Infografica

I nuovi italiani, figli di immigrati, che lo Stato non riconosce

Elisa Zanetti Infografica a cura di Carlo Manzo

Molti ragazzi figli di immigrati sono nati in Italia e non hanno mai visto il Paese di provenienza dei genitori. Eppure sono costretti a girare con il permesso di soggiorno e ad attendere la maggiore età per poter avere la cittadinanza italiana, mentre le proposte per cambiare la legge restano arenate in Parlamento. Guarda nella nostra infografica come funziona negli altri Paesi e leggi l’intervista a Fred Kudjo Kuwornu, vincitore del premio cinematografico Gianandrea Mutti con il suo documentario 18 Ius Soli, sul diritto alla cittadinanza.

17 dicembre 2011 - 18:59

Nato da madre bolognese e padre ghanese, Fred Kudjo Kuwornu è un giovane regista italiano. Nel 2002 ha firmato il suo primo cortometraggio, Natale in Autogrill. Cinque anni dopo viene scelto da Spike Lee per lavorare come assistente sul set di Miracolo a Sant’Anna. L’incontro con Lee ispira Kuwornu a dirigere e produrre il docu-film Inside Buffalo, sulla storia dei Buffalo Soldiers, i soldati afroamericani che durante la Seconda Guerra Mondiale combatterono in Toscana e Liguria al fianco dei partigiani. Il lavoro è stato premiato come migliore documentario al Black International Cinema Festival di Berlino. Al momento Kuwornu sta promuovendo il suo ultimo lavoro: 18 Ius Soli, sui cosiddetti immigrati di seconda generazione. Un documentario nato dalla «scoperta che i figli di immigrati nati in Italia non vengono immediatamente riconosciuti come cittadini italiani». Kuwornu era invece convinto che «accadesse come negli Stati Uniti, dove chi nasce sul suolo americano acquisisce automaticamente la cittadinanza». Il documentario ha vinto l’edizione 2009 del Premio Cinematografico Gianandrea Mutti, un’iniziativa – prima del suo genere in Italia – organizzata dall’associazione Amici di Giana, che facilita l’accesso ai fondi per le produzioni cinematografiche dei nuovi cittadini; dei cineasti immigrati residenti in Italia, insomma, che si trovano in una situazione di particolare difficoltà poiché viene loro spesso negato l’accesso ai fondi statali del loro Paesi di origine, in quanto non più residenti, e allo stesso tempo sono esclusi dai finanziamenti del Ministero dei Beni Culturali perché non di nazionalità italiana.

Fred, cosa significa 18 Ius soli?
Diciotto sono gli anni della maggiore età che permettono a un ragazzo di origine straniera, ma nato in Italia, di fare richiesta per ottenere la cittadinanza, mentre ius soli è il diritto di cittadinanza basato sulla nascita in un determinato Stato e non sulla discendenza, come invece prevede lo ius sanguinis, attualmente vigente nel nostro Paese. Per girare il documentario sono entrato in contattato con lʹassociazione Amici di Giana, che ogni anno realizza un bando per finanziare film o documentari di autori stranieri residenti in Italia, che non possono accedere ai fondi del ministero dei Beni Culturali. Così ho pensato di unire le due cose e di girare un documentario (guarda il sito) su quei ragazzi che, pur sentendosi italiani e vivendo da sempre qui, non sono riconosciuti come cittadini.

Quale potrebbe essere una buona soluzione per il nostro Paese?
Ci sono varie proposte di legge a riguardo, fra queste la cosiddetta Sarubbi-Granata, che prevede la concessione della cittadinanza ai figli di immigrati che risiedono stabilmente in Italia da almeno cinque anni e che quindi dimostrano di volere rimanere nel Paese. Sarebbe un grande passo avanti se si pensa che oggi, invece, un ragazzo nato qui deve aspettare di compiere 18 anni prima di poter fare richiesta di cittadinanza.

Quali sono i problemi che incontrano questi giovani?
C’è un forte disagio dovuto al non essere riconosciuti come italiani, pur sentendosi tali essendo nati e cresciuti qui. Molti di questi ragazzi non hanno mai visto il Paese di provenienza dei genitori e non parlano altra lingua che la nostra, eppure sono costretti a girare con il permesso di soggiorno e ad attendere la maggiore età per potere avere la cittadinanza. Ci sono anche tanti altri problemi legati alla vita quotidiana, come ad esempio la necessità di ottenere visti e documenti dai Paesi di origine della famiglia, semplicemente per andare in gita all’estero con i propri compagni di scuola, o l’impossibilità di accedere a concorsi pubblici o di essere iscritti a determinati albi professionali fino a che non si è entrati in possesso della cittadinanza, che comunque non viene concessa automaticamente al compimento della maggiore età, ma attraverso una richiesta scritta ed entro il compimento dei 19 anni.

