Parenti serpenti, alleanze improvvisate sull’orlo di una crisi di nervi

Ci sono liste che uniscono europeisti e antieuropeisti, radicali e democristiani. Nel centrodestra convivono Salvini ed ex sostenitori dei governi Renzi e Gentiloni. LeU è divisa sull’accordo con il Pd alle regionali. Ma dopo le elezioni le incoerenze di oggi diventeranno inevitabili divisioni

Berlusconi Salvini Linkiesta
12 Gennaio Gen 2018 0755 12 gennaio 2018 12 Gennaio 2018 - 07:55

Coalizioni costruite sul nulla. Alleanze siglate tra partiti che, nel migliore dei casi, hanno una visione distante su tutto, o quasi. Radicali e democristiani, europeisti e antieuropeisti: liste elettorali improvvisate che costringono alla coabitazione programmi incompatibili. Se la situazione politica attuale desta qualche dubbio, è chiaro che i veri problemi arriveranno dopo le elezioni. Quando le incoerenze di oggi diventeranno il presupposto di inevitabili divisioni.

Il centrodestra rappresenta un caso esemplare. Nella grande coalizione guidata da Silvio Berlusconi e Matteo Salvini trovano posto esponenti del partito Popolare europeo e teorici dell’uscita dalla moneta unica. Populisti e non. C’è chi siede all’opposizione da cinque anni e chi fino a ieri ha sostenuto tutti i governi della legislatura. Mettere insieme visioni ed esperienze tanto lontane non è facile. Lo scontro sulla composizione delle liste sarà il primo banco di prova. La spartizione dei collegi sicuri tra le quattro anime dell’alleanza rischia di riaprire presto le tensioni tra Forza Italia e Lega, già in aperta competizione per conquistare la guida della coalizione. Intanto ci si divide sulle promesse elettorali. Ieri a Montecitorio il gruppo di lavoro del centrodestra ha elaborato un decalogo programmatico, che nei prossimi giorni sarà presentato a tutti i leader. Sui temi principali sono tutti d’accordo. Eppure già da settimane sono emerse con evidenza le prime incompatibilità.

Coalizioni costruite sul nulla. Alleanze siglate tra partiti che, nel migliore dei casi, hanno una visione distante su tutto, o quasi. Radicali e democristiani, europeisti e antieuropeisti. Se la situazione politica attuale desta qualche dubbio, è chiaro che i veri problemi arriveranno dopo le elezioni. Quando le incoerenze di oggi diventeranno il presupposto di inevitabili divisioni

Come si potrà trovare una sintesi sull’euro? Solo due giorni fa il leader leghista Matteo Salvini ha assicurato che, in caso di vittoria, saranno abolite le norme sull’obbligo vaccinale. Ipotesi immediatamente respinta non tanto dagli avversari, ma dagli stessi alleati di Forza Italia (che non a caso pochi mesi fa hanno approvato quel provvedimento in Parlamento). E ancora: la legge Fornero va abolita del tutto o solo modificata? La flat tax è realizzabile o meno? In testa secondo tutti i sondaggi, il centrodestra ha buone probabilità di tornare al governo. Il dubbio semmai riguarda la fase successiva: quanto potrà rimanere unita una aggregazione così eterogenea? Per raccontare le divisioni interne basta ricordare i recenti veti presentati dagli alleati. Il leader leghista insiste perché non sia candidato all’uninominale l’ex esponente del Carroccio Flavio Tosi, oggi in Noi con l’Italia. Ma anche all’interno di Fratelli d’Italia in molti hanno chiesto un passo indietro di quei candidati moderati che in questi anni si sono compromessi con gli ultimi governi di centrosinistra. Zanetti e Lupi su tutti.

Storie diverse, eppure costretti a correre uniti. Il problema è bipartisan, il centrodestra non fa eccezione. Entro due settimane si dovranno presentare le liste, ad esempio, e ancora non si conosce il perimetro del centrosinistra. Il Partito democratico ha stretto un’intesa con la lista Insieme e i centristi di Civica Popolare. Ma ancora non è stato annunciato l’accordo con i Radicali di +Europa. L’alleanza è stata annunciata, poi smentita, al momento resta avvolta nel mistero. In queste ore si attende la decisione di Emma Bonino, segno che il dialogo è costruito su basi tutt’altro che solide. Intanto la legge elettorale è riuscita in un miracolo inatteso: accantonate le divergenze, partiti antitetici hanno deciso di unire le forze. Spesso costretti a collaborare per superare lo sbarramento del tre per cento. In alcuni casi il risultato è piuttosto curioso. Nella citata +Europa convivono, ad esempio, le istanze radicali di Emma Bonino e la visione cattolica del Centro Democratico di Bruno Tabacci. Un’alleanza imposta dalla necessità - per presentarsi da soli i radicali avrebbero dovuto raccogliere troppe firme - che accomuna visioni politiche fino a ieri all’opposto. Il diavolo e l’acqua santa.

Solo due giorni fa il leader leghista Matteo Salvini ha assicurato che, in caso di vittoria, saranno abolite le norme sull’obbligo vaccinale. Ipotesi immediatamente respinta non tanto dagli avversari, ma dagli stessi alleati di Forza Italia (che non a caso pochi mesi fa hanno approvato quel provvedimento in Parlamento)

Del centrodestra si è già parlato. Ma in pochi conoscono il caso della Civica Popolare guidata da Beatrice Lorenzin. Qui convivono i giustizialisti dell’Italia dei Valori, rappresentati in Parlamento da un manipolo di ex grillini, e gli esponenti di Alternativa Popolare, eredi di Alfano. E se ormai persino l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ha deciso di sostenere il leader leghista Salvini, vuole dire che gli equilibri politici sono definitivamente cambiati. Del resto anche le coalizioni più “ideologicamente” omogenee sembrano subire le conseguenze dei troppi interessi in campo. Lo dimostra l’esperienza di Liberi e Uguali. La grande alleanza di sinistra formata dai bersaniani del Movimento democratico e progressista, Sinistra Italiana e Possibile, guidata dal presidente del Senato Pietro Grasso. In questi giorni la decisione di correre insieme al Partito demcoratico nelle regionali di Lazio e Lombardia ha aperto un acceso confronto tra gli alleati. Ma a leggere i retroscena giornalistici più informati, persino la composizione delle liste elettorali avrebbe contribuito a fare esplodere le tensioni. Chissà, magari è solo il preludio di una prossima, ennesima, scissione.

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