Elly in KyjivSchlein vada in Ucraina, se il Pd davvero non c’entra nulla col Campo Lavrov

Scegliere da che parte stare è l’unico modo per la Segretaria di rispondere all’offensiva filo putiniana di Giuseppe Conte e alla propaganda delle frange populiste del centrosinistra. Non è tempo di ambiguità, bastano quelle di Meloni

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico dal marzo 2023 / LaPresse

All’offensiva filoputiniana di Giuseppe Conte e di esponenti del Pd, da Goffredo Bettini a Arturo Scotto, Elly Schlein avrebbe un modo bello, forte, limpido di rispondere: andare a Kyjiv. Scegliendo fisicamente la barricata dietro cui stare.

Sarebbe un gesto, finalmente, da leader socialista europea. Che riparerebbe all’errore del suo silenzio non innocente che dà l’idea di una segretaria che appena c’è qualche problema scappa. Il momento di agire è arrivato. Dal Nazareno qualche timido segnale di vita sta venendo fuori, forse anche dopo la pressione dei riformisti. Il responsabile esteri Peppe Provenzano ha detto a Repubblica che «Conte sta alzando il tiro» avvertendo la concorrenza di Alessandro Di Battista. Un po’ pochino.

Veramente l’avvocato del populismo queste cose sulla Russia le ha sempre dette. il “tiro” era alto da tempo. Non se n’erano accorti, al Pd? O forse la piazzetta di a Napoli e la consacrazione del Campo Lavrov (copyright Pina Picierno) hanno colpito nel segno? Nessuno, peraltro, polemizza direttamente con il più contiano del Pd, Goffredo Bettini, che aveva riproposto la solita banalità sulla Russia che non può invadere l’Europa, come se il problema fosse l’arrivo dei cavalli dei cosacchi dello zar e non invece le infiltrazioni di tutti i tipi e a tutti i livelli degli Stati europei.

Tuttavia dopo il comizio napoletano filorusso di Conte non si può più rispondere con perifrasi e giri di parole. Ci vorrebbe altro. Bisognerebbe scandire: «Conte ha torto», punto. Il Pd ha paura di farlo. Ma a parte il fatto che gli elettori hanno il diritto di sapere quale sia la reale posizione dell’Alleanza e di saperlo adesso, più in particolare gli elettori e gli iscritti del Pd forse vorrebbero capire se la mitica “linea del Partito” è compatibile con quella di Bettini.

Non è più tempo di supercazzole. Perché nessuno dice, anche qui con nomi e cognomi, «Bettini ha torto»? Ma di che hanno paura? O, forse, sono d’accordo ma si imbarazzano a dirlo apertamente?

La domanda è molto semplice: la Russia è un pericolo per la stabilità nel mondo e per la democrazia europea, sì o no? Su questo la base del Pd e i suoi elettori dovrebbero essere consultati con serietà e rigore. Trovassero il modo. Perché è arrivato il momento in cui doppiezze e furbizie, in generale insopportabili, diventano in questa situazione moralmente inaccettabili.

Già bastano le ipocrisie di Giorgia Meloni, che non è andata dai Volenterosi – unico consesso serio a livello mondiale che infatti con la “Coalizione antibalistica” ha compiuto un altro passo per la difesa dell’Ucraina – mandandoci Antonio Tajani, e non ha detto no a Donald Trump e alla pagliacciata della mobilitazione contro gli “antifa” spedendoci un sottosegretario leghista.

Ma non ci si può rifugiare dietro la naturale ambiguità della destra per evitare di affrontare i nodi in casa propria. Il dovere di parlare chiaro spetta ad Elly Schlein. Adesso.

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