I numeri, tratti da una recente analisi comparativa della Commissione Europea (Pension Schemes and pension projections in the EU-27 Members States) tra i regimi pensionistici europei, parlano chiaro: senza l’introduzione di correttivi al nostro sistema previdenziale, già tra nove anni, avremmo la più alta incidenza di spesa per le pensioni tra i 27 Paesi dell’Unione Europea: per l’esattezza il 14,1 per cento del Prodotto Interno Lordo, contro il 10,5% della Germania, il 9,4% della Svezia, il 6,9% del Regno Unito, il 9,5% della Spagna.
Il report della Commissione europea evidenzia altresì la grande anomalia italiana relativa all’età pensionabile: quest’ultima, nei principali Paesi dell’Unione, è infatti già almeno 65 anni. E nella stragrande maggioranza dei casi – altro elemento di diversità dall’Italia - non si fa differenza alcuna tra uomini e donne. In Germania, Spagna, Svezia, Danimarca, Regno Unito, recenti riforme hanno addirittura innalzato l’età pensionabile a 67 o 68 anni.
In Germania, l’ultima robusta riforma ha avuto luogo nel 2007: sebbene sia in corso il processo di transizione verso l’aumento dell’età pensionabile a 65 anni previsto dalla precedente riforma, è stato stabilito un graduale incremento di un mese ogni anno dal 2012 al 2023 e, successivamente, di 2 mesi ogni anno, che eleverà a 67 anni nel 2029 l’età pensionabile.
Per quanto riguarda la Spagna, Zapatero, proprio quest’anno, ha approvato la riforma delle pensioni, che, nel 2027, porterà a 67 anni l’età per andare in pensione e che ha previsto un trattamento di “favore” per le donne; a queste verrà concesso di anticipare il pensionamento di 9 mesi per ogni figlio (fino ad un massimo di due).
In Gran Bretagna, dove è in corso un acceso dibattito su un progetto di riforma, dal 2007 è in vigore una disciplina che prevede, tra il 2024 ed il 2046, l’aumento dell’età pensionabile a 68 anni, sia per gli uomini che per le donne.
In Francia, invece, uomini e donne vanno per ora in pensione a 62 anni. Non è forse un caso che la spesa pensionistica dei francesi sia molto simile alla nostra: 13,3% del pil e 13,9% nel 2020. Va però detto che la rifoma voluta da Sarkozy nel 2010, puntando alla riduzione del deficit del sistema pensionistico, ha previsto un progressivo aumento, senza distinzione di genere, di 4 mesi all’anno a partire dal luglio scorso; conseguentemente l’età per poter godere di una pensione passerà entro il 2020 a 67 anni.
In Italia, come è noto, è in corso un forte dibattito sull’opportuinità di intervenire sulle pensioni. In seno alla maggioranza pare, per ora, prevalere la linea di chi, Bossi in testa, non intende toccarle, se non in misura marginale come sarebbe stato concordato nelle scorse ore.
Se tale prospettiva dovesse essere confermata nella discussione parlamentare sulla manovra correttiva, è evidente come la sostenibilità economica di medio-lungo periodo della finanza pubblica rischi di essere sempre più fortemente condizionata dall’incidenza della spesa previdenziale: dei ca. 310 miliardi di euro di spesa pubblica per il welfare, equivalenti a ca. il 20% del Pil, una fetta sempre più importante sarà così erosa per coprire le prestazioni pensionistiche.
Ciò, prescindendo dal fatto che il sistema previdenziale è, più di ogni altro capitolo di spesa pubblica, sottoposto alle sfide derivanti dai cambiamenti demografici, dalle nuove tipologie di contratti di lavoro, nonché, come appare chiaramente in questi mesi, dalla situazione economica internazionale.
Eppure Tremonti, sempre più stretto nella morsa degli assalti alla sua manovra correttiva, sa bene che nell’ultimo rapporto dell’Inps viene scritto nero su bianco che “la sostenibilità economica del sistema previdenziale deve tener conto dell’invecchiamento progressivo della popolazione, che comporta un crescente aumento del numero dei pensionati rispetto ai lavoratori, da cui deriva la necessità di attuare riforme tese in futuro al contenimento degli importi delle pensioni e all’innalzamento dell’età pensionabile […].
La stessa Commissione europea, nella recente comunicazione comunicazione al Parlamento Europeo ha posto, ancora una volta, l’accento sulla necessità di riforme strutturali in campo previdenziale, tese a: innalzare l’età pensionabile e collegarla alla speranza di vita; ridurre in via prioritaria i piani di prepensionamento e utilizzare incentivi mirati per promuovere l’occupazione dei lavoratori anziani e l’apprendimento permanente; evitare di adottare misure riguardanti i sistemi pensionistici che compromettano la sostenibilità a lungo termine e l’adeguatezza delle finanze pubbliche.
Di tutto ciò, a quanto pare, il Governo non pare tener conto, facendo finta di ignorare che l’innalzamento dell’età pensionabile è una delle poche leve per risanare strutturalmente finanza pubblica e non scaricare, ancora di più, sulle spalle delle giovani generazioni gli egoismi della nostra gerontica classe dirigente.



