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Ma quale Risorgimento? Al Nord studino i Savoia, al Sud i Borbone

Il Carroccio vuole portare il federalismo in classe. All’esame della Camera una proposta di legge pe

Giuseppe Garibaldi

La storia italiana? Tutta da ristudiare. Regione per regione, presto ogni istituto scolastico potrebbe essere libero di reinterpretare la memoria comune del nostro Paese. In base al «contributo» offerto dalla propria comunità locale. Largo ai nuovi saperi: se il progetto della deputata leghista Paola Goisis diventerà legge, le materie in pagella cresceranno di numero. E i più giovani dovranno iniziare a studiare il dialetto e la storia locale. Merito della proposta di legge “Disposizioni per l’insegnamento delle specificità culturali, geografico-storiche e linguistiche delle comunità territoriali e regionali”. Un testo presentato a Montecitorio nel 2008, in questi giorni all’esame del comitato ristretto della commissione Cultura della Camera.

La scuola diventa federalista. «Lo studio di geografia e storia - si legge nella presentazione del documento - dovrà essere sempre più specializzato e dettagliato relativamente alle realtà regionali». Un cambiamento con qualche piccolo effetto collaterale. «Il Risorgimento stesso - viene spiegato - deve essere ri-studiato su basi anche regionali». Insomma, a ogni scuola la “sua” Unità d’Italia. «Lo studio della realtà “Sabauda” per gli studenti del Piemonte può assumere un’importanza non inferiore a quella che riveste lo studio della realtà “Borbone” per gli studenti delle regioni meridionali o del califfato arabo e dei ducati normanni per gli studenti della Sicilia».

Resta un dubbio. Se gli studenti piemontesi approfondiranno la storia sabauda e quelli meridionali le vicende borboniche, arrivati al Risorgimento cosa studieranno i liceali di Trento e Trieste? Probabilmente salteranno l’intero capitolo. Andrà meglio ai coetanei romani. Almeno loro - la Capitale è stata annessa al Regno d’Italia solo nel 1870 - potrebbero cavarsela con una riduzione del programma. Per Giovanna Melandri, ex ministro ed esponente Pd in commissione Cultura, di questo passo rischia di venire meno la memoria storica condivisa del Paese. L’essenza stessa della comunità nazionale. «Ci troviamo davanti a un delirio - racconta - Al tentativo provocatorio di riscrivere la storia. E nel caso della Lega Nord non è la prima volta». La veneta Paola Goisis, di mestiere insegnante di storia alle superiori, taglia corto: «Ma insomma - spiega - perché i nostri ragazzi devono imparare a memoria i nomi dei sette re di Roma e non quelli dei dogi veneziani?».

Al centro delle polemiche anche la tempistica dell’iter: la proposta di legge ha iniziato il suo percorso alla Camera proprio nell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Una ricorrenza costruita ad arte, secondo la deputata leghista. «Le celebrazioni dello scorso anno - racconta Paola Goisis al telefono - non hanno presentato il Risorgimento in maniera veritiera». Troppe manifestazioni: «Mi sembra che sia stato tutto un po’ enfatizzato». Se il suo progetto diventerà legge, almeno gli studenti saranno meno suggestionabili. Ogni istituto scolastico potrà presentare la storia d’Italia come meglio crede. «L’obiettivo è raccontare ai giovani la verità - continua la parlamentare veneta - Dobbiamo aprire gli occhi ai nostri ragazzi e tutelare la memoria storica di ogni regione. Perché quando i Savoia sono scesi al Sud hanno fatto man bassa delle culture e delle libertà di quelle terre. Eppure nessuno oggi racconta la storia del brigantaggio». Giovanna Melandri non è d’accordo: «In un paese come il nostro, alle prese con processi di disgregazione sociali e e geografici, ci manca solo il revisionismo storico». Ecco perché la democrat promette battaglia in commissione. «Credo che sia il caso di fermare questa proposta di legge».

