Il nuovo Governo avrà tanti problemi, ma la nuova opposizione ne avrà molti di più

Con l’arrivo dell’esecutivo Lega/M5S saranno guai innanzitutto per l’opposizione, che non si potrà aggrappare ai soliti allarmi europei (sempre più controproducenti) e dovrà elaborare piani - e sogni - alternativi. Impresa non facile

Pd Linkiesta
21 Maggio Mag 2018 0720 21 maggio 2018 21 Maggio 2018 - 07:20

Il governo c'è, o ci sarà nelle prossime ore, con la presentazione dei nomi al Quirinale, l'assegnazione dell'incarico al premier terzo (o secondo che sia: non è ancora detto), la lista dei ministri, il giuramento. A fine mese l'esperimento politico più spericolato e innovativo d'Europa uscirà dai vertici notturni Salvini-Di Maio per diventare carne, ossa e incarichi di pubblica amministrazione.

Sarà un esecutivo di debuttanti assoluti, come si è ripetuto spesso. Ma anche sul fronte opposto, quello dell'opposizione, non è che ci sia tantissima esperienza: Pd, Forza Italia, Leu (con l'appendice di Fratelli d'Italia, che ancora non si è capito che cosa farà) sono da un ventennio abituate a lavorare all'interno di una oggettiva solidarietà di sistema. Nell'alternarsi al potere fra i due vecchi blocchi di centrodestra e centrosinistra, l'esercizio di controllo e di condizionamento è stato esercitato – fatti salvi i tempi dell'anti-berlusconismo barricadero – con notevole fairplay. Lotta normale senza farsi male, si sarebbe detto una volta. E adesso? Ora che le vecchie forze temono di essere escluse dal gioco per sempre? Saranno capaci di rielaborare una modalità convincente per risalire la china?

In un immaginario Manuale semiserio per l'opposizione (anche giornalistica) la prima voce dovrebbe essere senz'altro Europa, con la sottosezione Francia. Aggrapparsi agli altolà dei commissari Dombrovskis, Avramopoulos e Katainen, di Emmanuel Macron e, da ultimo, del ministro dell'Economia di Parigi Bruno Le Maire, non aiuterà nessuno. Magari sono parole sante, ma l'opinione pubblica italiana è insofferente da un pezzo alla categoria dei moniti dall'estero. Funzionarono un pochino all'epoca del Cavaliere, quando a guidare la campagna c'era il Financial Times (chi si ricorda “Berlusconi unfit to lead Italy”?) e la sinistra riuscì a costruire sulle sue parole una efficace campagna. Ma era il 2001. Sono passati 17 anni. Quello schema è da buttare.

La saldatura fra Lega e Movimento Cinque Stelle è una cosa seria, che segna l'arrivo al potere di un nuovo blocco sociale oltrechè di un ceto politico del tutto div​erso dai precedenti, per formazione e percorsi biografici. Fare opposizione dando l'idea che si vorrebbe restaurare il vecchio mondo – le sue regole, i suoi codici espressivi, le sue relazioni – sarebbe un errore fatale

Il secondo punto sarà dedicato alla frase “Il programma è un libro dei sogni”. L'hanno ripetuta tutti, destra e sinistra. È senz'altro vera. Ma aprano gli occhi. Il Paese vuole appunto questo, un sogno. E il sogno proposto dall'accordo M5S/Lega è potentissimo: più soldi per tutti, fra reddito di cittadinanza e flat tax; zero immigrati; zero corruzione; pensioni ri-anticipate a quota 100. Fare opposizione dicendo: smettetela di sognare e rassegnatevi alla vostra vita da poveri o quasi-poveri, a lavorare fino a settant'anni, a girare al fisco il 40 per cento di quello che guadagnate, a tirare la cinghia, voi e i vostri figli, non è esattamente popolare. E se il sogno, come è probabile, svanirà ci si troverà dalla parte scomoda di Cassandra (che finì molto male, morta sgozzata a Micene).

Terzo capitolo, la Tav. Per giorni è stato un argomento di punta, come se il programma M5S/Lega avesse proposto l'abolizione dell'Autostrada del Sole. Non è la stessa cosa. Al cittadino medio sfuggono le implicazioni e i vantaggi di una linea merci che velocizzi il collegamento tra Lione e Torino. L'espressione Corridoio Tre non significa niente per nessuno che non faccia il ferroviere. Di sicuro è vero, la Tav è una cosa importantissima, rinunciarci ci esporrebbe a colossali penali, ma imbastirci sopra una campagna di successo popolare è impossibile.

E poi: il congiuntivo (è immaginabile che i nuovi leader ne sbaglieranno ancora molti), le gaffe, l'incompetenza, i tweet sconclusionati, i famigli imbarazzanti. Non si fa opposizione puntando su questa roba qui. Lo abbiamo visto a Roma, dove il tentativo di mettere in difficoltà la Giunta Raggi con il metodo dello scherno e dello scandalismo è miseramente fallito: fra le amministrative del 2016 e le politiche di marzo il M5S è calato appena del 4 per cento e gli altri hanno guadagnato poco o niente. L'opposizione prossima ventura non si illuda. Con le battute social potrà divertire i suoi fan, ma non recuperare consenso.

Insomma, la saldatura fra Lega e Movimento Cinque Stelle è una cosa seria, che segna l'arrivo al potere di un nuovo blocco sociale oltrechè di un ceto politico del tutto diverso dai precedenti, per formazione e percorsi biografici. Fare opposizione dando l'idea che si vorrebbe restaurare il vecchio mondo – le sue regole, i suoi codici espressivi, le sue relazioni – sarebbe un errore fatale, e non soltanto per i partiti che sceglieranno questo ruolo. La qualità della vita democratica del Paese dipenderà dalla capacità di uscire dal clima di zuffa inconcludente e di trovare per l'immaginabile scontro che si profila in Parlamento un canone serio, di qualità, all'altezza dei gravissimi problemi del momento. Le opposte propagande non serviranno a nessuno, tantomeno ai partiti messi all'angolo da questa inaspettata rivoluzione.

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