Commenti
Ma da dove escono questi dati? In danimarca si va in pensione a 65 per la donna e 67 per l'uomo da anni, e la proposta è di portare tutto a 74, e i 25 anni di contribuzione vuol dire aver pagato il sindacato per 25 anni, perchè senza quello uno puo anche lavorare per 40 anni ma la pensione a 60 se la sogna. A parte questo non è una pensione vera e propria ma un sussidio statale in quanto viene erogata solo se il richiedente non ha mezzi di sostentamento propri, e inoltre è uguale per tutti e non basata sulle retribuzione antecedente il pensionamento, in parole povere andare in pensione in danimarca significa ricevere l'ultima fregatura da un sistema che ti spreme fino alla fine.
ormai la riforma é passata; ma vorrei rispondere lo stesso alla mail di cracke del 5 ottobre scorso.
Lo inviterei a leggere bene la prima tabella del sito: solo in Inghilterra la pensione di anzianità non è prevista, in tutti gli altri paesi (parliamo dell'europa occidentale) si (dai 59 della Francia ai 63 della Germania); anche in Svezia dove non si chiama pensione anticipata ma si può andare in pensione dai 61 anni.
Adesso sei più tranquillo che ci saranno i soldi per la tua pensione futura ?
ORA BASTA........................(PAY ATTENTION) è più alla moda
Si, ne ho proprio pieni i c..............i, sono arrivati questi Bocconiani politicanti e politichesi a mettercelo in quel posto ancora una volta, ci voleva un Professorone e Santa Maria Goretti (sponsorizzata dalla Clinex) per prenderci sto suppostone senza che qualche vecchio str.....o di partito, di destra e sinistra abbia avuto la benché minima remora a votare la fiducia per siffatta grandissima ingiustizia.
Mi chiamo Vincenzo R. , sono nato nel 1956 e sono uno di quei "FORTUNATI" lavoratori precoci che ha iniziato a lavorare a 14 anni, sicuramente come il professor Monti e tutti i suoi giannizzeri, che al posto di studiare di giorno e divertirsi la notte, lavoravano di giorno e studiavano la sera, credendo alle bugie di tutte le classi politiche che si sono via via accomodati sugli scranni del parlamento, rubandoci i ns. anni e quelli dei ns. figli.
Ebbene ora che ho 38,5 anni di contributi versati, che già era stato fregato una volta con lo "SGORBIO", alla soglia della pensione, arriva "SANTA MARIA GORETTI" a farmi lavorare ancora per almeno 4 anni e per di più mi ciula anche una percentuale sulla pensione perché non avrò 62 anni.
A questo punto dico basta, la mia mail è vincentros@libero.it, se credete possiamo unirci per fare una ricorso al TAR e una “Class action” contro il governo italiano per disattese applicazioni accordi contrattuali unilaterali.
Diversamente inviamo migliaia di mail a tutti i siti ministeriali ricordandogli che sono animali come quelli da cui si fa il salame
Scusate il disturbo e Auguri a tutti tranne a quegli str......... del governo che possano trovare la pace eterna nella notte di capodanno
quello che dice gianni, corrisponde al vero io conosco 2 persone, ma non percepisce che per aver lavorato solo 18 mesi in germania percepiscono un assegno mensile di circa 40 euro una di queste, ha in italia versamenti x circa 13 anni ma non percepisce niente. so e spero di non essere male informato ,sapendo che non si tratta di un caso isolato e che il caso sia da anni sospeso in cassazione,mi domando a quale titolo vengono acquisiti i contributi versati visto il costo attuale di un anno contributivo.mi rivolgo anche alla casta sindacale che x anni e da anni è muta sulla rapina perpetrata ha danno di chi ha versato e niente gli viene riconosciuto. forse che questi contributi, siano serviti x coprire le pensioni di quei sindacalisti che ne mancavano?
vorrei solo dire semplicemente che, personalmente lavorerei anche sino a 70 anni, ma dove???????????
dove lavoro adesso c'è il rischio di chiusura, STATO dai lavoro ai 40enni, 50enni, 60enni, 70enni e tranquillo che NESSUNO si lamenterà della nuova riforma!!!!!!!!!!!!!!
che belle tavole colorate, ma scusate forse mancano i dati relativi a quanto si versa e quanto si percepisce negli altri stati. Di certo ho letto un post su altro sito in cui un signore dichiara di percepire più di 50 euro al mese per una pensione riconosciutagli dalla Germania per aver lavorato e pagato contributi per 2 anni.
Se pensiamo che in Italia se hai versato anche solo 5 anni (quante donne sono in questa condizione per aver scelto di rimanere a casa dopo 1 o 2 figli) non hai diritto a nulla e MOLTO SCORRETTAMENTE non ti restituiscono nemmeno quanto hai inutilmente versato. La vs INKIESTA è INCOMPLETA, infatti dovreste pubblicare anche qualche esempio in SOLDONI di pensione percepita in Germania o Francia da Operaio o Impiegato che va in pensione oggi, che salario/stipendio percepiva prima della pensione e in che percentuale era il contributo versato mensilmente (tra lavoratore + datore di lavoro), forse potremmo comprendere meglio se il nostro sistema pensionistico è più o meno vantaggioso o almeno in linea con gli altri.
Gli schiavi italiani che lavorano per 40 anni alla casta non bastano più; dopo aver mantenuto generazioni di politici, nullafacenti vari, e profittatori di tutti i generi, ci viene imposto di lavorare ancora di più. Almeno il disegno dello sterminio nazista era chiaro a tutti. Ditelo che ci volete morti.
