Infografica

L’Italia lavora più della Germania, ma produce meno

Antonio Vanuzzo Infografica a cura di Carlo Manzo

Commentando l’infografica pubblicata ieri, i lettori ci hanno chiesto un’indagine sulla produttività italiana a confronto con gli altri Paesi europei. Ebbene, fatta 100 la media Ue per ora lavorata, dal 2000 al 2010 l’Italia passa da 116,8 punti a 101,5, mentre Germania e Francia, nello stesso lasso di tempo, sono rimaste costanti. Costante anche il divario, tra 14 e 15mila euro, tra la retribuzione media di Berlino e quella di Roma, a parità di incidenza delle tasse sul costo del lavoro. Per l’Istat inglese, comunque, a lavorare più di tutti in Europa sono i greci. 

Gli italiani, nel 2010, hanno lavorato mediamente 359 ore più dei tedeschi. In termini assoluti, significa il 25% in più. Un dato quantitativo elaborato dall’Ufficio statistico del Dipartimento del Lavoro Usa, che non tiene però conto della produttività. Alcuni lettori ci hanno giustamente suggerito di analizzare anche quest’ultimo aspetto. Per misurarlo si parte dalla cosiddetta “unità di lavoro a tempo pieno (Ula)”, misura standard definita dai criteri contabili europei Esa95 sommando alle posizioni lavorative a tempo pieno le posizioni lavorative a tempo ridotto ricondotte a tempo pieno e la cassa integrazione, anche questa ricondotta al tempo pieno. L’Eurostat rapporta poi l’Ula al prodotto interno lordo medio europeo, e il valore viene successivamente portato a 100 per ogni ora lavorata.

Come indica l’infografica, gli italiani passano sul posto di lavoro più ore dei colleghi tedeschi, ma producono meno – e hanno prodotto sempre meno negli ultimi dieci anni – mentre Berlino come Parigi è rimasta costante nel tempo. Traducendo in cifre: nel 2000, fatta 100 la media Ue, l’Italia si piazzava a quota 116, 8 punti, meno di Francia (137) e Germania (124) ma più della Spagna (102,7) e della Grecia (75,7). Due lustri dopo la produttività di Roma è scesa a 101,5 punti, mentre per Francia (132,7) e Germania (123,7) il livello non ha subito grossi scostamenti. La Spagna è moderatamente salita (107,9) così come la Grecia (76,3). Quantificando il passo di gambero italiano, si tratta di una contrazione pari a 15,3 punti di produttività dal duemila all’anno scorso.

Stesso discorso sul fronte delle retribuzioni. Oggi la Banca d’Italia nel suo consueto supplemento al bollettino statistico ha evidenziato che dal 2007 a oggi la ricchezza delle famiglie italiane è scesa di 3,2 punti percentuali, per effetto della crisi. Nel 2006, la paga media lorda annua (nelle imprese private con più di 10 dipendenti, escluso il pubblico e l’agricoltura) a Roma si fermava a quota 23.406 euro, rispetto ai 31.369 euro della Francia e ai 39.364 euro della Germania. Nel 2010, l’unico ufficio di statistica che ha comunicato i dati all’Europa è stato quello tedesco, che evidenzia una retribuzione lorda di 42.400 euro, mentre gli ultimi numeri diffusi dall’Istat si riferiscono al 2008 ed evidenziano una crescita a quota 28.364 euro. Lo scarto medio con i tedeschi è di oltre 14mila euro. Una precisazione: si tratta di numeri tratti dalla dichiarazione dei redditi, che vanno presi con le pinze ed escludono il lavoro in nero, sul quale le stime abbondano ma il cui calcolo è oggettivamente indimostrabile. 

Quantificabili, invece, le imposte statali sul lavoro, in linea con i big come Germania e Francia. Il peso delle imposte sul costo del lavoro (dati 2009) è del 44% a Roma, del 45% a Berlino e del 46% a Parigi. Inferiore l’incidenza per Grecia (34%) e Spagna (36%). Istat, nella sua ultima analisi (dati 2008), calcola che la retribuzione lorda per ora lavorata, pari a 18,41 euro, «rappresenta il 73% del costo del lavoro orario in senso ampio (quindi incluso il pubblico impiego, ndr)».

