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Opa Impregilo, Salini esita ma accordarsi con Gavio è dura

Salini ha smentito l’ipotesi di Opa sul colosso italiano delle costruzioni, ma ha ribadito la determ

Nella battaglia per il controllo di Impregilo, la Salini prende tempo ma conferma l’interesse strategico. L’Opa non è stata oggetto di alcuna decisione, ha fatto sapere la società guidata da Pietro Salini, anche se a Piazza Affari c’è molta voglia di credere a una sana competizione per il controllo del gruppo di costruzioni.

Non è la prima volta che circolano voci di una possibile offerta pubblica, ma ieri l’ipotesi ha avuto l’imprimatur dell’agenzia Reuters, che ha citato «una fonte vicina alla situazione». Immediata la reazione del mercato, con il titolo Impregilo in impennata del 3%, anche se poi ha chiuso a 2,66 euro (+1,68%), il che porta l’incremento delle quotazioni al 75% da settembre. 

Da mesi Salini sta scalando il colosso italiano delle costruzioni.  Al momento, la società romana dichiara una quota del 15% di Impregilo, che si contrappone al 29,9% dell’attuale socio di controllo, la holding Igli. Quest’ultima è partecipata dai Benetton, che via Autostrade hanno un terzo del capitale, e dal gruppo Gavio (33,3%), che di recente ha rilevato anche il 33% di Fondiaria Sai. L’assetto di Igli è comunque in via di definizione: entro fine febbraio i Benetton potranno esercitare un’opzione d’acquisto sulla quota ceduta da Fon-Sai.

Secondo diversi operatori, il rastrellamento da parte dei Salini starebbe proseguendo in direzione della successiva soglia di rilevanza (20%). Più difficile capire le mosse di Gavio, comunque intenzionato a non mollare, e i Benetton, che stanno valutando il da farsi. Fonti finanziarie riferiscono che qualche mano amica dell’attuale nocciolo di controllo starebbe effettuando acquisti a scopo difensivo. 

Verso quale scenario si va, allora? Salini ha confermato «la motivazione di carattere strategico dell’investimento effettuato in Impregilo e la volontà di perseguire un accordo di carattere industriale con la società, nell’interesse di tutti gli azionisti», pur senza aver «assunto alcuna determinazione in merito a possibili offerte di acquisto o scambio». Dichiarazioni apparentemente pacifiche. Ma se la determinazione non c’è (ancora) sull’Opa è invece molto forte sul progetto di industriale. Pietro Salini punta a un’aggregazione fra la sua società e Impregilo per creare un operatore globale di rilievo nelle costruzioni con un fatturato che in tre anni potrebbe sfiorare 5 miliardi di euro. Secondo uno studio commissionato dai Salini, e citato dalla Reuters, la fusione potrebbe generare sinergie di costi e di ricavi per 100 milioni all’anno.

Tutto questo poggia su un obiettivo: abbondanare il modello misto di costruttore e concessionario di Impregilo, caro invece ai Gavio. Attraverso la Sias, questi ultimi gestiscono in proprio diverse tratte autostradali (Torino-Piacenza, Cisa, Autostrada dei Fiori, etc.), per le quali le imprese del gruppo eseguono poi i lavori di costruzione e manutenzione. La stessa Impregilo possiede il 29,2% di Ecorodovias, società brasiliana che gestisce una rete autostradale di quasi 2mila chilometri. Per Salini, al contrario, l’uscita dalle concessioni per concentrarsi sulle costruzioni è l’elemento qualificante del progetto. Non è perciò ancora chiaro in che modo le due idee di Impregilo possano coesistere, senza andare a uno scontro per il controllo o senza che una delle due “anime” del gruppo rinunci a qualcosa. Dal punto di vista del mercato, l’Opa rimane la strada più semplice e trasparente, anche se trovare i finanziamenti non sarà facile.

In alternativa, la sfida per il controllo potrebbe puntare al cambio del consiglio di amministrazione, passando per l’assemblea dei soci, con corredo di battaglia per raccolta delle deleghe di voto. Per Salini questa sarebbe una strada più economica rispetto all’Opa ma ha una probabilità di riuscita minore, sebbene possa contare sull’appoggio di investitori istituzionali. Nell’uno e nell’altro caso, molto dipenderà dall’orientamento dei Benetton, che nei prossimi mesi dovranno decidere anche sul rinnovo del patto di sindacato di Igli (in scadenza a luglio 2012, con disdetta da comunicare 120 giorni prima), ma anche dalla disponibilità delle banche a supportare l’uno o l’altro dei contendenti.

lorenzo.dilena@linkiesta.it

: Atlantia / gavio / igli / Impregilo / salini

Comments

michele d'A.'s picture
Inviato da: michele d'A.
25 January 2012 - 16:36

con interesse ho letto il suo articolo: ma secondo lei...invece di farsi la guerra tra loro per Impregilo; non sarebbe meglio una fusione a 4 (Sallini, Impregilo, Gavio e Benetton), per poi procedere a creare una Holding che sia divisa in 2 divisioni, cioè: Costruzioni e Concessioni? Sul modello di Fiat e Fiat Industrial.

La mia è fanta-industria oppure la cosa e fattibile, come p.e. Unipol, Fonsai, Premafin, Milano Ass.?

Credo che la mancanza di grande aziende, che facciano da traino alle pmi, sia una tragedia per l'Italia; ormai in vari settori siamo spariti o facciamo fatica a reggere!

Ci sono aziende come Ansaldo Breda, Ansaldo Sts, Avio, Breda Menarini, Fincantieri, Firema, Fiat Industrial, Elettronica, Magnaghi Aeoronautica, Engineering che con il supporto della Cassa Depositi e Risparmi, potrebbero ricostruire 2 filiere industriali e colossi nei trasporti capaci di competere con i colossi stranieri. Stesso discorso in altri settori, Farmaceutica, Chimica (Polimeri Europa come polo aggregante deconsolidato dal gruppo ENI, p.e. con Novamont, Mossi&Ghisolfi, Mappei, Radici ed altre). Fusione tra Telecom Italia e Poste con lo stato che diventerebbe azionista di maggioranza relativa, e soprattuto, si creerebbero gruppi in grado di investire in ricerca e innovazione su larga scala (anche in Italia). Mi rendo conto che il mix tra aziende a conduzione familiare, tra l'altro di prima generazione (Menarini, Chiesi, Sigma-tau, Ferrero, Barilla ecc) e aziende a capitale in prevalenza pubblico sia difficile da combinare.
michele,

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