E se la richiesta non perviene entro i 19 anni?
Allora il ragazzo è considerato come un qualsiasi cittadino straniero che fa domanda di naturalizzazione. L’iter burocratico è molto più complesso, senza contare che lo Stato non tiene conto del percorso di vita svolto nel Paese fino a quel momento e la sua domanda è equiparata a quella di un qualsiasi altro cittadino immigrato, magari giunto in Italia da pochi mesi.

Cosa dovrebbe cambiare?
Bisognerebbe iniziare a considerare questi ragazzi per quello che sono, ovvero delle risorse per la crescita del Paese: sono nati qui, hanno studiato qui, non si possono trattare come casi di immigrazione, con tutti i costi che tra l’altro questo comporta dal punto di vista burocratico, ma dobbiamo valorizzare l’immenso potenziale che rappresentano per lo sviluppo. L’Italia ha rapporti commerciali con i loro Paesi di origine, perché non sfruttare la loro presenza per rapportarci al meglio con queste realtà?

Ultimamente si sente molto parlare di “quote rosa” crede che si potrebbe pensare anche all’introduzione di quote “straniere”?
Penso che si dovrebbe introdurre semplicemente un parametro di meritocrazia, così non avremmo alcun bisogno di fare quote, né rosa, né gialle, né nere. La meritocrazia genera inclusione e quest’ultima, anche nei Paesi da sempre più multiculturali, più che su motivazioni per così dire filantropiche, si basa su ragioni economiche, sull’opportunità offerta da questo variegato potenziale. 


Com’è entrato in contatto con i protagonisti di 18 Ius soli?
Ho pensato che il modo migliore per trovare storie da tutta Italia fosse quello di mettere degli annunci, dei post su siti e pagine di social network legate ad associazioni da sempre vicine al mondo degli immigrati. Questo mi ha permesso di raccogliere più di 150 testimonianze, dopo di che ho scelto le 18 voci per il documentario.

Ed è sempre attraverso le associazioni che stai distribuendo il tuo lavoro.
Sì, 18 ius soli è uno dei primi esempi di documentario grass-root (nato dal basso, ndr) in Italia. Questo significa che non viene diffuso partendo da canali tradizionali come televisione e cinema, ma da realtà che sono più a diretto contatto con il pubblico stesso, come appunto associazioni o biblioteche. Chiunque voglia può organizzare una proiezione. Ora abbiamo raggiunto anche un accordo con le regioni Emilia Romagna e Toscana per presentare il documentario nelle scuole.

Esiste anche un sito ed è in programma il lancio di un premio.
Vorrei creare è un vero e proprio movimento, una campagna sociale che coinvolga e sensibilizzi i cittadini. Sul sito www.sononatoqui.it, che stiamo per lanciare, vorremmo raccogliere altre storie come quelle del documentario, fornire indicazioni utili a chi deve chiedere la cittadinanza e parlare delle varie proposte di legge sul tema, al momento ancora ferme in Parlamento. Con il premio invece vorremmo mettere in luce quelle realtà che forniscono una corretta rappresentazione della società, dove gli immigrati non sono solamente simbolo di malessere e insicurezza, ma parti integtranti del sistema Italia.

Dopo 18 Ius Soli su cosa si sta concentrando?
Sto lavorando a diversi progetti: I am, sulla storia della lotta per i civil rights in America, Paisan Soldiers, sul contributo degli italoamericani durante la Seconda Guerra Mondiale e poi un altro documentario dedicato alle storie di eccellenza di immigrati in Italia: imprenditori, liberi professionisti, medici... Fra i sogni nel cassetto c’è poi anche quello di raccontare la storia di Mario Balotelli. Credo sia emblematica.
 

Commenti

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Perchè bisogna distinguere l'immigrazione alla quale oggi il nostro paese è soggetto rispetto all'emigrazione degli italiani che avveniva dal 1850 in poi?

In Italia non sarebbe migliore una politica che abbia l'obiettivo di ridurre il BRAIN DRAIN, ovvero il saldo negativo tra l'emigrazione degli italiani e l'immigrazione di stranieri ad alta specializzazione?