Paola Goisis - che un anno fa aveva già presentato un progetto di legge per istituire gli albi regionali degli insegnanti e “localizzare” il corpo docenti - si difende dalle accuse. «Vorrei sgombrare il campo dai timori. Nella mia proposta l’insegnamento della storia e della cultura regionale si affiancherà a un programma didattico comune». Insomma, la storia nazionale non verrà cancellata. Sarà però ridimensionata, dato che le ore di lezione non aumenteranno. «In questo caso - conclude la deputata - gli insegnanti dovranno essere in grado di giostrare bene il tempo a propria disposizione». 

: cultura / Goisis / lega / Melandri / pd / Risorgimento / storia

Comments

nessuno's picture
Inviato da: nessuno
1 February 2012 - 18:44

Mi sembrano inutili queste rivisitazioni sul risorgimento, la storia, la geografia etc
Ci siamo dimenticati che ormai viviamo nell'era della globalizzazione e tutti questi metodi frazionistici non fanno altro che renderci più vulnerabili di quanto già siamo?

aniram's picture
Inviato da: aniram
31 January 2012 - 22:58

Dovrebbe sedere alla Camera un signore con la qualifica di "randellatore" (tanto uno stipendio in + o in meno), cosicché quando qualcuno se ne esce con delle idiozie che non stanno ne in cielo ne in terra gli da una bella randellata in testa. Ma a tutti voi sembra questo il tempo di discutere del tipo di storia da insegnare e di portare i dialetti in classe? povero maestro Manzi, lui che ha fatto veramente l'Italia insegnando l'italiano in TV, si starà rigirando nella tomba. Gia in Friuli hanno questa mania del friulano in classe, del mediatore culturale negli uffici pubblici ,affinché se voglio richiedere un certificato in friulano qualcuno" deve "rispondermi anche in friulano e i cartelli stradali indicatori delle direzioni sono 2 uno in italiano e l'altro in friulano quindi Venezia-Vignesie. E in ogni paesello dovrebbero insegnare il dialetto locale? e poi quando si passa alle superiori e da Asti voglio andare a Torino, come si fa? Il dialetto e diverso.....anche se sempre piemontese
L'altro giorno per lavoro eravamo collegati via Skype in quattro, uno in Italia, uno a Zurigo, uno a Francoforte e infine Miami. E mi sono detta... "che peccato, se avessi studiato il piemontese a scuola"
Ma qualcuno si e accorto che l'Italia dei Comuni e passata da un pezzo?

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
31 January 2012 - 16:42

Al nord allora dovrebbero cominciare a studiare la dominazione austriaca...forse così rimpiangeranno l'Italia e l'unificazione italiana che ha dato loro una prosperità e un benessere inimmaginabili...sputano sul piatto dove mangiano questi bifolchi leghisti...

Luca's picture
Inviato da: Luca
31 January 2012 - 17:38

Ecco porre la questione in questo modo è italioti, ossia buttarla subito in politica.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
31 January 2012 - 16:28

GIUSTISSIMO!! così finalmente al SUd si potrà insegnare che i Briganti erano in realtà partigiani che resistevano all'invasione piemontese, che ha devastato e depredato il meridione, vera culla di civiltà prima che i barbari calassero al sud, con l'aiuto di Inglesi e francesi.
LA Storia va rivista (il sano e giusto revisiosmo) completamente, dal medioevo a... ieri compreso! (visto il numero di menzogne passate per vere..)

danilomarx's picture
Inviato da: danilomarx
31 January 2012 - 16:11

perchè limitarci al risorgimento? io propongo al sud il greco, centro italia il latino e al nord il visigoto.

poi voglio vedere come lo fai l'esame di maturità... e soprattutto cosa scrivi nel tuo cv

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
31 January 2012 - 15:49

http://ivancrico.blogspot.com/2009/10/linsegnamento-dei-dialetti-scuola....

Insegnare le storie d'Italia non significa non ritenere importanti gli elementi comuni.
Insegnare le lingue d'Italia non significa che l'italiano non si debba insegnare, non significa che non si debba studiare l'inglese e altre lingue straniere.
Il punto è che fino a quando determinate posizioni vengono viste come leghiste non c'è scampo, perchè in Italia non si riesce a parlare nel merito della questione ?
In Sicilia si può perchè in altre regioni no?
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/scuola/2011/19...