Ho 65 anni e 29 anni di contributi sono iscritta all'IMDAP e vorrei andare in pensione a 68, visto che il prossimo anno compiendo 66 in ottobre la mia amministrazione mi manderà in pensione d'ufficio, c'è una possibilità di rimanere in servizio fino a 68 anni facendo una domanda alla Direzione generale con approvazione del direttore di servizio?
Il "valore" maggiorato degli anni di servizio per Guardia di Finanza e Carabinieri era dovuto alla sede disagiata, paesini di confine di 50 anni fa non serviti da mezzi pubblici. Ovviamente, all'italiana, tale beneficio è stato mantenuto anche quando i mezzi pubblici e propri erano alla portata di tutti ed inoltre sono stati estesi anche a città di confine. Un equivalente beneficio era, oggi non so, riconosciuto anche agli insegnanti elementari che lavoravano fuori comune.
Il tre per mille è conteggiato per MESE e non per anno. Quindi, l'ENORME DIFFERENZA è un abbaglio !
A quanto ammontano in media le pensioni in Italia? Il 45,5% dei pensionati (quasi 7,8 milioni) riceve una pensione mensile inferiore ai 1.000 euro (il 14,7% con meno di 500 euro) mentre il 15,6% (pari a 2,6 milioni di pensionati) supera quota 2000 euro, secondo quanto emerso dall'indagine sui trattamenti pensionistici e beneficiari dell'Istat. Il 39,1% riceve importi mensili inferiori a 500 euro e il 31,4% compresi tra 500 e mille euro.
Un ulteriore 13,4% di pensioni erogate al 31 dicembre 2009 presentava importi compresi tra 1.000 e 1.500 euro mensili e il restante 16,1% del totale ha importi mensili superiori a 1.500 euro.
Quasi il 45 per cento della ricchezza nazionale, equivalente a 3.700 miliardi è nelle mani di 2,4 milioni di famiglie equivalenti al 10 delle famiglie italiane.
L’Associazione Contribuenti Italiani ha incaricato KRLS Network of Business Ethicse di produrre una stima dell`evasione fiscale in Italia, questi i risultati un pillole
TOTALE Stima annua dell’imposta evasa € 180,3 MLD
ECONOMIA CRIMINALE - Controllo del territorio - € 78,2 MLD – 43%
BIG COMPANY - Transfer pricing conti off-shore e societa` estere - € 37,2 MLD – 21%
ECONOMIA SOMMERSA - Almeno 2.400.000 occupati svolgono un’attivita` irregolare come lavoratori dipendenti - € 34,3 MLD – 19%
SOCIETA’ CAPITALE - Il 78% delle societa` di capitali dichiara redditi negativi o meno di € 10 mila - € 22,4 MLD – 12%
LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE - Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali - € 8,2 MLD – 5%
I soldi ci sono.....
Cominciamo a non dare la pensione agli autonomi, che evadono le tasse e che per anni hanno versato pochissimo per avere la pensione.
Chi lavora e paga le tasse è stanco di pagare per i ceti furbi.
Il titolo è bugiardo, se si leggono bene i vari trattamenti previsti la maggior parte delle nazioni hanno trattamenti più favorevoli dell'Italia. Quello che è inaccettabile da noi è il non considerare i 40 di contributi come soglia necessaria e corretta per avere la pensione lasciando poi all'individuo la scelta se continuare o meno. Inoltre andrebbero tolte le doppie pensioni, i vitalizi, i trattamenti di favore come quelli dei funzionari Banca Italia o dei dirigenti d'azienda e di banche o statali e ministeriali,, non aumentare quelle oltre i 2500/3000 euro al mese, ma nel nostro paese sperare in questo è utopistico, l'equità non è mai presa in considerazione, più facile è colpire chi ha lavorato e versato i contributi per tutta la vita. Del resto chi è abituato a pagare ed essere regolare nel suo comportamento verso lo stato, lo stato lo azzanna continuamente.
L'anomalia è nelle statistiche e nella malafede di chi le utilizza per i propri fini. Negli anni ottanta (ovviamente del secolo scorso) vi fu una campagna confindustriale e di certi partiti contro l'assenteismo nei luoghi di lavoro. Sbattevano in prima pagina grafici e numeri che dimostravano quella intollerante situazione. Ebbene, io, per la filiale della mia ditta, ho compilato un modulo della Confindustria, dove tra tante altre cose ci chiedevano i giorni di assenteismo per ogni lavoratore. Niente di male, direte voi, certo. Il problema, nasce dal fatto che sotto la voce "ASSENTEISMO" si dovevano sommare i giorni di malattia (ovvio) e i giorni di ferie e ore/giorni di permesso (discutibile, anzi perverso).
Ecco come si possono manipolare dati e statistiche, quando vogliono "far passare un cammello dalla cruna di un ago", state certi che ogni mezzo è lecito.
Un altro aspetto da non sottovalutare e che pochi considerano, ma che non si dice, è quello delle pensioni statali. Si mescola tutto, pubblico e privato, previdenza e assistenza, contributi al 33% e al 12%. Nessuno si chiede quanto pesino le pensioni statali concesse dopo solo 15/20 di lavoro.
Sinceramente, personalmente, non mi importa a che età andrò in pensione (non faccio un lavoro faticoso), mi importa di andarci con una cifra che mi permetta di vivere il resto dei miei giorni dignitosamente
Quello che non dite è che il fondo inps dipendenti è in equilibrio. Il governo vuole usare le pensioni come un bancomat
La polemica sull'eta' minima c'e' solo ed esclusivamente perche' si e' deciso di mantenere il retributivo per un mucchio di gente nel 1995.
