Il business dei profughi

Crotone, il business della ‘ndrangheta sulla pelle dei migranti

Arrestati il governatore della Confraternita Misericordia e il parroco di Isola Capo Rizzuto. Il clan Arena sarebbe entrato nella gestione del Cara più grande d’Europa attraverso la Confraternita, che gestisce un business milionario, anche in un immobile confiscato

Migranti
15 Maggio Mag 2017 1246 15 maggio 2017 15 Maggio 2017 - 12:46

Isola Capo Rizzuto era diventata l’isola del tesoro per la Confraternita Misericordia. Un tesoro nascosto tutto nel Centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Crotone, il Cara più grande d’Europa. In grado di attirare milioni di euro di fondi Ue. E anche le attenzioni della ‘ndrangheta, che dal 2006 al 2015 solo con il business dei migranti a Crotone avrebbe incassato 36 milioni di euro.

Secondo l’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, la potente cosca Arena aveva ormai in mano la gestione dell’hub per l’accoglienza crotonese attraverso la testa di ponte della Confraternita Misericordia, che da dieci anni gestisce la struttura da 1.216 posti. L’ipotesi è che il clan si sia infiltrato nel settore aggiudicandosi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione, «affidati a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti». Tra le 68 persone finite agli arresti nell’operazione “Jonny”, ci sono Leonardo Sacco, presidente della sezione Calabria e Basilicata della Confraternita, e anche il parroco del paese, don Edoardo Scordio, storico fondatore della Misericordia, entrambi accusati di associazione mafiosa.

Sacco avrebbe stretto accordi con Scordio per accaparrarsi i subappalti del catering del centro. Chiesa e impresa andavano a braccetto nel nome dell’accoglienza dei migranti. «Cinquecento migranti dovevano pranzare, ma al campo arrivavano 250 pasti», ha spiegato procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri. «I restanti migranti o mangiavano la sera o addirittura non mangiavano. E tutto questo mentre il prete, Sacco e i loro amici si ingrassavano e compravano auto di lusso, appartamenti e barche».


Il business dei pasti

Il Centro di accoglienza e la Misericordia erano ormai «il bancomat della ‘ndrangheta». Già nel 2013 sulla struttura era stata aperta un’indagine proprio sui numeri dei pasti consegnati al centro di accoglienza. Dai registri veniva fuori che il Cara ospitava 1.600 persone, ma nei furgoni del catering c’erano meno della metà dei pasti. Dichiarando presenze maggiori – avevano ipotizzato gli inquirenti – nelle casse arrivavano maggiori profitti. E anche stavolta sarebbero stati i pasti il grimaldello per fare soldi. Secondo gli inquirenti, Sacco poteva contare sulla ditta “La Vecchia Locanda”, che fino al 2011 gestiva l’appalto della fornitura di pasti nel centro di accoglienza, salvo poi perderlo quando la prefettura ritirò il certificato antimafia per i contatti sospetti del presidente Antonio Poerio con la ’ndrangheta. La commessa poi era passata nelle mani della ditta del cugino di Poerio. Gli investigatori hanno calcolato un totale di 2,8 milioni distratti, con finalità che non avrebbero a che fare con l’accoglienza dei migranti.

Un business milionario, quello della Misericordia, che sul territorio dà lavoro a circa 280 persone. La Fraternita ha un bilancio da 17 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i ricavi della Miser.Icr, l’impresa sociale controllata al 100%, più che raddoppiati dal 2014 al 2015: da 800mila euro circa nel 2014 a oltre 2,2 milioni di euro nel 2015. E tutto “grazie” ai migranti stipati nel Cara.

Secondo gli investigatori, l'affare veniva però spartito tra diverse famigie mafiose della zona, tanto che il sospetto è che l’apertura del Cara undici anni fa abbia portato anche alla pax mafiosa tra chi prima non esitava a spararsi addosso.

Mr Misericordia: gli affari anche in un immobile confiscato

La struttura del Cara si trova proprio di fronte all’aeroporto di Crotone, che la stessa Misericordia ha contribuito a salvare erogando un contributo di circa 50mila euro, siedendo anche nel cda. Ma non è l’unica diversificazione negli investimenti, visto che la Misericordia nel 2014 ha acquisito anche la squadra di calcio del paese, la Polisportiva ICR, appena promossa in D, presieduta da Leonardo Sacco e gestita in passato dagli Arena. La Fraternita gestisce pure quattro progetti Sprar, una struttura per adulti e tre per minori non accompagnati. Oltre a un micronido, una materna, e scuole elementari e medie. E persino un centro per disabili, in un immobile confiscato guarda caso proprio al clan Arena.

A capo dell’impero c’è Leonardo Sacco, una figura in grado di tessere relazioni su diversi livelli, fino addirittura al Papa. Le indagini degli inquirenti su di lui sarebbero partite da una fotografia che lo ritrae al battesimo del figlio di un membro del clan Arena in veste di padrino. Non solo. Come aveva raccontato L’Espresso, Sacco comparirebbe anche in una riunione del clan Arena del 2005.

Ma il suo album fotografico con personalità di spicco è più che variegato. La sua faccia è ritratta in una fotografia con l’attuale ministro degli Esteri Angelino Alfano, che Sacco stesso ha postato sul suo profilo Facebook. Pochi mesi dopo quella foto, la Misericordia ha vinto con procedura negoziata l’appalto per il centro di accoglienza di Lampedusa. E a gestirlo era stato chiamato Lorenzo Montana, cognato di Alessandro Alfano, fratello di Angelino, che si dimise poco dopo a seguito delle polemiche. Non solo. Sacco si è fatto fotografare con Matteo Salvini, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e persino con il Pontefice. Le conoscenze di Mr Misericordia non avevano colore politico.

Potrebbe interessarti anche