Ahmed, Anis, Khaled: il mistero dei terroristi passati dall’Italia

Il killer di Marsiglia abitava ad Aprilia, e da lì è passato anche il tunisino che a dicembre ha ucciso 12 persone a Berlino. Adesso un'interpellanza rivela: anche il terrorista di Charleroi è passato dal nostro Paese, dopo essere sbarcato in Sardegna. L'Italia è diventata un crocevia dell'Isis?

Milano Carabinieri
3 Ottobre Ott 2017 1100 03 ottobre 2017 3 Ottobre 2017 - 11:00

Khaled Babouri ha colpito in Belgio il 6 agosto di un anno fa, attaccando due poliziotte con un machete. Anis Amri invece ha scelto la Germania. Alla guida di un tir, lo scorso dicembre è piombato sulla folla tra i mercatini di Natale di Berlino, uccidendo dodici persone. Ahmed Hanachi è solo l’ultimo della lista. Domenica scorsa ha accoltellato due ragazze a Marsiglia, in Francia. Un algerino e due tunisini uniti da un inquietante passato. Tutti e tre i terroristi sono passati dall’Italia. Hanno vissuto per qualche tempo nel nostro Paese e, forse, qui avevano una rete di contatti.

Hanachi abitava in Italia almeno fino a tre anni fa. Tunisino, nato a Biserta, era arrivato nel nostro Paese nel 2006 e si era trasferito ad Aprilia, piccolo centro dell’agro pontino in provincia di Latina. A pochi chilometri da Roma. Qualche lavoretto saltuario, due arresti per spaccio e furto. Poi la conversione al terrorismo, il trasferimento in Francia e di lui si sono perse le tracce. Almeno fino a domenica scorsa, quando ha accoltellato a morte due donne alla stazione di Saint-Charles di Marsiglia.

Adesso l’attenzione dell’intelligence italiana si concentra su Aprilia. Forse non è un caso se negli ultimi tempi il Viminale ha espulso quattro tunisini residenti proprio in questa zona. Tutti sospettati di essersi radicalizzati. Le coincidenze diventano dubbi. Dall’area di Aprilia è passato anche Anis Amri, il 24enne tunisino che lo scorso Natale ha ucciso 12 persone a Berlino, dopo aver lanciato a tutta velocità il suo tir sulla folla. Il terrorista avrebbe trascorso un breve periodo nelle campagne vicino Campoverde, sempre in provincia di Latina. Ospite di un amico nel luglio di due anni fa, dopo una prima esperienza in carcere. Un caso, forse. Ma sufficiente per far sospettare che in passato, da queste parti, fosse stata creata una centrale logistica legata al terrorismo islamico. Anche nella vicenda di Amri il legame con l’Italia è piuttosto evidente. Dopo essere arrivato a Lampedusa, il tunisino si è fermato per diverso tempo nel nostro Paese. Ed è sul nostro territorio nazionale che ha cercato rifugio dopo l’attentato in Germania. Nelle ore successive alla strage il terrorista arriva a Torino, poi si sposta verso Milano. E nei pressi della stazione di Sesto San Giovanni viene ucciso dopo un conflitto a fuoco con due poliziotti, il 22 dicembre scorso.

Khaled Babouri ha colpito in Belgio il 6 agosto di un anno fa. Anis Amri invece ha scelto la Germania. Alla guida di un tir, lo scorso dicembre è piombato sulla folla tra i mercatini di Natale di Berlino, uccidendo dodici persone. Ahmed Hanachi è solo l’ultimo della lista. Domenica scorsa ha accoltellato due ragazze a Marsiglia, in Francia. Tre terroristi uniti da un inquietante passato: tutti sono passati dall’Italia

L’Italia si scopre crocevia di terroristi islamici? Senza arrivare a facili conclusioni, gli indizi aumentano. Alcune settimane fa è arrivata in Parlamento una notizia passata stranamente sottotraccia. In un’informata interpellanza depositata a Montecitorio, il deputato sardo Mauro Pili ha rivelato alcuni dettagli inquietanti. Dal nostro Paese, racconta, sarebbe passato anche un altro terrorista. Si tratta di Khaled Babouri, l’algerino che il 6 agosto 2006 ha ferito due poliziotte a Cherleroi, in Belgio, prima di essere ucciso. Altro attacco rivendicato dall’Isis. Pili cita informazioni riservate, che ancora oggi conferma. E, nel testo, racconta che il terrorista nordafricano sarebbe arrivato in Italia seguendo la rotta Algeria-Sulcis. “Una delle porte d’ingresso per i terroristi in Europa”. Il deputato ripercorre lo sbarco di Babouri in Sardegna, a Porto Pino, direttamente dal Nord Africa. Identificato e portato al centro di primo soccorso e accoglienza di Elmas, il giovane sarebbe stato in seguito espulso. Con l’obbligo di lasciare il territorio nazionale entro 15 giorni. Dopo aver attraversato l’Italia, anche lui avrebbe raggiunto il Nord Europa per poi radicalizzarsi in Belgio. Le conclusioni di Pili lasciano poco spazio all’ottimismo. “Tutto questo – si legge nel documento depositato alla Camera - dimostra che l’Europa, anche attraverso la Sardegna, è un luogo in cui i terroristi possono facilmente entrare e uscire. Si tratta di terroristi che, espulsi da una parte, rientrano dall'altra”. Non di rado, passando dal nostro Paese.

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