Se tutti avessero il contribuivo non ci sarebbero problem, se vuoi andare in pensione a 55 anni facciamo i conti di quanto hai versato, la tua aspettativa di vita e arrivederci. Poi puoi fare quello che vuoi, eventualemente anche continuare a lavorare.
Ma a gente che invece non ha alcun interesse ad attendere perche' prende gia' il massimo, cosa puoi dire se non "devi aspettare"?
E vorrei far presente a tutti quelli che si lamentano perche' prossimi alla pensione che il solo fatto che vi venga applicato il retributivo vi rende dei privilegiati, perche' riceverete una pensione non proporzioanle ai contributi versati. E indicare categorie che sono piu' privilegiate di voi non e' una scusa valida.
Dodo ha già detto tutto. Il problema non è tanto " l'età pensionabile " quanto gli anni di contributi necessari e beh, molti vanno in pensione ben prima di noi (e si vuol andare oltre i 40, roba da matti).
Chi legge tutto fino in fondo, tabelle comprese, capisce (se non è in cattiva fede) che non è vero quello che dice il titolo. Mi riferisco in particolare al pensionamento anticipato, quello che da noi si chiama "pensione di anzianità": più "generosi" dei nostri ci sono quelli di Finlandia, Danimarca, Belgio...
Le dichiarazioni non sono solo di Sacconi, Tremonti e Mastropasqua. Sul blog: http://basta-con-i-tagli-alle-pensioni.over-blog.it/ ne può trovare parecchie altre.
Inoltre i conti dell'INPS sono in rosso non a causa delle pensioni dei lavoratori dipendenti, ma a causa delle prestazioni assistenziali per le quali lo stato ha trasferito nel 2009 73 miliardi di euro all'INPS. Il fondo lavoratori dipendenti nel 2009 è stato in attivo per circa 5 miliardi di euro.
Questi dati si trovano sul bilancio dell'INPS: http://www.inps.it/docallegati/mig/doc/bilanci/bilanciosociale2009/parte_
quinta_bilancio_sociale_inps_2009.pdf basta avere la voglia di andarselo a leggere.
Purtroppo sulle pensioni c'è una disinformazione totale abilmente alimentata dai media e da alcune parti politiche e sociali. I dati dicono altro e sono dati, non opinioni.
E di credulità non basata su informazione completa e corretta ne vedo parecchia in giro, ma nell'altro senso.
Saluti e buone letture.
MCCARUGI...scusami l'estrema franchezza...ma davvero tu credi a ciò che dicono i vari Sacconi, Tremonti , Mastropasqua? E soprattutto basi le opinioni sulle loro dichiarazione? Or su santo Dio, ma cosa vuoi che dicano agli italiani, che i conti sono in rosso e che tra 10 anni non ci saranno soldi per pagare le pensioni? Vuoi che dicano la verità così scoppia una guerra civile? Peccato che la verità stai nei numeri ed i numeri (per chi li sa leggere) dicono che l'INPS si sta avviando irrimediabilmente verso il dissesto finanziario. Se poi vuoi credere agli illustri personaggi sei libero di farlo.
Questa è una riedizione di un articolo già visto, ma che dice cose profondamente inesatte.
Infatti:
(Intervista a Felice Roberto Pizzuti, professore di Economia all'Università di Roma)
Se confrontiamo l'età di pensionamento di fatto, vediamo che in Italia gli uomini vanno mediamente in pensione a 60 anni e qualche mese; in Germania a circa 61 anni; in Francia circa a 59 anni. L'Italia si situa cioè a metà strada tra Francia e Germania. Eppure in Germania l'età di pensionamento di vecchiaia è 65 anni. Allora come si spiega che c'è chi va in pensione prima? Evidentemente anche lì esistono altri canali che ti consentono di farlo. E comunque, dal punto di vista economico, quello che conta è l'età effettiva di pensionamento.
D'accordo, in Francia uomini e donne per ora vanno in pensione a 62 anni. Però Sarkozy ha già fatto una riforma che porterà gradualmente l'età per andare in pensione a 67 anni nel 2020. L'Italia non dovrebbe fare la stessa cosa?
Tanto per cominciare l'età di vecchiaia in Italia non è 62 anni, come in Francia, ma è già 65. Più un anno di differimento delle finestre, arriviamo a 66. Nel 2013, quando scatteranno i tre mesi connessi con l'aumento della vita media attesa, l'età di vecchiaia salirà a 66 anni e tre mesi, al livello più o meno della Germania. Francamente che i francesi, ma anche i tedeschi, sostengano che il nostro sistema pensionistico è più generoso del loro è molto poco credibile. Dal 1992 in Italia le prestazioni pensionistiche non sono più agganciate agli aumenti salariali reali, ma solo al costo della vita e in misura parziale. In Germania invece le pensioni sono agganciate sia ai salari reali che all'inflazione.
Il problema è che, malgrado i bassi importi degli assegni erogati, per le pensioni l'Italia spende comunque troppo. Una recente analisi comparativa della Commissione Europea ha calcolato che, senza l'introduzione di correttivi al nostro sistema previdenziale, già tra nove anni avremmo la più alta incidenza di spesa per le pensioni rispetto al Pil tra i 27 paesi dell'Ue: il 14,1% contro il 10,5% della Germania, il 9,5% della Spagna, il 6,9% del Regno Unito e via dicendo.
