Tommaso Paradiso ci sta coglionando (o è più probabile che si stia prendendo in giro da solo)

In ”Questa nostra stupida canzone d'amore” l’agghiacciante bruttezza di versi come “neanche la Corea del Nord potrà fermare tutto questo” rivela il gioco di Paradiso. Va bene ”Riccione”, va bene ”Pamplona”. Ma è ora di dirglielo: Tommaso sembri su ”Scherzi a parte”

Paradiso_Linkiesta

Thegiornalisti

Dal video di Questa nostra stupida canzone d'amore. Regia: Antonio Usbergo e Niccolò Celaia (YouNuts!)

22 Marzo Mar 2018 0935 22 marzo 2018 22 Marzo 2018 - 09:35

C'eravamo cascati come dei babbaloni (cit.).
C'eravamo cascati e c'eravamo anche rimasti male.
Non malissimo, per intendersi, perché non è che stessimo parlando di cadere chissà da quale altezza. Niente uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani e dice “fino a qui tutto bene”, ovvio, ma comunque in qualche modo c'eravamo rimasti male.
Tutti, per di più, senza eccezioni. Come fossimo oggetto di una allucinazione collettiva, di quelle che ti fanno vedere il sole girare al contrario (provate a fissarlo a lungo e non sarà solo il sole che gira al contrario), o che ti fa credere che il tofu sia buono quanto la carne.
Solo che non era una allucinazione collettiva, perché quel che stava accadendo stava accadendo davvero sotto i nostri occhi. Era visibile, palpabile, e addirittura fisicamente riscontrabile.
Ma era uno scherzo.
Uno scherzo bellissimo, ben architettato, portato anche abbastanza alla lunga, al punto che, forse, alla fine lo stesso autore dello scherzo ha rischiato di crederci, come succede con certi aneddoti che raccontiamo gonfiando certi dettagli e alla fine sono proprio quei dettagli gonfiati, inventati di sana pianta allo scopo di rendere l'aneddoto più clamoroso e al tempo stesso più credibile, i soli che ci ricordiamo, in sostituzione della verità. Uno scherzo bellissimo cui avevamo creduto tutti.

Un po' come quando Orson Welles, citando il suo quasi omonimo Wells, fece il famoso scherzo alla radio di stato americana, andando a raccontare in diretta l'invasione dei marziani. Uno scherzo talmente ben riuscito, quello, che ci furono reali scene di panico, terrore nelle case e nelle strade.
Qui nessuna scena di terrore, ovviamente, se non di quel tipo di terrore che ti coglie quando capisci, ma ripetiamolo era una scherzo, che un artista cui tenevi almeno un po', di colpo, non solo ha perso completamente il talento, ma anche il senso del pudore.

Perché c'è stato un momento, probabilmente lui potrebbe dirci anche il giorno e l'ora, in cui di colpo Tommaso Paradiso, è di lui e dei suoi TheGiornalisti che stiamo parlando, ha deciso che doveva prenderci tutti per il culo, ordendo quello che, probabilmente, verrà ricordato come il più bello scherzo della storia della musica leggera italiana. Anche meglio di Edoardo Bennato e Gianna Nannini che cantano Notti magiche, per capirsi, o di Piero Pelù che si mette a fare i birignao in Il mio nome è mai più con Jovanotti e Ligabue. Perché quelli sono stati scherzi durati poco, e talmente evidenti che non ci ha davvero creduto nessuno. Qui la cosa è stata organizzata meglio, con una partenza in sordina, una progressione importante e ben scandita, un crescendo quasi wagneriano e poi l'apoteosi. Apoteosi arrivata da poche ore, che però ha sostanzialmente reso evidente che di un grande scherzo si trattava. Che ci ha fatto dire: tana per Tommaso Paradiso, ti abbiamo scoperto.
Perché se ascoltando le canzoni di Completamente sold out, al momento ultimo lavoro della band romana, ci era passato per la mente il dubbio che sotto potesse esserci qualcosa, perché la voce così palesemente stonata del nostro, quei messaggi in segreteria telefonica così barocchi, qualche passaggio eccessivamente vendittiano di troppo, insomma, alcuni dettagli stonavano (proprio come Paradiso), coi brani a sua firma arrivati la scorsa estate le cose hanno iniziato a farsi eccessive, quasi imbarazzanti.


