La bufala di Lampedusa invasa dai migranti? L’ennesimo disastro di una politica cialtrona

In quarantott’ore il neo sindaco dell’isola si rimangia l’allarme: tutto tranquillo. Ma è solo l’ultima delle balle sparate da uomini delle istituzioni per guadagnare consenso. Risultato? Oggi gli italiani non hanno una percezione reale del fenomeno migratorio. Ed è un danno che pagheremo caro

Migranti a Lampedusa

Alberto PIZZOLI / AFP

ALBERTO PIZZOLI / AFP

18 Settembre Set 2017 0830 18 settembre 2017 18 Settembre 2017 - 08:30

Contrordine, compagni. Lampedusa non è più un bivacco di manipoli di immigrati. «La situazione è tornata alla normalità». Il bizzarro sindaco dell'isola Totò Martello si è rimangiato in quarantott'ore la dichiarazione - «cacciate quegli stranieri, vagabondano, si ubriacano, molestano le donne, fanno pipì in giro, fanno scappare i turisti» - con cui aveva cancellato l'intero racconto dei lampedusani accoglienti, generosi, eroici, infaticabili volontari sulla prima linea delle tragedie del Mediterraneo. Dopo due giorni di polemiche Martello ha dichiarato chiuso il caso e ritirato l'istanza al Viminale per l'eliminazione dell'hotspot, che attualmente ospita 180 persone. Non c'è più bisogno, dice. Tutto sotto controllo. «Purtroppo a volte nel nostro Paese è necessario alzare la voce per ottenere il rispetto delle regole».

Poiché il sindaco è lui, ed è lui che comanda i vigili e gestisce i rapporti istituzionali con i gestori del centro di accoglienza, non si capisce bene questa “voce alzata” a chi fosse necessaria (se lo diceva allo specchio?), e però va così. Un po' sindaco un po' capo dell'opposizione. Un po' leader di una lista civica di ispirazione di sinistra, un po' Gasparri (che infatti si è complimentato per l'alzata di scudi).

Non sappiamo che cosa passi per la testa a questi sindaci che dimenticano di essere stati eletti per risolvere problemi e non per denunciarli (o addirittura crearli, come in molti Comuni del Nord). Di sicuro, si abbeverano a un mainstream politico molto specifico che vede la politica italiana in testa nelle attività sobillatorie della pubblica opinione in ordine a tutto ciò che ruota intorno ai temi dell'immigrazione. Durante le ultime elezioni europee, il network Enar svolse un'inchiesta sugli status discriminatori o addirittura “d'odio” verso migranti, richiedenti asilo, musulmani. I risultati furono piuttosto stupefacenti. L'Italia non solo risultò prima in classifica ma evidenziò una caratteristica molto specifica: a differenza del resto d'Europa, frasi, post e video che suggerivano ostilità e rancore non provenivano da ignoti “fomentatori” ma da affermazioni di candidati o da loro interventi televisivi.

Questa classe dirigente bambina è al lavoro da anni e con le sue iperboli e i suoi punti esclamativi ha fatto danni ingentissimi. Gli italiani hanno perso ogni percezione reale sul tema dell'immigrazione. Come dimostra una memorabile ricerca dell'Ipsos Mori inglese, credono di essere militarmente occupati dagli stranieri (il 30 per cento della popolazione: in realtà è solo l'8) e circondati da musulmani (il 20 per cento: in realtà sono il 4)

L'estremismo, che una volta era giudicato “malattia infantile” dell'impegno nei partiti, roba da adolescenti, sembra diventato tratto distintivo di larghe aree della politica e persino del potere “adulto”, in modo piuttosto trasversale. E con un po' di senso critico ci sarebbe da ridere su questi quarantenni o cinquantenni panciuti, spesso arrivati al top delle loro carriere – sindaci, appunto, o parlamentari, o assessori – che si esprimono nel linguaggio e nei toni che altre generazioni associavano ai volantini delle assemblee studentesche: la misura è colma! La situazione è insostenibile! Alzate la voce! Non è più tollerabile!

Questa classe dirigente bambina è al lavoro da anni e con le sue iperboli e i suoi punti esclamativi ha fatto danni ingentissimi. Gli italiani hanno perso ogni percezione reale sul tema dell'immigrazione. Come dimostra una memorabile ricerca dell'Ipsos Mori inglese, credono di essere militarmente occupati dagli stranieri (il 30 per cento della popolazione: in realtà è solo l'8) e circondati da musulmani (il 20 per cento: in realtà sono il 4). Non c'è da meravigliarsi che gli allarmismi trovino terreno fertile e che il circolo vizioso della paura si autoalimenti generando insicurezza e infelicità a prescindere dalla realtà.

Lampedusa è un luogo-simbolo anche in questo contesto. L'isola ha vissuto mesi in cui gli sbarchi di richiedenti asilo si susseguivano al ritmo di 300, 500 al giorno. Ad aprile, in una sola notte, ne arrivarono 851 da quattro pescherecci arruginiti. Oggi nell'hotspot ci sono meno di 200 persone, la società che gestisce il locale aeroporto sbandiera con orgoglio un incremento del 40 per cento dei visitatori in transito, eppure si grida all'emergenza e si paventa la fuga dei turisti. “Non è la storia, è come la racconti” dice un famoso aforisma per scrittori e magari dobbiamo abituarci a una politica che funziona così, con le regole della letteratura e del racconto d'invenzione più che con quelle dei numeri e dei fatti. Dubitiamo che funzioni, ma fate voi.

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