La comparazione europea è falsata. Basti dire che Eurostat tra le prestazioni pensionistiche italiane include anche il Tfr. Ma noi sappiamo che il Tfr non è una prestazione pensionistica, è semplicemente salario differito, un prestito forzoso che i lavoratori fanno alle imprese. ll Tfr equivale circa un punto e mezzo di Pil.
Ancora, in Italia i prepensionamenti a seguito di crisi aziendali diventano spesa pensionistica, in altri paesi sono considerati interventi di politica industriale non contabilizzati nella spesa pensionistica. In Germania i soldi che escono dagli enti pensionistici sono esattamente quelli che entrano nelle tasche dei pensionati e la spesa pensionistica viene contabilizzata al netto di ciò che viene pagato. In Italia invece viene registrato come spesa pensionistica il lordo erogato, inclusa la ritenuta d'acconto.
Poiché dal punto di vista contabile ciò vale altri due punti e mezzo di Pil, se togliamo dal computo questa spesa e il punto e mezzo di Pil del Tfr, già la differenza tra Italia e Germania scompare del tutto. Inoltre in altri paesi il sistema pensionistico privato è più diffuso, mentre da noi le pensioni sono ancora quasi totalmente pubbliche.
La vera anomalia sta perciò nelle statistiche, che non tengono conto di questi elementi di disomogeneità.
Ci si può documentare meglio su: http://basta-con-i-tagli-alle-pensioni.over-blog.it/
E' vero noi lavoratori dipendenti paghiamo di più dei nostri omologhi negli altri paesi come contributi,però questo perchè vige una anomalia da noi per cui previdenza ed assistenza nell'imps non sono separati e per anni i soldi versati da noi per le nostre pensioni sono stati spesi in anticipo dall'imps per interventi di assistenza,come quelli nel meridione negli anni 70 e 80 ad es.Ed è anche vero che per noi si pone il problema che con il lavoro precario rischiamo di arrivare in tarda età senza aver magari maturato abbastanza contributi mentre per i più giovani rischiano che inizino più tardi a lavorare ,visto la crescente disoccupazione giovanile, e perciò arrivino in tarda età anche loro senza aver maturato abbastanza contributi.Però penso che sia comunque necessario e non più rinviabile l'aumento dell'età pensionabile, non vi è più tempo per fare riforme graduali.Inoltre il problema del precariato e della disoccupazione non si risolvono andando in pensione prima ma facendo un piano industriale e di sviluppo serio e normalizzando il mercato del lavoro passando da un sistema di precariato a flessibile.
Ho 54 anni e 29 anni di contributi. Dispostissimo a lavorare fino a 65 anni. Il mio problema è un altro. Dopo 5 mesi di cassa integrazione sono tornato a lavorare, ma rischio di finire di nuovo in cassa o che la ditta chiuda. Nel mio settore (informatica) c'è assoluta crisi di liquidità. Nessuno paga più nessuno! Lo stato dovrebbe preoccuparsi di pagare le commesse e obbligare le aziende a cominciare dalle più grosse a rispettare i pagamenti. Non capisco perché nessuno parli di questo problema.
Perchè nessuno dice che in Italia i lavoratori dipendenti pagano 33% della retribuzione ai fini pensionistici e negli altri paesi europei SOLO il 21% circa? Allora restituiteci questo differenziale oppure scambiamolo con il mantenimento di un'età d'uscita più favorevole. Gli anni di pensione, noi lavoratori, ce li siamo abbondantemente pagati! Dobbiamo pensare noi ai giovani, quando scelte politiche e sindacali scellerati hanno provocati i passati sprechi?
E poi che sviluppo ci può essere nel mantenere i vecchi al lavoro? Certamente non è così che si creano spazi occupazionali ai giovani!
Ma cacchio! Dagli istogrammi qui sopra si vede chiaramente che sui 10 paesi considerati l'Italia è uno dei 3 in cui il peso della spesa previdenziale sul PIL diminuirà a partire dal 2040, e tra quei 3 è il paese in cui il decremento sarà più marcato. In tutti gli altri 7 la spesa previdenziale aumenterà e in 6 di quei 7 nel 2060 sarà più alta che in Italia.
Considerando che l'Italia al contempo è anche il paese che ha l'età media più alta (perché si vive di più, per fortuna!), che nella spesa previdenziale è anche compresa quella assistenziale e che deve pagare una quota di interessi sul debito pubblico più alta di tutti gli altri, forse sarebbe il caso di dire che l'Italia ha già fatto le sue riforme previdenziali, le ha fatte prima e meglio degli altri.
DUNQUE DI COSA STIAMO PARLANDO? MA QUALE RIFORMA VOGLIONO 'STI QUI?
Perché 'sta gente non fa delle belle comparazioni sulla tassazione sulle rendite da capitale o sui patrimoni? Perché non fanno un bel confronto sui dati sull'evasione fiscale diffusa tra piccoli contribuenti e sull'elusione fiscale operata dai grandi contribuenti? Perché non fanno due conti su quanti miliardi si fregano quelli che piazzano le sedi in Lussemburgo? E' ORA DI PIANTARLA CON LA LITANIA DELLE PENSIONI. LE RIFORME PREVIDENZIALI SONO UN CAPITOLO CHIUSO.
daniele,milano
Si parla tanto di Europizzare le pensioni, va bene ma Europizzaimo tutto, numero dei parlamentari, loro indennità , loro pensioni, e così via poi, da tanto tempo si parla di dividere il sitema previdenziale da quello assistenziale che dovrebbe gravare sulla fisclità tutti ne parlano ma nessuno decide neanche i più irriducibili sostenitori della Sinsttra parlamentare.
