Professione badante: tante, straniere, e (ancora) misconosciute

Mentre in Emilia Romagna parte il "bonus badante" una ricerca conferma l'importanza della "care economy "e della assistenza agli anziani

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17 Maggio Mag 2017 1029 17 maggio 2017 17 Maggio 2017 - 10:29

Sono 37 le nazioni da cui provengono le lavoratrici di cura in Italia, con in testa la Romania (23,6%) e l’Ucraina (22,1%).“Badante”: una parola spesso considerata con un’accezione svilente che trascura le molteplici competenze delle lavoratrici nello svolgere il lavoro di cura.
Andando a fondo sulla valenza semantica di questa parola risulta però che solo una bassa percentuale delle lavoratrici la considera offensiva. Come del resto, una percentuale piuttosto alta di lavoratrici sostiene di essere aiutata dalla famiglia datoriale con cui ha buoni rapporti, mentre solo una bassa percentuale dichiara la bassa qualità dei rapporti con la persona assistita.
Questi e molti altri dati risultano da focus group effettuati da ricercatori in un volume, promosso da ACLI Colf, Viaggio nel lavoro di cura. chi sono, cosa fanno e come vivono le badanti che lavorano nelle famiglie italiane (Ediesse, 2016), che ha come filo conduttore la forte connotazione di genere che il lavoro di cura presenta in Italia a conferma della lenta affermazione di politiche di welfare consolidate. Sono state condotte interviste a 867 lavoratrici residenti in 177 comuni italiani. Dati che mettono in luce come una riduzione della conflittualità tra lavoratrici e famiglie datoriali sia proporzionale all’aumento della regolarizzazione della professione e a una maggiore consapevolezza di riconoscerla a pieno titolo.

Dapprima lo conferma la convenzione ILO n. 189 del 2011, poi la risoluzione votata dal Parlamento europeo nel 2016, per conferire un riconoscimento professionale a questa figura sempre più imprescindibile nel nostro Paese. Un tipo di lavoro, dunque, che deve essere rappresentato nelle legislazioni nazionali in materia di sanità, di lavoro e assistenza sociale.
E nel mese di maggio, la Regione Lombardia si appresta ad erogare le carte elettroniche, tra cui il cosiddetto bonus badante, per tutte quelle famiglie che necessitano di assistenza agli anziani. Alcuni passi in avanti che contribuiscono a riconoscere e soprattutto a prendere consapevolezza del valore di questa professione. Una necessità di riconoscimento che deriva proprio dal basso, dalle stesse lavoratrici.
Nel volume sono stati organizzati gruppi di discussione con un campione di lavoratrici provenienti da 14 Paesi differenti per individuare il profilo delle lavoratrici.
Le lavoratrici di cura under 35 risultano essere le più indecise (41,3%). Dapprima come unica disponibilità d’impiego, o almeno percepita così dalle più giovani, con l’avanzare dell’età (over 55) il 38% dichiara di voler continuare a fare la badante. Non è un caso che tra le over 55 prevale l’idea (38%) di voler continuare a fare la badante ancora qualche anno. Le donne comprese nella fascia d’età 45-54 anni (26,7%) dichiarano di voler continuare a lavorare come badante per altri anni.

Spesso considerata un’occupazione temporanea e usurante, soprattutto per una donna immigrata che deve fare i conti con le esigenze della famiglia d’origine, quello della badante è un lavoro dai contorni sfumati e da aspetti non trascurabili - immigrazione, brain waste, diritti e salari - anche a livello transnazionale e internazionale (come dimostra il progetto europeo in corso DomEqual, sulle condizioni delle lavoratrici domestiche in 9 Paesi europei. Dati empirici e spunti di ricerca validi per riconsiderare le condizioni di precarietà delle lavoratrici di cura, a partire in primo luogo dal bisogno reale per questo tipo di figura presente nel nostro Paese.

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