranne i loro avversari, cioè il governo “regolare” guidato da Ashraf Ghani, che tramite il suo portavoce fa notare come quella di Akhudzada sia solo una mossa di propaganda, un tentativo di distrarre l’opinione pubblica e far dimenticare “tutti i crimini e tutte le atrocità” commesse dal gruppo. Può essere. Ma resta comunque una notizia: anche solo perché, a ben vedere, è anche un modo per convertire le loro coltivazioni di oppio.

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