La drastica riduzione del tasso di natalità italiano è il vero motivo scatenante la politica di immigrazione di massa?

CONTESTO SOCIALE ED ECONOMICO

Analizziamo il contesto in cui avvenne l'emigrazione italiana. Quando gli italiani emigravano in massa in Canada, USA, Argentina, Brasile, Australia, Francia, il mondo era completamente differente.

La popolazione mondiale era drasticamente inferiore:

Nel 1850 la popolazione mondiale era di 1.262.000.000 persone.
Nel 1900 la popolazione mondiale era di 1.650.000.000 persone.
Nel 1950 la popolazione mondiale era di 2.519.000.000 persone.
Nel 2000 la popolazione mondiale era di 6.070.000.000 persone.
Il 31 Ottobre 2011 abbiamo raggiunto la soglia dei 7.000.000.000 di persone.

L'aspettativa di vita era minore:

Nel 1930 era di 59,7 anni.
Nel 1950 era di 68,2 anni.
Nel 2000 era di 77,0 anni.
Ad oggi in alcune nazioni, tra cui Italia e Giappone, si supera la soglia degli 80 anni.

La meccanica, l'elettronica, l'informatica, la robotica e l'automazione erano assenti o marginali:

Nel 1900 in Italia il 43,8 % dei lavoratori era assorbito dall'agricoltura.
Dal 1979 al 2004, sempre in Italia, il numero di lavoratori del settore agricolo è sceso da 7.153.000 a 2.505.000 unità ed oggi rappresentano meno del 5 % della popolazione attiva.
In Francia, dal 1900 al 2000, il settore è passato dal 50 % al 3 % come incidenza in percentuale di lavoratori sul totale.
Negli Stati Uniti D'America, nel 1870 l'80 % del lavoro era assorbito dall'agricoltura, mentre oggi solo il 3 %.
E similmente in tutti gli altri paesi del mondo summenzionati, in cui milioni di ettari che un secolo fa necessitavano manodopera, oggi sono lavorati con le migliori tecnologie disponibili.

Le risorse naturali disponibili erano maggiori, in quanto la tecnologie per lo sfruttamento industriale non erano ancora disponibili. E paesi quali Canada, USA, Brasile, Argentina e Australia erano/sono tutt'ora ricchi di risorse naturali di ogni tipo ed in ogni dove, dal sottosuolo, alle risorse ambientali a quelle idriche a quelle agricole. Contrariamente ai paesi europei ed in particolare all'Italia.

Il mondo non era saturo, a livello industriale, commerciale, nel settore dei servizi e le necessità di base di ogni singolo individuo erano minori, contrariamente ad oggi ove le necessità umane sono essenzialmente soddisfatte, ma drasticamente superiori a quelle del secolo scorso. La ricerca scientifica in futuro non farà che accentuare quanto accaduto sino ad oggi. A ciò dobbiamo inoltre aggiungere la forte deindustrializzazione che l'Italia ha subito, vedendo contrarsi di conseguenza anche il numero di posti di lavoro nel settore dei servizi i quali erano correlati in modo diretto ai posti di lavoro persi nell'industria. Senza industria e manifattura, e senza un'agricoltura di qualità i servizi non posso sussistere. La dimostrazione è chiara quando confrontiamo la Germania con il Regno Unito, il primo un paese a forte vocazione industriale e manifatturiera, il secondo un paese prettamente basato su un'economia di servizi.

L'inquinamento ambientale era inizialmente assente e poi minore di oggi, così come l'usura del territorio e delle materie prime.

Un altro elemento FONDAMENTALE che non viene mai citato è il contesto sociale e culturale in cui gli italiani si inserivano:

Gli italiani e gli europei che emigravano si insediavano in paesi con lingua, cultura, religione, etnie, tradizioni e stili di vita europei, in seguito alla colonizzazione europea dei secoli scorsi.

Ciò che avviene oggi è completamente differente in quanto le popolazione di origine araba, cinese, indiana, pakistana, africana e asiatica sono sotto ogni profilo ESTRANEI al contesto in cui si insediano, e spesso le loro culture sono del tutto ANTITETICHE ai nostri valori ed al nostro stile di vita. Paragonare la loro emigrazione in Europa alle nostre emigrazioni è completamente fuori luogo, in quanto i contesti sono del tutto diversi.

