Terremoto

Ischia, sei comuni e neanche un piano regolatore generale

L‘isola è l’emblema del campanilismo all’italiana. Non esiste un piano generale di programmazione dello sviluppo del territorio. E il referendum per il comune unico è andato deserto. Così Ischia è diventata la capitale dell’abusivismo

Ischia

Ischia (Eliano IMPERATO/AFP)

23 Agosto Ago 2017 0830 23 agosto 2017 23 Agosto 2017 - 08:30

Sei comuni e un’unica isola di 46 chilometri quadri. Con sei sindaci, sei consigli comunali, sei giunte e sei diversi piani regolatori. Se Ischia, sconvolta da un terremoto di magnitudo 4.0, è diventata – come ha denunciato Legambiente – la «capitale dell’abusivismo e del rischio», lo si deve anche a uno sviluppo urbanistico frammentato e confuso, in assenza di regole generali che valgano per tutti, da una costa all’altra, dal livello del mare ai 788 metri del monte Epomeo. Il nuovo e vecchio abusivismo, spiegano da Legambiente, «da decenni sopravvive alle demolizioni, quello delle seconde case in riva al mare che godono delle particolari attenzioni dei politici, locali e nazionali, sempre attenti a impedire che arrivino le ruspe». Le case colpite da ordine di demolizione sono 600, ma nessuno lo fa. Così, nella classifica di Legambiente sugli ecomostri, villette e palazzine dell’isola costruite senza regole e con materiali scadenti si sono guadagnate il quarto posto.

Eppure tutti lo sanno che qui la terra trema eccome. I vecchi dicono ancora che è successa “una casamicciola” per indicare il finimondo, ricordando il terremoto del 28 luglio del 1883, quello da cui si salvò un 17enne Benedetto Croce, ma che fece oltre duemila morti. Nessuno, su questo fazzoletto di terra in mezzo al mare largo appena dieci chilometri, si è mai messo d’accordo per un piano regolatore intercomunale. Barano, Casamicciola, Forio, Ischia, Lacco Ameno, Serra Fontana: i sei comuni si dividono una popolazione di poco più di 64mila abitanti. Dai quasi 19mila di Ischia ai 3mila di Serra Fontana. E guai a parlare di riunificazione. Ischia è l’emblema del campanilismo all’italiana. Sei comuni uniti dall’odio, con sei dialetti diversi. Anzi sette, perché pure Panza, frazione di Forio, ha il suo.

Una delle poche volte in cui i sindaci si videro insieme fu nel 2009, quando si riuscì a portare a termine la prima delle 600 demolizioni ordinate dalla Procura di Napoli. Un soppalco di cemento e mattoni nel comune di Barano. Il giorno dopo tutti i primi cittadini dell’isola più quello di Procida si riunirono nella sede del comune di Casamicciola minacciando le dimissioni e chiedendo l’applicazione del condono edilizio del 2003 anche a Ischia. L’anno dopo arrivarono anche i cortei in strada contro l’abbattimento delle prime case, persino in piena stagione turistica. E subito dopo la scossa di terremoto del 21 agosto, tutti hanno precisato subito che non c’è un collegamento tra crolli e abusivismo. Uniti nel cemento, divisi sul resto.

Barano, Casamicciola, Forio, Ischia, Lacco Ameno, Serra Fontana: i sei comuni si dividono una popolazione di poco più di 64mila abitanti. Eppure i vecchi dicono ancora che è successa “una casamicciola” per indicare il finimondo

Il referendum consultivo sull’istituzione del comune unico nel 2011 risultò nullo per il mancato raggiungimento del quorum. Andò a votare solo il 28,48% degli aventi diritto. Tra le poche schede prevalse il sì, ma poi ognuno tornò a eleggere il suo sindaco. Su Facebook sono nati gruppi a favore dell’unione isolana e altri contrari. Ci sono diverse associazioni che si battono per una programmazione seria del territorio. Nel 2014 il consiglio regionale ha dato il lasciapassare per lo svolgimento di una nuova consultazione popolare, ma la giunta ha bloccato tutto. E proprio a giugno, con l’estate alle porte, la questione del comune unico è tornata sul tavolo del consiglio regionale campano. Il calcolo è che con un sindaco unico si risparmierebbero pure 1,8 milioni di euro l’anno.

