Colloquio con il Commissario Ue Dimitris Avramopoulos

Migranti, più soldi all’Italia, multe per chi non accoglie

La Commissione Ue annuncia lo stanziamento di 58,21 milioni di fondi extra per la gestione dei flussi migratori in Italia. E dà l’ultimo avvertimento ai Paesi che rifiutano il ricollocamento: “L’avvio delle procedure di infrazione è un’opzione concreta”

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Dimitris Avramopoulos (ATTILA KISBENEDEK/AFP)

8 Giugno Giu 2017 1129 08 giugno 2017 8 Giugno 2017 - 11:29

BRUXELLES - «La gestione della crisi migratoria mette a rischio l’intero progetto europeo più della crisi economica, perché ha a che fare con i valori fondanti dell’unione». Il Commissario europeo per le migrazioni Dimitris Avramopoulos promette «una linea dura e chiara» sul fronte immigrazione. Per prima cosa annuncia lo stanziamento di 58,21 milioni di euro di fondi extra d’emergenza destinati all’Italia per l’accoglienza, la sistemazione e la gestione delle procedure legali dei migranti in arrivo. «L’Italia non è sola», ripete. E poi promette il pugno duro con i Paesi che rifiutano il ricollocamento dei migranti arrivati sulle coste italiane e greche. In due anni solo quattro minori non accompagnati sono stati ricollocati dall’Italia. «Siamo all’ultimo miglio prima di passare all’azione», dice Avramopoulos. L’avvio delle procedure di infrazione «ormai è un’opzione concreta. Questo è l’ultimo avvertimento». E i destinatari sono «i Paesi del gruppo di Visegràd, supportati dall’Austria».

Per il periodo 2014-2020 la Commissione europea ha stanziato 592 milioni di euro per la gestione dei flussi migratori in Italia. «Una cifra ancora troppo bassa», ammette Avramopoulos. Affiancata in questi anni da fondi extra d’emergenza, che con i 58,21 milioni appena stanziati, arrivano a 146 milioni di euro in più. «Stiamo fornendo un aiuto all’Italia per stabilire un sistema efficiente nelle procedure di identificazione. La situazione ora è migliorata rispetto a due anni fa, ma si può fare ancora molto per velocizzare le pratiche».

E l’Italia, dice il Commissario, ha un ruolo centrale nella risoluzione della crisi libica. «La stabilizzazione della Libia è il fattore chiave nella gestione dei flussi migratori. Stiamo supportando la guarda costiera libica per salvare le vite in mare, ma stiamo anche lavorando alla stabilizzazione del Paese. Vogliamo l’unità della Libia, facendo sedere allo stesso tavolo al-Sarraj e Haftar».

Ma è sul fronte dei ricollocamenti che la Commissione Ue si muoverà nelle prossime settimane. Nella dodicesima relazione sui ricollocamenti diffusa a metà maggio era scritto nero su bianco: gli Stati che non hanno ancora accolto o che sono inattivi da quasi un anno devono iniziare i trasferimenti entro il prossimo mese. Se non lo faranno, si aprirà la discussione per avviare le procedure di infrazione.

Siamo all’ultimo miglio prima di passare all’azione contro i Paesi che rifiutano il ricollocamento. L’avvio delle procedure di infrazione ormai è un’opzione concreta. Questo è l’ultimo avvertimento

Dimitris Avramopulos, Commissario europeo per le migrazioni

L’accordo di settembre 2015 firmato dagli Stati membri per ricollocare 160mila migranti «è una storia di insuccesso», ammette Avramopoulos. «Alcuni Stati sono tornati sui propri passi. Ma la Commissione ha una posizione ferma per far sì che ci sia una condivisione delle responsabilità e della solidarietà. In questi mesi abbiamo provato a convincere i Paesi del blocco di Visegràd a cambiare posizione, ma il loro punto di vista si è solo rafforzato. Questo è l’ultimo avviso prima di passare all’azione. Non sono felice di farlo. Ma è una questione politica, morale e giuridica».

Gli ultimi dati dicono che dalla Grecia sono state ricollocate solo 12.700 persone in due anni, e altrettante si sono registrate per farlo. I ricollocamenti dall’Italia sono stati quasi 7mila, di cui mille solo nel mese di maggio. E circa 4mila persone, di cui mille eritrei, sono pronte per lasciare il nostro Paese. Anche se, dicono dalla Commissione, se in italia si facesse maggiore informazione con i migranti, i numeri dei candidati al ricollocamento potrebbero essere più alti. Nel 2015 si era stimata la redistribuzione di 160mila migranti tra gli Stati membri. Ma dopo l’accordo tra l’Europa e la Turchia, gli arrivi in Grecia sono diminuiti del 97 per cento. E la stima è scesa intorno ai 100mila. Eppure anche la cifra ridimensionata, con i numeri attuali, sembra ormai una chimera.

A settembre 2017 il programma di ricollocamento terminerà. La sfida successiva sarà creare un sistema automatico di ricollocamento, eliminando il criterio dell’obbligo della richiesta di asilo nel primo Paese di approdo. Il regolamento di Dublino, di cui il Parlamento sta discutendo a fatica la riforma, «è praticamente morto, ma ancora legalmente vivo», dice il Commissario. «È giunto il momento per gli Stati membri di mostrare il loro impegno per modificarlo».

«Non sono così ottimista», ammette Avramopoulos. «Alcuni Paesi pensano che essere antagonisti all’Ue possa aiutarli nel loro Paese. I populismi si alimentano con la paura dei migranti e la xenofobia, fornendo soluzioni semplici per problemi complessi».

I dati dei ricollocamenti aggiornati all’11 maggio 2017

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