L'Europa, ovvero l'insieme di tutti i paesi continentali esclusa la Turchia (che non è un paese europeo) e la Russia, supera la soglia dei 600.000.000 di abitanti. Le risorse naturali sono scarse, l'estensione territoriale è di gran lunga inferiore a quella dei paesi presi in considerazione in questo articolo. La densità abitativa dell'Europa è altissima se all'estensione totale escludiamo boschi, terreni dedicati all'agricoltura, le acque interne, le catene montuose, le regioni difficilmente abitabili per un clima o una morfologia del territorio non favorevoli.

Ma attenzione ad utilizzare lo stesso criterio per i paesi nei quali gli italiani sono emigrati, in quanto ironia della sorte, paesi come Australia e Stati Uniti, che hanno estensioni di deserto notevoli, potranno ad esempio sfruttarle per installarvi impianti di solare termodinamico ed eolico di grandissima potenza, vantaggio che noi europei di certo non abbiamo nelle lande ghiacciate dell'est e nord Europa.

Il Canada in compenso all'assenza di deserto caldo possiede i più grandi giacimenti al mondo di sabbie bituminose dai quali estrarre petrolio, gli scisti bituminosi di cui sono ricchissimi assieme agli Stati Uniti d'America dai quali estrarre gas naturale (in Europa sono presenti bacini estesi in Francia, Polonia e Germania, ma non in Italia), da una ricchezza idrica seconda solo alla Russia, e dalla presenza di tantissime materie prime, assenti in Europa, oltre ad un immenso potenziale nelle biomasse.

DATI STATISTICI STATI UNITI D'AMERICA

ABITANTI NEL 1850 23.191.876.
ABITANTI NEL 1900 76.212.168.
ABITANTI NEL 1950 151.325.798.
ABITANTI NEL 2000 281.421.906.
ABITANTI AD OGGI 312.656.580.

ESTENSIONE TERRITORIALE 9.826.675 KM², 32,6 volte l'Italia.

DATI STATISTICI CANADA

ABITANTI NEL 1851 2.415.000.
ABITANTI NEL 1901 5.371.000.
ABITANTI NEL 1950 14.009.000.
ABITANTI NEL 2001 31.021.000.
ABITANTI AD OGGI 34.657.000.

ESTENSIONE TERRITORIALE 9.984.670 KM², 33,1 volte l'Italia.

DATI STATISTICI BRASILE

ABITANTI NEL 1850 7.256.000.
ABITANTI NEL 1900 17.438.434.
ABITANTI NEL 1950 51.944.397.
ABITANTI NEL 2000 169.544.443.
ABITANTI AD OGGI 192.376.496.

ESTENSIONE TERRITORIALE 8.514.877 KM², 28,2 volte l'Italia.

DATI STATISTICI ARGENTINA

ABITANTI NEL 1869 1.877.490.
ABITANTI NEL 1895 4.044.911.
ABITANTI NEL 1947 15.893.827.
ABITANTI NEL 2001 36.260.130.
ABITANTI AD OGGI 40.017.096.

ESTENSIONE TERRITORIALE 2.780.400 KM², 9,2 volte l'Italia.

DATI STATISTICI AUSTRALIA

ABITANTI NEL 1848 332.328.
ABITANTI NEL 1901 3.788.123.
ABITANTI NEL 1951 8.421.775.
ABITANTI NEL 2001 19.413.240.
ABITANTI AD OGGI 22.546.300.

ESTENSIONE TERRITORIALE 7.617.930 KM², 25,2 volte l'Italia.

DATI STATISTICI FRANCIA

ABITANTI NEL 1851 36.472.000.
ABITANTI NEL 1901 40.710.000.
ABITANTI NEL 1950 41.647.258.
ABITANTI NEL 2000 58.858.000.
ABITANTI AD OGGI 65.027.000.

ESTENSIONE TERRITORIALE 543.965 KM², 1.80 volte l'Italia. (Francia metropolitana, senza possedimenti oltremare)

DATI STATISTICI ITALIA

ABITANTI NEL 1861 22.182.377.
ABITANTI NEL 1901 32.965.504.
ABITANTI NEL 1951 47.515.537.
ABITANTI NEL 2001 56.995.744.
ABITANTI AD OGGI 60.720.683.

ESTENSIONE TERRITORIALE 301.340 KM².

MONTAGNA 35,2 %
COLLINA 41,6 %
PIANURA 23,2 %

Inoltre, contrariamente ai paesi summenzionati (Francia compresa), l'Italia non ha una concentrazione degli abitanti nelle aree metropolitane, bensì la popolazione è diffusa su tutto il territorio, il che accentua l'antropizzazione e l'usura di quest'ultimo.

