"Basta puritani!": cento donne contro il #MeToo

9 Gennaio Gen 2018 1507 09 gennaio 2018 9 Gennaio 2018 - 15:07

Si era intuito già in tempi non sospetti, quando il cadavere di Harvey Weinstein era ancora caldo: molte donne non hanno gradito il #MeToo. Poche lo hanno dichiarato ufficialmente, altre - penso al caso italiano - lo hanno fatto indirettamente, approfittando di un pratico paravento di nome Asia Argento, altre ancora hanno fatto finta di niente perché il proposito della campagna, in fondo, era nobile e sacrosanto, o semplicemente per non essere trattate da traditrici o da complici del maschio dominante. Fatto sta che perfino il fronte femminista - vedi la presa di posizione di Natalia Aspesi - non è riuscito a serrare i ranghi su una questione che, sulla carta, avrebbe dovuto mettere d’accordo tutte. Un elemento che dovrebbe farci riflettere.

Oggi, in Francia, nel giorno del 110° anniversario della nascita di Simone de Beauvoir, cento donne hanno deciso di metterci la faccia e di firmare una “tribune” sul quotidiano Le Monde in cui, alla luce degli effetti “sociologici” scatenati dall’affaire Weinstein, dichiarano di voler “difendere la libertà di importunare”, ritenuta “indispensabile alla libertà sessuale”. Catherine Deneuve, Catherine Millet e Catherine Robbe-Grillet - tra le firmatarie dell’articolo e non certo delle figure femminili notoriamente sottomesse all’ordine patriarcale - l’hanno messo nero su bianco: “Non ci riconosciamo in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto di un odio degli uomini e della sessualità. [...] Questa liberazione della parola - si legge nel testo in riferimento al #MeToo e al #BalanceTonPorc - diventa oggi il suo contrario”, ovvero “puritanesimo” e “campagna diffamatoria”. Secondo loro, insomma, questa giustizia sbrigativa “ha già fatto le sue vittime”, uomini denunciati e sanzionati “solo per aver toccato un ginocchio” o “solo per aver cercato di rubare un bacio”, senza contare i danni culturali causati dal movimento, come l’annullazione della retrospettiva dedicata a Roman Polanski alla Cinémathèque.

Secondo le firmatarie, inoltre, “sarebbe la caratteristica specifica del puritanesimo, quella di prendere in prestito, in nome di un sedicente bene comune, gli argomenti della protezione delle donne e della loro emancipazione per meglio incatenarle a uno statuto di eterne vittime, di povere piccole cose sottomesse al potere dei demoni fallocrati, come ai bei vecchi tempi della stregoneria”.

Il dibattito è aperto.