Perchè non si parla della questione concreta invece di vedere tentativi separatisti dappertutto?

Roberto Orsi's picture
Inviato da: Roberto Orsi
31 January 2012 - 15:46

Credo che inevitabilmente, nel prossimo futuro, lo stato dovrà uscire dall'istruzione. Esiste un mercato immenso di famiglie disposte a pagare profumatamente per l'educazione dei loro figli, se solo si potesse uscire dalle rigide regole ministeriali. La libertà d'insegnare deve andare pari passo con l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Voglio fondare una scuola dove si insegna la storia veneta? Perché il governo me lo dovrebbe impedire? Lo stesso vale per una scuola ebraica, musulmana, o cinese. Noi possiamo teorizzare la morte dello stato nazione come cosa buona e giusta (secondo i dettami del pensiero politicamente corretto postcoloniale e globalista) e continuare a pensare che si debbe insegnare il Risorgimento come lo studiai io vent'anni fa nella scuola pubblica. Se l'Italia è solo un "posto" con della "gente", ed è questo il progetto al quale stiamo alacremente lavorando da decenni (vedi le ultime proposte sulla cittadinanza), dobbiamo conseguentemente rinunciare alla formazione di una coscienza nazionalista, e dunque abbandonare le sue propaggini storico-pedagogiche. L'educazione dovrebbe perdere di significato politico agli occhi dello stato, perché è proprio lo stato italiano, lo stato degli Italiani, che sta perdendo significato.

luigi zoppoli's picture
Inviato da: luigi zoppoli
31 January 2012 - 15:32

I leghisti non hanno idea di cosa il federalismo sia, e l'orrenda legge nelle parti finora approvate lo dimostrano. I leghisti che parlano di cultura sono un ossimoro. Questi sono solo dei parafascisti cultori dell'autarchia mentale, economica e culturale del tutto ignoranti di cosa e come debba costituire programmi scolastici e formativi. Anzi farebbero bene ad iscriversi a qualche scuola serale di recupero.

Nicola's picture
Inviato da: Nicola
31 January 2012 - 15:20

Nel 1509 sui bastioni di Padova il motto delle truppe veneziane a difesa della città da Francesi e Imperiali era "Viva l'Italia! Viva la libertà!". Magari Paola Goisis dovrebbe studiare prima di proporre queste idiozie.

Dan's picture
Inviato da: Dan
31 January 2012 - 14:03

Non è un idea cattiva. Molto spesso lo studio delle realtà territoriali viene ignorato. E se viene affiancato al programma di storia tradizionale, tanto meglio.

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
31 January 2012 - 14:02

In realtà già studiamo un dialetto, l' italiano e una storia locale, quella italiana.
Sarebbe meglio assicurarsi che i nostri cittadini non si trovino analfabeti quando attraversano il confine della Repubblica, il livello della conoscenza dell' inglese è miserabile anche nelle più giovani classi d' età, ma dubito che i politici della Lega se ne siamo mai accorti.

Luca's picture
Inviato da: Luca
31 January 2012 - 15:51

Questo è un altro problema, mi scusi ma è logica.
Il problema che lei ha posto non è riconducibile ad una proposta (l'aspetto negativo è che tale proposta viene lasciata monopolisticamente alla lega) di maggiore attenzione per le storie d'Italia e le lingue d'Italia.

singapore's picture
Inviato da: singapore
31 January 2012 - 13:59

Alla voce "Dogi della Repubblica di Venezia", Wikipedia riporta un elenco di nomi che vanta più di 120 righe.
Voglio proprio vede' che s'inventano perché restino impressi nella memoria dei loro pupilli..
Ma con gran pena le...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
31 January 2012 - 16:30

se per te è difficile non è detto che lo sia anche per gli altri...il solito assolutismo cialtrone...

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