Inoltre un'organizzazione della popolazione fondata su nuclei metropolitani è economicamente vantaggiosa sotto il profilo INFRASTRUTTURALE, poichè a parità di investimento l'utilizzo è maggiore, quindi la remunerazione è più alta assieme alla facilità d'investimento e di manutenzione. Basti pensare ad un linea ad alta velocità Rio de Janeiro - Campinas - San Paulo, Montreal - Boston - New York - Phiiladelfia - Baltimora - Washington, San Francisco - San Josè - Los Angeles - San Diego, Parigi - Lione - Marsiglia, Brisbane - Newcastle - Sydney - Canberra - Melbourne.

Un simile ragionamento è applicabile anche alle linee metropolitane, agli aeroporti, alle autostrade, alla posa della fibra ottica o a qualunque altro servizio o investimento.

2 città da 5 milioni di abitanti sono nel lungo termine sono economicamente meno dispendiosi rispetto a nuclei metropolitani più piccoli.

BRAIN DRAIN, LA FUGA DEI CERVELLI

La fuga dei cervelli in Italia è tornata ad aumentare ed il saldo è negativo per quanto concerne la migrazione ad alta specializzazione. Infatti solo il 12,2 % degli stranieri che emigrano verso l'Italia ha un titolo di studio terziario, e oltre ad esser dietro ai maggiori paesi europei, anche la Grecia ci supera. Nel 1990 il saldo era negativo di 242.799 unità e nel 2000 era sempre negativo per 243.868 unità, e contrariamente ad altri paesi europei, in 10 anni la situazione si è aggravata anzichè attenuarsi. E nell'ultimo decennio la situazione è ancora peggiore, ma non vi sono dati ufficiali.

Che futuro può avere il nostro paese se non tratteniamo i nostri talenti in Italia e non iniziamo a creare le condizioni utili al fine di un ritorno di chi è espatriato in passato e per attrarre nuovi talenti dall'estero?

È VERO CHE AL DIMINUIRE DELLA NATALITÀ AUMENTA L'IMMIGRAZIONE?

Per anni ci hanno fatto credere che gli immigrati servissero per colmare lo spazio lasciato dalle mancate nascite, quindi la differenza tra coloro i quali decedono e nascono e tra coloro i quali entrano ed escono dal mondo del lavoro. Asserzioni prive di fondamento. Prendiamo come esempio due paesi del mondo occidentale. La Francia e gli Stati Uniti d'America.

Nella Francia metropolitana, ovvero la Francia europea, senza i dipartimenti d'oltremare, dal 1946 ad oggi, SIA IL SALDO NATURALE CHE IL SALDO MIGRATORIO sono sempre stati positivi. E dal 2000 ad oggi il saldo naturale francese è positivo in 10 anni di 2.489.276 unità; al contempo il saldo migratorio è positivo di 739.781 unità, e parliamo di saldo, quindi il numero di immigrati è altissimo, nonostante la natalità francese sia la più alta d'Europa. Nel 2009 in Francia metropolitana sono nati 793.420 bambini mentre in Italia 568.857, una differenza di 224.563 bambini. Ma nonostante ciò, l'immigrazione è dilagante anche in Francia.

Gli stranieri in Francia erano nel 2008 5.342.288.

Molti penseranno che la disoccupazione in Francia sia bassa, mentre è ormai giunta al 10 %, e nonostante il saldo naturale sia da sempre fortemente positivo, per gli immigrati le porte sono sempre aperte.

Composantes de la croissance démographique, France métropolitaine.

Année
Population au 1er janvier
Naissances vivantes
Décès
Solde naturel
Solde migratoire évalué
Ajustement

