Elogio di Angelino Alfano, l’eterno ministro: meglio lui dei mezzi leader di oggi

Fuori dal Parlamento e dalla scena, Alfano diventa in questi giorni il ministro più longevo nella storia della Repubblica. Dalla crisi attuale, dai giochi di potere e dalle ambizioni di leader improvvisati emerge, anche solo per inerzia, il profilo politico di Angelino

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8 Maggio Mag 2018 0740 08 maggio 2018 8 Maggio 2018 - 07:40

E se avesse ragione lui? A sessanta giorni da voto, mentre il Paese attende ancora un governo, Angelino Alfano si appresta a festeggiare un invidiabile record. Presto sarà il ministro più longevo nella storia della Repubblica, ininterrottamente in carica da 1836 giorni. In un’epoca di trasformismi e giochi di potere, chi se la sente di criticarlo? Mentre la politica resta bloccata dagli interessi personali di troppi leader, come biasimarlo? Anzitutto una precisazione per i più disattenti. Sì, Alfano è ancora al governo. Forse non tutti lo ricordano, ma l’ex delfino di Silvio Berlusconi è il nostro titolare degli Affari Esteri. Il coronamento finale di un curriculum lunghissimo. In totale sono dieci anni da ministro: la sua carriera ha attraversato gli esecutivi Berlusconi, Letta, Renzi e Gentiloni.

Oggi alcuni quotidiani ironizzano sul primato di chi è riuscito a rimanere sempre a galla. Ma data l’attuale fase politica, è davvero un difetto? La crisi di governo che si è incartata da ormai due mesi ha ottenuto un inatteso effetto collaterale. Ci aiuta a rivalutare la figura di Alfano. Rispetto a tanti presunti strateghi emerge, anche solo per inerzia, il profilo politico del leader di Agrigento. Di fronte a tanti dilettanti viene quasi voglia di richiamarlo in servizio. Quasi. In questi anni Alfano è finito spesso al centro di critiche e sarcasmo. Lo hanno definito un poltronissimo, disposto a qualsiasi giravolta pur di rimanere in carica. Il dubbio viene: e se invece fosse solo un politico capace? Uno di quei leader lungimiranti, capaci di visione e strategia... Tutte doti di cui i protagonisti oggi in campo sono evidentemente carenti. Hanno descritto Alfano come un opportunista, ma si potrebbe dire avveduto. Chissà, magari è stato solo un ministro particolarmente versatile. Non è mica da tutti ricoprire l’incarico di titolare della Giustizia, dell’Interno e degli Esteri. Per non parlare del delicato incarico di vicepremier durante il breve esecutivo di Enrico Letta. Al netto delle ironie, i meriti di Angelino Alfano ci sono ed è impossibile non riconoscerli. Un politico che ha costruito una carriera, tra le più longeve, senza un vero popolo elettorale alle spalle. Lo dimostra la storia del Nuovo Centrodestra. Alfano è il protagonista di una fantastica illusione, un leader capace di creare un partito dal nulla (e che nel nulla, infatti, è sparito).

Rispetto a tanti presunti strateghi emerge, anche solo per inerzia, il profilo politico del leader di Agrigento. Di fronte a tanti dilettanti viene quasi voglia di richiamarlo in servizio. Quasi.

Ma soprattutto si tratta di un politico vecchio stile, e non è un insulto. Capace di comprendere gli errori e ammettere i propri sbagli. Disposto a fare un passo indietro e rifiutare una candidatura alle elezioni. Già, dopo diciassette anni Alfano ha detto addio al Parlamento. Certo, la sua è stata una scelta obbligata dall’assenza di elettori. Ma caratterizzata da un senso di dignità che forse, oggi, manca a troppi politici. Intanto il ministro degli Esteri resta in carica, ancora per un paio di giorni. Continua il suo lavoro in silenzio, defilato, senza dichiarazioni né interventi. Sarebbe difficile altrimenti. Ma la sua resta una decisione da apprezzare, rispetto alle inutili urla di chi è rimasto sulla scena. Nessuna nostalgia, sia chiaro. Eppure in questi giorni Alfano rischia di diventare l’inconsapevole testimone di un’epoca politica, a lungo criticata, pronta a riprendersi tutti i suoi meriti nell’impietoso confronto con la fase attuale. Una politica non sempre esaltante, ma forse migliore di chi oggi blocca il Paese per veti contrapposti e ambizioni personali. Non si tratta di riabilitare nessuno. Alfano ha compiuto i suoi errori strategici, eccome. Negli ultimi anni anche lui ha scommesso frettolosamente sull’imminente tramonto del Cavaliere. Uno sbaglio comune a molti. Proprio in questi giorni altri leader, ben più celebrati, stanno logorando le proprie carriere, vittime dello stesso abbaglio.

Si racconta che una volta Silvio Berlusconi criticò Alfano, accusandolo di essere privo di “un certo non so che”. Se i protagonisti sulla scena sono questi, ad avercene di leader senza quid…

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