Si fanno solo delle chiacchere, TUTTI e dico TUTTI colpiscono sulle persone a reddito dipendente, non è forse vero che i peggiori tagli al welfare sono stati fatti da Governi di centro sinistra????? a noi lavoratori dipendenti e pensionati, se non abbiamo tutela dai partiti cosidetti progressissti, ( la sinistra in Italia non esisiste più esisiste l'anti berlusconismo) chi ci deve tutelare?????
Sembra ormai scontato l'abolizione delle pensioni di anzianità anche se spero per non vedere gettati tanti soldi e sacrifici che sia rispettata la forma dei 40 anni di contributi. A proposito ma non è il caso che anche quello che chiamano " assegno vitalizio " che non è altro che la pensione del politico sia percepito dopo 40 anni di contributi , anche misti ( tra quelli relativi agli anni di deputato o senatore o consigliere regionale e quelli relativi ad altre attività )?
"C'è infatti da considerare che attraverso le contribuzioni previdenziali l'INPS regge tutto il sistema assistenziale di sostegno al reddito che esula dalla voce "pensioni". Questi trattamenti negli altri paesi sono sempre a carico della fiscalità generale e non pesano solamente sulle tasche del sistema del lavoro ma tutto il sistema economico nazionale" nicodico il 24 ottobre 2011 - 10:34
Giustissimo ! Ma - chissà perchè - questo piccolo dettaglio sfugge a tanti bei personaggi che si sgolano a raccontarci come e qualmente siamo destinati a pagare sempre noi lavoratori dipendenti (ricordiamoci che la pensione è salario differito, non è un regalo).
E l'evasione fiscale ? Nada, niente, nulla ? Già sento la solita tiritera "faremo, vedremo, agiremo, state tranquilli ..."
In italia abbiamo una evasione da paura ma nessuno (destra e sinistra) si è mai guardato bene dal combatterla seriamente (forse perchè porta voti?). Perchè allora, invece di vessare i soliti noti, non si recuperano fondi da questo (bel) settore ?
Inoltre, mi sembra che sia la solita storia del cane che si morde la coda. Se io resto al lavoro, mio figlio continuerà a fare il precario per altri 15 anni ?
Per finire, piantiamola con bestialità di mettere giovani contro anziani. Siamo tutti lavoratori e basta.
la media in italia fino al 2009 era 57,8 (non 55 o 56) dal 2010 si e' alzata oltre i 60 anni e si alzera' ancora dal 2013, chi non ha la pensione di anzianita', generalmente da la possibilita' di anticipare com penalizzazioni parziali e riaggiornate annualmente, dell'assegno di pensione. a parte gli stati scandinavi dove hanno una eta' media di 65 anni ma hanno tutte le tutele che in italia neppure ci sognamo, la media UE e' attestata intorno ai 60-62 anni, proprio come in italia..
Forse sarebbe utile riparametrare i contributi , il FPLD prevede il33% altri fondi che confluiscono in INPS prevedono aliquote piu tedesche che italiane (ca 20%) e comunque se si deve fare una riforma si fa non per raschiare i soldi per sovvenzionare le mignotte del presidente o tappare i buchi e gli sprechi che 16 anni di PDL hanno generato, ma devono restare in INPS per garantire pensioni migliori ai nostri figli, ma il Berlusca vuoole i soldi, Domandatevi dove sono finiti i rispsrmi generati con l'innalzamento da 60 a 65 anni delle donne del pubblico...gia' spariti!
ma perche' vi fate abbindolare?
quello che però non ci dicono quando fanno paragoni è che in Germania si può andare in pensione anche un decennio prima perdendo lo 0,3% della pensione per ogni anno di anticipo. E potendo cumulare altri redditi. Direi che questo fa una ENORME DIFFERENZA
C'è una cosa che non si riesce a capire in Italia: prendere soldi ad alcune persone per pagarne altre per non fare nulla riduce la dimensione della torta per tutti. Perché chi si è ritirato non contribuisce di una loffia al processo produttivo, mentre chi resta partecipa e per questo prende uno stipendio. E non è certo colpa delle nuove generazioni se i contributi se li sono già allegramente spesi i politici in spese clientelari. I giovani che lavorano oggi quando il Parlamento approvava la legge Brodolini e le baby pensioni non erano nemmeno nati. I baby boomers hanno avuto tutto il loro tempo per infilare la scheda nell'urna e queste sono le conseguenze. I soldi per pagare le spese sociali vanno presi dalla popolazione attiva (che però comincia ad essere scassata di avere un cuneo fiscale al 50%), dai consumi (già tassati al 21%) e dai profitti delle imprese (che possono scioperare andandosene altrove o limitando gli investimenti ai soliti settori protetti). Altre alternative non ci sono: le pagnotte non si stampano per legge e se il reddito cala parlare di diritti sociali è soltanto flatus vocis.
Un ultimo punto: il diritto acquisito è diventato un "chi ha dato, chi avuto" e tanti saluti a chi non ha fatto in tempo a salire sul carrozzone.
Per una comprensione ancora migliore sarebbe molto utile aggiungere due dati comparativi:
1) la quota di popolazione anziana attuale e prevista nei diversi paesi
2) gli importi medi degli assegni attuali e previsti.