1946
40.125.230
843.904
545.880
+ 298.024
+ 25.000
0
1947
40.448.254
870.472
538.157
+ 332.315
+ 130.000
0
1948
40.910.569
870.836
513.210
+ 357.626
+ 45.000
0
1949
41.313.195
872.661
573.598
+ 299.063
+ 35.000
0
1950
41.647.258
862.310
534.480
+ 327.830
+ 35.000
0
1951
42.010.088
826.722
565.829
+ 260.893
+ 30.000
0
1952
42.300.981
822.204
524.831
+ 297.373
+ 20.000
0
1953
42.618.354
804.696
556.983
+ 247.713
+ 19.071
0
1954
42.885.138
810.754
518.892
+ 291.862
+ 50.872
0
1955
43.227.872
805.917
526.322
+ 279.595
+ 120.000
0
1956
43.627.467
806.916
545.700
+ 261.216
+ 170.000
0
1957
44.058.683
816.467
532.107
+ 284.360
+ 220.000
0
1958
44.563.043
812.215
500.596
+ 311.619
+ 140.000
0
1959
45.014.662
829.249
509.114
+ 320.135
+ 130.000
0
1960
45.464.797
819.819
520.960
+ 298.859
+ 140.000
0
1961
45.903.656
838.633
500.289
+ 338.344
+ 180.000
0
1962
46.422.000
832.353
541.147
+ 291.206
+ 860.200
0
1963
47.573.406
868.876
557.852
+ 311.024
+ 214.599
- 40.000
1964
48.059.029
877.804
520.033
+ 357.771
+ 185.000
- 40.000
1965
48.561.800
865.688
543.696
+ 321.992
+ 110.000
- 40.000
1966
48.953.792
863.527
528.782
+ 334.745
+ 125.000
- 40.000
1967
49.373.537
840.568
543.033
+ 297.535
+ 92.000
- 40.000
1968
49.723.072
835.796
553.441
+ 282.355
+ 102.308
0
1969
50.107.735
842.245
573.335
+ 268.910
+ 151.574
0
1970
50.528.219
850.381
542.277
+ 308.104
+ 179.911
0
1971
51.016.234
881.284
554.151
+ 327.133
+ 142.586
0
1972
51.485.953
877.506
549.900
+ 327.606
+ 102.314
0
1973
51.915.873
857.186
558.782
+ 298.404
+ 106.448
0
1974
52.320.725
801.218
552.551
+ 248.667
+ 30.608
0
1975
52.600.000
745.065
560.353
+ 184.712
+ 13.626
0
1976
52.798.338
720.395
557.114
+ 163.281
+ 57.386
0
1977
53.019.005
744.744
536.221
+ 208.523
+ 44.038
0
1978
53.271.566
737.062
546.916
+ 190.146
+ 19.361
0
1979
53.481.073
757.354
541.805
+ 215.549
+ 34.765
0
1980
53.731.387
800.376
547.107
+ 253.269
+ 43.974
0
1981
54.028.630
805.483
554.823
+ 250.660
+ 55.710
0
1982
54.335.000
797.223
543.104
+ 254.119
+ 60.865
0
1983
54.649.984
748.525
559.655
+ 188.870
+ 56.000
0
1984
54.894.854
759.939
542.490
+ 217.449
+ 45.000
0
1985
55.157.303
768.431
552.496
+ 215.935
+ 38.000
0
1986
55.411.238
778.468
546.926
+ 231.542
+ 39.000
0
1987
55.681.780
767.828
527.466
+ 240.362
+ 44.000
0
1988
55.966.142
771.268
524.600
+ 246.668
+ 57.000
0
1989
56.269.810
765.473
529.283
+ 236.190
+ 71.000
0
1990
56.577.000
762.407
526.201
+ 236.206
+ 80.000
- 52.545
1991
56.840.661
759.056
524.685
+ 234.371
+ 90.000
- 54.499
1992
57.110.533
743.658
521.530
+ 222.128
+ 90.000
- 53.500
1993
57.369.161
711.610
532.263
+ 179.347
+ 70.000
- 53.500
1994
57.565.008
710.993
519.965
+ 191.028
+ 50.000
- 53.501
1995
57.752.535
729.609
531.618
+ 197.991
+ 40.000
- 54.567
1996
57.935.959
734.338
535.775
+ 198.563
+ 35.000
- 53.504
1997
58.116.018
726.768
530.319
+ 196.449
+ 40.000
- 53.505
1998
58.298.962
738.080
534.005
+ 204.075
+ 45.000
- 51.424
1999
58.496.613
744.791
537.661
+ 207.130
+ 60.000
+ 94.455
2000
58.858.198
774.782
530.864
+ 243.918
+ 70.000
+ 94.456
2001
59.266.572
770.945
531.073
+ 239.872
+ 85.000
+ 94.455
2002
59.685.899
761.630
535.144
+ 226.486
+ 95.000
+ 94.456
2003
60.101.841
761.464
552.339
+ 209.125
+ 100.000
+ 94.455
2004
60.505.421
767.816
509.429
+ 258.387
+ 105.000
+ 94.456
2005
60.963.264
774.355
527.533
+ 246.822
+ 95.000
+ 94.647
2006
61.399.733
796.896
516.416
+ 280.480
+ 115.025
0
2007
61.795.238
785.985
521.016
+ 264.969
+ 74.756
0
2008
62134963 (p)
796.044
532.131
+ 263.913
+ 75000 (p)
0
2009
62473876 (p)
793.420
538.116
+ 255.304
+ 70000 (p)
0
2010
62799180 (p)
797000 (p)
535000 (p)
+ 262000 (p)
+ 75000 (p)
0
2011
63136180 (p)
nd
nd
nd
nd
nd