Ma il fronte del no sull’isola sembra essere ancora il più forte. La riunificazione sotto una sola entità amministrativa riuscì solo durante la dittatura fascista. Dal 1952 l’isola è spacchettata nei sei municipi. Un piano paesaggistico contro l’edilizia selvaggia era stato redatto nel secondo dopoguerra, ma non venne mai preso in considerazione. Così ville, alberghi e negozi hanno via via popolato l’isola senza seguire mai una programmazione di sviluppo unitaria. La mancanza di una seria pianificazione territoriale, spiega lo storico ischitano Giuseppe Mazzella, ha lasciato così spazio all’abusivismo, sia quello di chi voleva farci i soldi, sia quello di chi voleva costruire una casa per sé e per i propri figli. Ognuno ha fatto per sé, mentre piovevano i soldi della Cassa per il Mezzogiorno. E con la complicità dei condoni edilizi approvati a Roma (l’ultimo dei quali però, quello del 2003, non applicabile a Ischia), si è arrivati a oltre 27mila domande di sanatoria. Persino il Movimento cinque stelle, con Luigi Di Maio in prima linea, durante un forum a Ischia del 2013 presentò un disegno di legge di condono, cambiandogli il nome in “ravvedimento operoso del trasgressore”.

Ville, alberghi e negozi hanno via via popolato l’isola senza seguire mai una programmazione di sviluppo unitaria. Ognuno ha fatto per sé, mentre piovevano i soldi della Cassa per il Mezzogiorno. E con la complicità dei condoni edilizi approvati a Roma

Nel 1995 l’allora ministro per i Beni culturali Antonio Paolucci, scavalcando l’inadempiente regione Campania, varò il Piano urbanistico territoriale (Put) ponendo solo nuovi vincoli, ma senza programmare alcuno sviluppo per un’isola così piccola che campa quasi solo di turismo. Le proposte di un intervento strutturale ci sono state, ma non sono state mai realizzate. E nel tempo si è preferito mettere delle pezze alle ville sui costoni e agli alberghi a picco sul mare. Senza risolvere questioni ormai decennali come quella del complesso Pio Monte della Misericordia di Casamicciola, la “Bagnoli di Ischia”, primo esempio di termalismo sociale in Europa, abbandonato ormai da metà degli anni Settanta e ridotto a un rudere colmo di spazzatura.

Come racconta Gianni Mura nel romanzo Ischia, negli anni ognuno sull’isola ha fatto un po’ come gli pare. Con o senza piani regolatori. Con le case troppo vicine al mare, nelle aree protette e sulla roccia. Circa il 20% degli edifici illegali campani si trova a Ischia. La scorsa estate si è arrivati a 2,3 milioni di visitatori. Inclusa la cancelliera tedesca Angela Merkel, che non manca mai all’appuntamento di Pasqua con le vacanze ischitane. Ma anche tanti turisti mordi e fuggi.

Il cemento a Ischia, compreso quello di scarsa qualità, si è fatto strada senza regole. Dagli anni Cinquanta a oggi la presenza di edifici è quintuplicata. A Forio, pure la stazione dei Carabinieri è stata trasferita perché l’edificio non era idoneo. E per costruire una caserma della Forestale da 200 posti letto per una stazione che conta una decina di uomini, hanno abbattuto decine di pini nel bosco della Maddalena a Casamicciola Terme, in un’area sottoposta a vincolo. Tant’è che la procura di Napoli ci ha aperto pure un’inchiesta. Così, senza regole comuni, mentre ognuno parla il suo dialetto, l’isola verde di Ischia ha avuto di nuovo la sua “casamicciola”.

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