Questo per due ragioni:
- anche se i sistemi pensionistici fossero tutti identici, è evidente che i paesi con quote maggiori di anziani avrebbero comunque una spesa maggiore, dunque sarebbe utile comparare la spesa previdenziale sul PIL a parità di condizioni
- la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale è ovviamente imprescindibile, ma lo è allo stesso modo la sostenibilità sociale: un sistema previdenziale perfettamente sostenibile dal punto di vista finanziario che lasci le persone crepare di fame non è semplicemnte attuabile.
daniele,milano
La spesa pensionistica dell'Italia è similea quella della Francia ma c'è una piccola diffrenza. la Francia eroga pensioni vere mentre la media erogata in Italia è di circa 500 Euro a beneficiario. Ma non solo. Mentre la Francia ha dovuto fare una recente correzione per risanare il deficit pensionistico i conti del sistema pensionistico in Italia sono fortemente in surplus. C'è infatti da considerare che attraverso le contribuzioni previdenziali l'INPS regge tutto il sistema assistenziale di sostegno al reddito che esula dalla voce "pensioni". Questi trattamenti negli altri paesi sono sempre a carico della fiscalità generale e non pesano solamente sulle tasche del sistema del lavoro ma tutto il sistema economico nazionale. Se vogliamo metterci in linea con gli altri paesi dobbiamo dunque A) Adeguare l'ammontare minimo delle erogazioni pro capite ad un livello che consenta almeno la sussistenza del percettore in assenza di altri redditi. B) Scorporare il sistema di sostegno al reddito dal sistema pensionistico così com'è in tutta Europa. C) Riformare il sistema fiscale al fine di poter sostenere il welfare extrapensionistico. D) Riformare il mercato del lavoro in modo da dare davvero a tutti la speranza di poter percepire in futuro una pensione, speranza che già oggi non solo i giovani ma i cinquantenni non hanno più.
Perché oltre a considerare l'età anagrafica e contributiva, non si considera anche la quota, in percentuale sul salario lordo, dei contributi? In Italia è di gran lunga la più alta tra i grandi paesi europei. Molto più alta che in Germania e Francia, mentre la spesa è in linea se si considera che il nostro PIL è più basso di quello di questi paesi. Leggere la cruda percentuale è ingannevole e magari fatto di proposito. Sicuramente la percentuale della spesa pensione rispetto al PIL è più alta in Italia che in questi paesi, ma lo è anche la percentuale dei contributi versati, tra quota dipendente e quota ditta, rispetto il salario.lordo I parametri andrebbero visti e considerati totalmente e non secondo la teoria da sostenere. Soprattutto da parte di molti politici nostrani e non. Quando si afferma che l'Italia è l'unico paese con la pensione di anzianità ( pensione anticipata in altri paesi ) o generoso si mente. L'INPS sarebbe saltata da anni. Se si vuole essere come tanti paesi europei, si aumenti gradualmente l'età, ma si riduca la quota contributi, così si darebbe una mano allo sviluppo, riducendo il costo della manodopera. Sarebbe opportuno che tanti politici lavorassero veramente per 35 - 40 e che imparassero a comparare e verificare i dati prima di dire tante stupidaggini.
si hai ragione,però adeguiamo tutto come la germania, vedi per esempio gli stipendi dei lavoratori e allora accetto volentieri il tuo punto di vista ciao
Anonimo, di anni io ne ho oggi 59 oggi (quaranta anni di contributi e lavoratore autonomo). Chi in questi momenti va in pensione a 55 anni o giù di lì sono appartenenti alle forze dell'ordine dove (chissà perchè) alcuni anni del loro servizio i contributi vengono, ancora oggi, conteggiati al doppio. E continuo a ripetere che uno Stato che non onora gli impegni è uno Stato indegno.
Non vi fate abbindolare da una propaganda mirante a convincere l'opinione pubblica, senza dati a supporto, che le pensioni di anzianità SI DEVONO ABOLIRE perchè siamo al disastro.
Non è vero!!!!
Il comparto previdenza dei lavoratori dipendenti dell'INPS (dipendenti privati) è costantemente in attivo!
Ci sono innumerevoli dichiarazioni (Sacconi, Tremponti, Mastropasqua, presidente dell'INPS, Maroni, FMI etc.) cje dicono che il nostro sietema è OK ora e nel futuro.
Le ultime riforme hanno drasticamente ridotto il numero delle uscite dell'INPS. Altra cosa è l'INPDAP,(dipendenti pubblici) dove le uscite sono aumentate per la paura, ma l'INPDAP non ha a che vedere con l'INPS.
Altra cosa ancora sono le pensioni sociali, di invalidità e di inabilità che pesano sull'INPS ma che non hanno niente a che vedere con le pensioni di anzianità.
Per maggiori dettagli: http://basta-con-i-tagli-alle-pensioni.over-blog.it/
Quando ho iniziato a lavorare si era stabilito un contratto con lo Stato: paghi 35 anni di contributi e vai in pensione. Nel tempo oramai gli anni di contribuzione sono diventati 42 e si è ancora al lavoro. I diritti maturati sono da onorare, chi vuole può lavorare fino a 90 anni, diversamente si abolisca "l'assicurazione obbligatoria"
Finalmente qualcuno che ragiona... Bravo o brava!
Ma secondo te, solo in Italia abbiamo questo problema? Nel resto dell'Europa no?
Non possimo continuare a mandare in pensione la gente a 55 anni!!!
