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La credibilità non basta: ora i mercati chiedono crescita

Lo spread, dopo il calo dei giorni scorsi, è tornato a salire. Perché? Preoccupa la recessione, ma n

Indice di borsa (Afp)

L’Italia torna a risentire dei timori legati alla crisi dell’eurozona. Lo spread, cioè il differenziale di rendimento, fra titoli di Stato italiani e tedeschi torna sopra i 400 punti base, salvo poi scendere nel tardo pomeriggio. Preoccupa la recessione, ma non solo. La risoluzione sulla crisi di Atene è lungi dall’essere completa e cresce il dibattito sugli effetti di un’eventuale default ellenico. Sull’onda di queste paure, il costo del rifinanziamento del debito italiano è tornato a crescere. Infatti, il rendimento dei titoli di Stato decennali italiani è salito oltre quota 5,70%, nonostante le buone aste che sono state condotte dal Tesoro negli ultimi due mesi. La colpa va anche ricercata in Goldman Sachs, che ha deciso di terminare l’acquisto di bond italiani in favore di quelli francesi.

Grecia e tensioni nell’eurozona. Ma non solo. Il vento favorevole verso l’Italia è girato anche per colpa di Goldman Sachs. La banca americana ha infatti finito il trade fra Buoni del Tesoro poliennali (Btp) e Oat, i titoli di Stato francesi. Pochi mesi fa la regina di Wall Street aveva raccomandato ai propri clienti di aprire posizioni posizioni rialziste sui titoli di Stato italiani e ribassiste su quelli francesi. Il seguito che aveva avuto la mossa della banca di Lloyd Blankfein era stato elevato e diverse altre entità aveva fatto lo stesso. Ora il trade è terminato. Goldman Sachs lo ha comunicato in grande stile. Diverse banche d’affari hanno preso la raccomandazione dell’istituto statunitense in parola e hanno iniziato a fare quanto fatto fra maggio e novembre dell’anno scorso, cioè vendere i titoli di Stato italiani.

Ma non è solo per colpa di Goldman Sachs. In realtà, i mercati finanziari hanno cominciato a rivedere le proprie stime sull’Italia da alcune settimane. Come spiegano diverse fonti bancarie, la prova risiede nel bid-to-cover, il coefficiente fra domanda e offerta dei bond nelle emissioni sul mercato primario. «Il calo costante nelle ultime aste è la prova che tutto sommato non c’è molto appeal sui titoli di Stato italiani», spiega un analista di Morgan Stanley a Linkiesta. «Il trade di Goldman Sachs è stato interessante e in tanti lo hanno seguito, contribuendo ad abbassare il rendimento generale, ma non è abbastanza per determinare il trend che è ripreso», continua.

C’è poi la Grecia. Il debito pubblico spaventa e intimorisce soprattutto gli investitori. La scadenza principale è quella del 20 marzo, quando andrà in scadenza il maxi bond da 14,5 miliardi di euro. Secondo le ultime indiscrezioni del rapporto della troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea, Ue) nelle casse dell’erario sono rimasti fra i cinque e i sei miliardi di euro. Troppo poco, quindi per rimborsare l’obbligazione che sta spaventando Atene. Prende quindi piede l’opportunità, da parte dell’Europa, di prendere una decisione definitiva sul rimborso diretto in caso di deragliamento delle trattative. Come ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, tutto sarà risolto entro il prossimo lunedì 20 febbraio. Si vedrà se nemmeno questa volta verrà rispettato l’ultimatum oppure no.

Tuttavia, a preoccupare gli investitori c’è il fatto che l’Italia non sia in grado di tornare alla crescita economica nel 2012. Gli ultimi dati sul Prodotto interno lordo (Pil) nel 2011 sono stati rivisti al ribasso e la preoccupazione del Fondo monetario internazionale è che lo scenario possa peggiorarsi anche nell’anno in corso. A poco è servito il road show negli Stati Uniti da parte del presidente del Consiglio Monti. Il rischio, dopo la rinnovata considerazione a livello internazionale, è che non si riescano a mettere in campo adeguate misure per la crescita economica. «Come per la Grecia, il pericolo che corre l’Italia è quello che non ci sia margine operativo per le misure a favore della crescita», spiega una nota di Goldman Sachs.

La vera partita per l’Italia, superato indenne sia gennaio sia febbraio, sarà a cavallo fra il primo e il secondo trimestre. Le elezioni francesi, infatti, sembrano essere lo spartiacque della crisi dell’eurozona. Il presidente uscente Nicolas Sarkozy ha ieri ribadito che si presenterà alle presidenziali. E dovranno essere fatte delle scelte. O con o contro l’euro. Anche l’Italia dovrà decidere con chi schierarsi. E non è detto che gli investitori internazionali siano d’accordo con la scelta finale.  

fabrizio.goria@linkiesta.it
Twitter: @Fgoria

 

Comments

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
17 February 2012 - 10:58

Gli investitori non sono stupiti né preoccupati del PIL in contrazione in Italia, perché per nessuna ragione al mondo potrebbe andare diversamente. Se si taglia con decisione il deficit pubblico a partire da una situazione di crescita debolissima, il risultato è matematicamente la recessione, che è certa nel 2012, io non mi stupirò nemmeno se ci sarà anche nel 2013.

cesarepicco's picture
Inviato da: cesarepicco
16 February 2012 - 21:31

Cio' che mi fa tremare e' che le azioni finanziarie quotate in borsa, ora si chiamano nazioni.
Le persone, investitori, ora si chiamano banche e i cittadini sono spariti dal gioco. C'e' una spersonalizzazione terrificante e la spersonalizzazione storicamente sa giustificare gli stermini di massa.
Bell'articolo. Ciao, cesare

Sinigagl's picture
Inviato da: Sinigagl
16 February 2012 - 20:03

Ecco.
Dopo questo articolo apocalittico il differenziale è sceso a 376...
Per dire eh.

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