Anche negli Stati Uniti d'America dal 1960 ad oggi il SALDO NATURALE è sempre stato positivo, ma nonostante ciò il numero degli immigrati, in particolare di latinos e messicani, è aumentato esponenzialmente. Ad oggi, su 312.664.123 abitanti, gli immigrati sono stimati in 39.956.000 milioni, di cui oltre 29.000.000 messicani.

Nel 2008 negli Stati Uniti d'America sono nati 4.248.000 bambini mentre i decesi sono stati 2.473.000, per un saldo naturale di 1.775.000 persone.

Inoltre bisogna evidenziare i 14.000.000 di disoccupati, ed un numero di clandestini nel 2011 stimato in 11.000.000, di cui in gran parte messicana. Pensate sia saggio mantenere lo Ius soli in queste condizioni?

Table 78. Live Births, Deaths, Marriages, and Divorces: 1960 to 2008
[4,258 represents 4,258,000. Beginning 1970, excludes births to, and deaths of nonresidents of the United States. See Appendix III]
Year
Number
Rate per 1,000 population
Births (1,000)
Deaths
Marriages \2 (1,000)
Divorces \3 (1,000)
Births
Deaths
Marriages \2
Divorces \3
Total (1,000)
Infant \1 (1,000)
Total
Infant \1
1960
4.258
1.712
111
1.523
393
23,7
9,5
26,0
8,5
2,2
1965
3.760
1.828
93
1.800
479
19,4
9,4
24,7
9,3
2,5
1970
3.731
1.921
75
2.159
708
18,4
9,5
20,0
10,6
3,5
1971
3.556
1.928
68
2.190
773
17,2
9,3
19,1
10,6
3,7
1972
3.258
1.964
60
2.282
845
15,6
9,4
18,5
10,9
4,0
1973
3.137
1.973
56
2.284
915
14,8
9,3
17,7
10,8
4,3
1974
3.160
1.934
53
2.230
977
14,8
9,1
16,7
10,5
4,6
1975
3.144
1.893
51
2.153
1.036
14,6
8,8
16,1
10,0
4,8
1976
3.168
1.909
48
2.155
1.083
14,6
8,8
15,2
9,9
5,0
1977
3.327
1.900
47
2.178
1.091
15,1
8,6
14,1
9,9
5,0
1978
3.333
1.928
46
2.282
1.130
15,0
8,7
13,8
10,3
5,1
1979
3.494
1.914
46
2.331
1.181
15,6
8,5
13,1
10,4
5,3
1980
3.612
1.990
46
2.390
1.189
15,9
8,8
12,6
10,6
5,2
1981
3.629
1.978
43
2.422
1.213
15,8
8,6
11,9
10,6
5,3
1982
3.681
1.975
42
2.456
1.170
15,9
8,5
11,5
10,6
5,1
1983
3.639
2.019
41
2.446
1.158
15,6
8,6
11,2
10,5
5,0
1984
3.669
2.039
40
2.477
1.169
15,6
8,6
10,8
10,5
5,0
1985
3.761
2.086
40
2.413
1.190
15,8
8,8
10,6
10,1
5,0
1986
3.757
2.105
39
2.407
1.178
15,6
8,8
10,4
10,0
4,9
1987
3.809
2.123
38
2.403
1.166
15,7
8,8
10,1
9,9
4,8
1988
3.910
2.168
39
2.396
1.167
16,0
8,9
10,0
9,8
4,8
1989
4.041
2.150
40
2.403
1.157
16,4
8,7
9,8
9,7
4,7
1990
4.158
2.148
38
2.443
1.182
16,7
8,6
9,2
9,8
4,7
1991
4.111
2.170
37
2.371
1.187
16,2
8,6
8,9
9,4
4,7
1992
4.065
2.176
35
2.362
1.215
15,8
8,5
8,5
9,3
4,8
1993
4.000
2.269
33
2.334
1.187
15,4
8,8
8,4
9,0
4,6
1994
3.953
2.279
31
2.362
1.191
15,0
8,8
8,0
9,1
4,6
1995
3.900
2.312
30
2.336
1.169
14,6
8,7
7,6
8,9
4,4
1996
3.891
2.315
28
2.344
1.150
14,4
8,6
7,3
8,8
4,3
1997
3.881
2.314
28
2.384
1.163
14,2
8,5
7,2
8,9
4,3
1998
3.942
2.337
28
2.244
\4 1,135
14,3
8,5
7,2
8,4
\4 4.2
1999
3.959
2.391
28
2.358
(NA)
14,2
8,6
7,1
8,6
\4 4.1
2000
4.059
2.403
28
2.315
\4 944
14,4
8,5
6,9
8,3
\4 4.1
2001
4.026
2.416
28
2.326
\4 940
14,1
8,5
6,8
8,2
\4 4.0
2002
4.022
2.443
28
2.290
\5 955
13,9
8,5
7,0
7,8
\5 3.9
2003
4.090
2.448
28
2.245
\6 927
14,1
8,4
6,9
7,7
\6 3.8
2004
4.112
2.398
28
2.279
\7 879
14,0
8,2
6,8
7,8
\7 3.7
2005
4.138
2.448
28
2.249
\8 847
14,0
8,3
6,9
7,6
\8 3.6
2006
4.266
2.426
29
\9 2,193
\8 872
14,2
8,1
6,7
\9 7.4
\8 3.7
2007
4.316
2.424
29
2.197
\8 856
14,3
8,0
6,8
7,3
\8 3.6
2008
4.248
2.473
28
2.157
\8 844
14,0
8,1
6,6
7,1
\8 3.5