Capiamo (poco) Riccione, non fosse altro perché la versione delle Coliche ce l'ha resa simpatica, e l'altra sera vedere Pio e Amedeo nella prima puntata della terza serie di Emigratis cantare “Sotto il sole c'è un ricchione, quasi quasi lo prendo” è stato impagabile.
Capiamo Pamplona, perché in fondo l'estate è spensieratezza, effimera superficialità, a volte anche rincoglionimento senza remore, e allora ci sta pure che per una volta a fare il tormentone vacuo siano personaggi che in teoria dovrebbero avere qualcosa da dire, l'uno proveniente dal rap e gli altri dall'indie.
Potremmo, forse, capire anche le varie hit regalate agli altri, da Partiti adesso per Giusy Ferreri a Mi hai fatto fare tardi per Nina Zilli, passando per L'esercito dei selfie, del duo di producers Takagi & Ketra e cantato da Fragola e Arisa, canzoni che ridisegnano la mappa dell'orrore, stabilendo in qualche modo che se si possono incidere e fare come hit canzoni come quelle, beh, allora gente come Bello Figo o Truce Baldazzi dovrebbero fare il loro ingresso imperioso nella Rock And Roll Hall of Fame di Cleveland, senza se e senza ma.
Capiamo e potremmo capire tutto questo, ma quando poi abbiamo ascoltato e visto Da sola/ In the Night, sempre del duo Takagi & Ketra, canzone che intendeva rivalutare, certo con ironia, la dance italiana degli anni Ottanta, lì abbiamo vacillato. Abbiamo vacillato e abbiamo dato Paradiso per perso.
Come se di colpo il successo, la figa o quel che è gli avesse dato alla testa e si fosse in qualche modo incartato in un mondo che sta esattamente a metà strada tra l'Umberto Tozzi minore di Gli altri siamo noi e il Venditti di Cuore, stessi suoni, stesse melodiette orecchiabili, senza però il contesto idoneo, quell'epoca, e soprattutto con tutto quel che c'è stato dopo preso e buttato nel cesso.


Come dire: passi le foto con Jerry Calà, passi l'ostentazione della panzetta con quelle maglie a righe orizzontali, passi l'ambizione a musicare un cinepanettone, ambizione impattata nello scandalo Brizzi, passi tutto, ma e che cazzo, noi credevamo un po' in te, mica ci puoi proprio devastare così.
Ieri però è arrivata la nuova canzone dei TheGiornalisti, Questa nostra stupida canzone d'amore e di colpo tutto ci è stato chiaro. Come quando a Scherzi a parte arriva il cartellone con la scritta “Sei su Scherzi a parte”, con tutti dietro a ridere e battere le mani, e il malcapitato oggetto dello scherzo lì a ridere, piangere e mandare a quel paese complici e Marco Balestri.
Ecco, Questa nostra stupida canzone d'amore è esattamente quel momento lì. Lo scherzo che si svela. Il troll che, per una volta, si dichiara come tale.
Cioè, Tommà, non puoi cantare “E chiudendo gli occhi immagino... immagino Fiumicino/ Tu parti per un viaggio io chi innaffio le piante aspettando il tuo ritorno”
senza farci capire che era tutto uno scherzo. Per di più con quella musica a fare da base. Roba che neanche il Venditti in balia dell'idea che la sua Simona Izzo lo avesse mollato per andare con Maurizio Costanzo, avrebbe potuto pensare.
Cioè, “neanche la Corea del Nord potrà fermare tutto questo”, dai, è troppo anche per dei babbaloni come noi che hanno abboccato a Riccione, Pamplona, L'esercito dei selfie, Jerry Calà, Brizzi e il cinepanettone, te che balli vestito da Panatta in Da sola/ In the Night. Davvero troppo.
Uno la ascolta e lo capisce.


Vede il video, con te vestito da barista e il tipo di Suburra, e scoppia a ridere, perché si immagina da un momento all'altro il cartello “Sei su Scherzi a parte”. Cartello che ovviamente non arriva, perché questo non è uno scherzo ordito per il programma Mediaset, ma una roba che si è diffusa ovunque, come una infiltrazione dell'acqua.
T'abbiamo beccato, Tomma'. Hai davvero esagerato.
Ora però, stai all'occhio, perché se è vero che come dicevano i latini “chi fa la guardia ai guardiani”, oggi vale il “chi trolla i troll”.
La prossima volta tocca a te, sorridi, sei su Scherzi a parte.

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