No, le pensioni anzianità non esistono. Esistono solo in Italia. Siamo solo noi a permetterci di mandare ancora in pensione le persone a 55 o 56 anni! Non resterà più niente...
Negli altri stati europei con 40 anni di contributi si ha diritto alla pensione di anzianità indipendentemente dall'età anagrafica?
Es: In Germania un cittadino che inizia a versare contributi come lavoratore dipendente a 18 anni ha diritto alla pensione a 58 anni?
Grazie per le risposte.
fatemi capire....io a 65 anni ho 47 di contributi e non posso andare in pensione prima? Devo continuare a versare i contributi gratis? Fatemi capire perche' mi sfugge qualcosa........e scusate la mia ignoranza se ho capito male
Occorre considerare abnche da cosa è composta la cosiddetta spesa per previdenza: in italia c'è la CIG unica in europa.
Inoltre se guardiamo il grafico solo 4 nazioni su 8 riduco la spesa al 2060 e italia è tra quelle.
occorre creare nuova occupazione sviluppando la ricerca e il SW su web e soprattutto imparare bene l'inglese, vedi apple cosa è in grado di fare con poco o nulla di materie prime. In italia ancora non l'abbiamo capito, un settore industriale trainante è internet e la comunicazione , non le TV.
io ho iniziato a lavorare a 16 anni ora ne ho 52 e dovrò lavorare sino a 65 se quei sapientoni dei nostri politici venisse in mente davvero di levare la pensione di anzianità , Ho visto andare in pensione gente a 39 anni di età con inspiegabili 32 . 33 anni di contributi con una pensione che percepiscono da 20 anni superiore al mio stipendio. Ora coloro che hanno permesso che avvenisse tutto questo scandalo sono ancora in parlamento a percepire pensioni stipendi e vitalizi, serviti e riveriti . Il vero scandalo è proprio questo che chi deve pagare è sempre pantalone mentre gli incapaci continuano a sedere nei posti di comando a fare danni. Cominciassero loro a levarsi pensioni e vitalizi e andassero a lavorare davvero per capire cosa vuol dire alzarsi tutte le mattine e non solo quando apre la camera quelle 2 volte alla settimana . Gentaglia capace solo a sistemare figli e figliastri. Per sanare il bilancio Italiano basterebbe dare il ministero dell'economia ad una casalinga , visto che gran parte di quelle riescono con soli 1300 € al mese a far quadrare un bilancio familiare , altro che.
ho letto con attenzione l'articolo. Con l'ultima riforma italiana sulle pensioni di anzianità (dal 2011 si può andare in pensione per i dipendenti a 60 anni con 36 anni contributi, dal 2013 si dovranno avere 61 anni + 36 contributi. Gli autonomi 61 + 36 (dal 2011) e 62 + 36 (dal 2013), mi sembra che siamo in linea con Belgio, Danimarca Finlandia e Francia (+ la Svezia che pur non prevedendo la pensione di anzianità da l'opportunità di andare in pensione a 61 anni).
In Germania mi risulta che i lungodisoccupati possono andare in pensione ben prima dei 65 anni (così come in altri paesi del nord europa).
Volevo inoltre segnalarvi il problema, ammesso che non lo conosciate, che si parla con insistenza di aumentare a 68/70 anni, quando poi si espellono dal lavori molti over 50 anni: questo è il mio caso. Probabilmente non sarò così bravo come gli ultrasessantacinquenni evocati dall'ultimo, ma a me hanno offerto solo lavori in nero. Se vi impegnaste a fare, contro l'evasione fiscale, le stesse crociate che portate avanti contro le pensioni si anzianità, forse la risoluzione del problema sarebbe più vicina (questo si, secondo me, il vero cancro della società italiana).
Per le generazioni future il problema è che dovrebbero pretendere gli stessi diritti dei loro padri, e non che questi vi rinuncino perché la Marcegaglia (che licenzia i 50enni), Abete e il fantomatico mercato ce lo chiedono.
Comunque, io vorrei lavorare fino a 65 anni (non in nero), accetto vostre proposte in merito.
Basterebbe un sistema di incentivi e disincentivi che permetta al lavoratore di decidere se andare in pensione o meno, ma probabilmente questo non andrebbe bene agli speculatori, alle banche, agli industriali e ai vari servi degli intoccabili.
TUTTI ARGOMENTI VALIDI, CIO' CHE TUTTAVIA NON COMPARE MAI IN NESSUNA DISCUSSIONE O FRASE SCRITTA E' LA DOMANDA RELATIVA ALL'ETA' IN CUI SI INIZIA A LAVORARE.
SI SCRIVE SOLAMENTE CHE IN QUESTO PAESE SI VA IN PENSIONE A TOT ANNI, E IN QUEST'ALTRO A TAL ALTRA ETA,
NON SI SCRIVE MAI SI INIZIA A LAVORARE A 18, 20, O 13/14 COME IN ITALIA, IN QUANTO FINO A NON MOLTI ANNI FA, TERMINATA LA 3^ MEDIA SI ANDAVA ANCHE A LAVORARE.
E finitel con sta fregnacia,lìinps è in attivo da anni,basta rompere sulle pensioni...uno paga i contributi che sono salario deifferito e ha dirotto ad andare inj pensione ad un'età dignitosa..non quando ha un piede nella fossa!!!
Servi prezzolati delle banche e dei poteri finanziari cosa ve ne viene in tasca?
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