ITALIA - FRANCIA - STATI UNITI D'AMERICA

Abbiamo preso atto della seguente situazione:

NASCITE - DECESSI - SALDO NATURALE

1) In Francia il saldo naturale è fortemente positivo.
2) Negli USA il saldo naturale è fortemente positivo.
3) In Italia il saldo naturale dal 1993 (esclusi gli anni 2004 e 2006) è negativo.

DISOCCUPAZIONE

1) In Francia la disoccupazione è al 10 %.
2) Negli USA la disoccupazione è del 9,2 %.
3) In Italia la disoccupazione è del 8,3 %.

STRANIERI RESIDENTI

1) In Francia nel 2008 erano 5.342.288 unità.
2) Negli USA nel 2010 39.956.000 unità.
3) In Italia al 1° Gennaio 2011 4.570.317 unità.

CLANDESTINI

1) In Francia stime al ribasso indicano una presenza di 400.000 unità.
2) Negli USA si stimano 11.000.000 di unità.
3) In Italia le stime indicano circa 1.000.000 di unità.

L'analisi è chiara. L'immigrazione non è correlata alle nascite nè ai posti di lavoro disponibili. Lo Ius soli non è altro che uno stimolo ad un'immigrazione clandestina per vincere la lotteria del passaporto americano (negli USA), e se la proposta di legge passerà in Italia, il passaporto italo/europeo diventerà ambito da milioni di stranieri che vorranno un futuro lontano dalla propria patria per i loro figli, facendo diventare l'Italia, data la sua posizione logistica e geografica, la meta ideale dei migranti, per poi invadere il resto d'Europa da "italiani" sulla carta.

L'Italia non deve assolutamente percorrere la strada dello Ius soli, ma addirittura deve limitare fortemente in flussi regolari in ingresso e rimuovere ogni aiuto e soccorso agli stranieri che giungono a Lampedusa, dichiarando quell'isola possedimento italiano senza però aver diritto per chi sbarca di approdare o essere condotto nell'Italia continentale. Al contempo bisogna potenziare i controlli nel mare Adriatico ed in particolare nel canale di Otranto.

Infine, ripercorrere la strada del Regno Unito, della Francia e dei paesi scandinavi per quanto concerne l'assistenza alle famiglie, attraverso la quale la nostra popolazione tornerà ad una natalità sempre più vicina a 2,11 figli per donna, considerato il tasso ideale di sostituzione della popolazione per garantire la stabilità sotto ogni profilo, sociale ed economico.

NULLA È INESORABILE ED INELUTTABILE, MA TUTTO DIPENDE DALLA NOSTRA VOLONTÀ E DALLA NOSTRA DETERMINAZIONE. SOLO IN NOI STESSI RISIEDE LA SPERANZA DEL NOSTRO POPOLO.

Del tema delle seconde generazioni ma più in generale di tutti i temi concernenti l'immigrazione si parla in uno spettacolo teatrale
che replica per l'ultima volta oggi, a Milano, al Teatro frigia (precotto) alle 16.15.

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