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Italiani che ci provano:100mila neo imprenditori in 6 mesi

Tutto sembra volgere al peggio: economia, lavoro, finanza pubblica. Eppure lo spirito imprenditorial

L’economia che ristagna. La disoccupazione all’8% che colpisce soprattutto giovani e donne. L’apparato statale che è sempre più un problema. Le tensioni finanziarie sull’Italia che alimentano l’angoscia sul futuro. I motivi per scoraggiarsi, insomma, non mancano. Ma ci sono anche gli italiani che non si rassegnano e, anche partendo con poco, compiono un atto di fiducia in se stessi e nel futuro, senza aspettare che la soluzione cali dall’alto.

Accade così che nei primi sei mesi di quest’anno 100mila neo imprenditori hanno deciso di aprire una nuova attività. Di essi quasi un quarto, il 24,5%, ha meno di trent’anni, e se si includono tutti gli under 35 la percentuale sale al 45 per cento. A rivelarlo è una ricerca realizzata da Unioncamere, l’associazione delle Camere di commercio, su un campione di 4mila neo-imprenditori che hanno avviato un’azienda tra il gennaio e il 30 giugno 2011. Il profilo socio-anagrafico del neo-imprenditore vede svettare (75% dei casi) gli uomini con meno di 40 anni e un diploma di scuola superiore.

Che cosa ha spinto a compiere il grande passo? In una buona metà dei casi, è il desiderio di indipendenza e di affermazione personale, la consapevolezza delle opportunità di mercato. Ma quasi un terzo dei nuovi imprenditori (il 32,9%) è stato mosso dalla necessità di lavorare, magari dopo aver cercato invano un impiego da dipendente. E così sono finiti per ingrossare le fila delle partite Iva in cerca di committenza.

In ogni caso, quello rilevato è un dato molto interessante, che mostra come anche oggi ci sia spazio per ribaltare la crisi in opportunità. I settori preferiti sono il commercio, i servizi alla persone, le costruzioni e l’immobiliare. Il commercio all’ingrosso e al dettaglio è in particolare quello che ha mobilitato più i giovani: ci sono infatti 200 mila imprese, il 27,6% del totale di aziende guidate da imprenditori “under 35”. In agricoltura, invece, sono oltre 65 mila imprese giovanili (il 9% delle aziende agricole italiane).

Da notare che non sempre sono necessari grandi capitali, anzi. La ricerca di Unioncamere mostra anzi che in molti casi i “numeri” per avviare l’azienda sono da microcredito. Nel 46,8% dei casi, infatti, l’investimento iniziale non supera i 5mila euro. Quanto, infine, alla distribuzione geografica, è il Sud che detiene il primato  di concentrazione di imprese under 35 (40,7%), secondo il Nord Ovest con il 24,4 per cento.

La fotografia è tratta dall’album Flickr di brancaleone71

 

 

Comments

Lorenzo Dilena's picture
Inviato da: Lorenzo Dilena
8 November 2011 - 17:43

Unioncamere e InfoCamere precisano che le statistiche si riferiscono alle sole attivita' economiche svolte in forma di impresa e che, pertanto, sono tenute all'iscrizione alle Camere di commercio. Gli iscritti a ordini professionali e più in generale le “partita Iva” non sono tenuti a iscriversi al Registro delle Imprese. Detto in altri termini, il dato della ricerca (i 100mila nuovi imprenditori in sei mesi) non coincide con il “popolo delle partite Iva", e anzi ne è un minuscolo sottinsieme.

marina's picture
Inviato da: marina
7 November 2011 - 12:08

Solo per sapere, mia figlia che lavora come giornalista, in effetti come subordinato, ha dovuto aprire partita iva, fa parte anche lei dei 100.000? No perché oltre che a prendere uno stipendio minimo viene pagata quando si ricordano.Spero che un giorno non si scriverà "Erano 100.000 erano giovani e forti e sono morti"

Pastore Sardo's picture
Inviato da: Pastore Sardo
6 November 2011 - 10:49

In Sardegna Regione e Comuni stanno perseverando nel drogare il mercato del lavoro, adesso si usa con il microcredito, inizi a restituire tra un anno per cinque anni.
Vedrete che numeri troverete tra un paio di anni di disperati inesperti che si troveranno in condizioni fallimentari e indebitati, sarà un disastro.
La nostra politica sarda sa solo elargire e distribuire senza strategia e costruzione sistemica di posti di lavoro.

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Inviato da: Anonimo
6 November 2011 - 01:36

Se un personaggio dei fumetti apre la partita IVA col regime dei minimi e praticamente lavora solo per un cliente guadagnando 5 euro lordi l'ora e' uno dei che viene conteggiato tra i vostri 100.000 "imprenditori" baldanzosi e lanciati verso un futuro piu' bello e piu' grande che pria? E va a fare compagnia a quelli che le statistiche ufficiali conteggiano come "occupati" quando lavorano part-time 3 ore la settimana? Che belle le barzellete!

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Inviato da: gian
5 November 2011 - 20:48

L'aumento delle partite Iva nasconde spesso lavori subordinati. O piccoli ma piccoli imprenditori e questa imprenditorialità diffusa è un problema per l'Italia. Infatti gli altri paesi europei hanno più dipendenti e imprese competitive. Inoltre dimostra che in Italia non c'è problema di flessibilità di lavoratori a partita Iva da sottopagare c'è ne sono tanti. Sarebbe più interessante leggere un articolo con l'identikit di questi imprenditori per scoprire tutto il marcio che ci sta sotto

Lorenzo Dilena's picture
Inviato da: Lorenzo Dilena
5 November 2011 - 20:35

@Anonimo delle 19:07. «Il conto dei default aperti nella prima metà dell’anno supera così i 6 mila casi, cui corrisponde un incremento del +10,3% rispetto al primo semestre 2010». Per maggiori informazioni:
http://www.cervedgroup.com/c/document_library/get_file?uuid=eb0a3094-6179-402a-9c27-95a4f024a3cb&groupId=20536

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 November 2011 - 20:07

vorrei anche sapere quante sono le imprese che hanno chiuso nei primi sei mesi,credo che sia un dato fondamentale...

wikipolis's picture
Inviato da: wikipolis
5 November 2011 - 18:47

Non vorrei sembrare pessimista ma ogni economista che si occupa di Terzo Mondo sa che dove non ci sono imprese tutti sono imprenditori. Ma se tutti sono imprenditori allora nessuno lo è.
PS: da Jim O'Neil in poi Terzo Mondo non è più abbastanza sexy come espressione ma visto che il 60% dei ricchi cinesi vorrebbero lasciare la Cina ( o si stanno muovendo per farlo) immagino cosa accadrà al ricco Angolano o Mozambichese arricchitosi con il Crony Capitalism Energetico di Stato. So much so for the Rule of Law and Niall Ferguson's killer apps.
http://www.chinadaily.com.cn/usa/business/2011-11/03/content_14028392.htm

Lorenzo Tondi's picture
Inviato da: Lorenzo Tondi
5 November 2011 - 18:45

Il problema non è la mancanza di nuove imprese, ma il fatto che durano poco, perché operano in un contesto soffocante ed impraticabile.

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