Un dato curioso riguarda infine le disparità tra la forchetta tra il salario medio minimo e il salario medio nei Paesi europei, non così pronunciata in Italia e Francia, meno del 15%, ma ben più alta in Germania e Spagna, intorno al 20 per cento.

Se calcolare il lavoro nero è impossibile, le statistiche sul lavoro in regola non sono certo incontrovertibili. Secondo le rilevazioni 2010 dell’Office for national statistics, l’Istat inglese – riprese dal Guardian – pare che ad Atene si sgobbi sul posto di lavoro per quasi 44 ore la settimana, 6,28 ore al giorno, rispetto alle 42 tedesche, alle 41,1 della Francia e alle 40,2 dell’Italia, che si pone dunque al di sotto della media europea, pari a 41,6 ore settimanali. Ogni ufficio statistico, insomma, stima la quantità di tempo che i cittadini passano a guadagnarsi da vivere in modo diverso. Nondimeno, il problema centrale per l’Italia non cambia: la produttività, prima un ottavo di punto sopra la media europea, in un decennio ha frenato bruscamente. Un dato destinato a scendere ulteriormente se non saranno intraprese le misure strutturali richieste da tempo immemore da imprenditori, cittadini e dipendenti.  

 

 

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Sorpresa: gli italiani lavorano molto più dei tedeschi

Stando all’Ufficio statistico del Dipartimento del lavoro americano, gli italiani nel 2010 hanno lavorato 359 ore in più dei tedeschi (il 25% in più). Si tratta di dati quantitativi, che non considerano la produttività ma soltanto il monte ore complessivo diviso per il numero totale del personale impiegato. Nondimeno, la Merkel avrà di che strabuzzare gli occhi.

 

Comments

Barney's picture
Inviato da: Barney
20 December 2011 - 15:42

La basissima produttivita' e' diretta conseguenza, a mio avviso di due fattori:
1) la totale assenza di INVESTIMENTI da parte degli imprenditori in strumenti di produzione. Se io non ho gli strumenti per fare il lavoro nello stesso tempo in cui lo fa il mio collega tedesco, la mia produttivita' e' ovviamente inferiore.
2) i salari che sono tra i piu' bassi nel G30. Se mi paghi come un messicano (con tutto il rispetto per i messicani), io produrro' quanto un messicano, anzi: meno, perche' NON vivo in Messico, ma in Italia, dove la vita costa quanto in Germania.

I responsabili dello statu quo sono in primis gli industriali, ma subito dopo vengono i sindacati che hanno come unico scopo quello di salvaguardare privilegi feudali vecchi di sessant'anni, e i politici, messi li' solo per mantenere la situazione attuale.

Barney

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
15 December 2011 - 16:57

Bisogna dire che il fatto di lavorare molte ore non è per forza un fattore positivo...una qualsiasi persona non può essere veramente attenta e presente nel suo lavoro per 9-10-11 ore. Se uno lavorasse davvero bene senza distrarsi, fare migliaia pause caffè, guardarsi la mail in continuazione ecc. le 8 ore sarebbero anche troppe. Basta guardare a paesi come la Svizzera, la Danimarca ecc. dove chi si ferma oltre l'orario lavorativo è mal visto perché non ha saputo raggiungere i propri obiettivi in tempo debito e probabilmente non ha saputo programmarsi bene il tempo e il lavoro.
In Italia invece c'è l' 'usanza' di fermarsi al lavoro fino a tardi perché fanno tutti così e se esci alle 18 ti chiedono 'Oggi fai mezza giornata?'. Ci si domanda cosa faccia tutta questa gente al lavoro per tutte queste ore...di sicuro (e a quanto pare le statistiche lo confermano) non produce, in compenso nuoce a se stesso e alla sua vita privata(visto che di sicuro gli straordinari non glieli paga nessuno) perché in quel tempo potrebbe fare altro come per esempio dedicarsi alla famiglia o a se stesso.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
15 December 2011 - 16:56

Bisogna dire che il fatto di lavorare molte ore non è per forza un fattore positivo...una qualsiasi persona non può essere veramente attenta e presente nel suo lavoro per 9-10-11 ore. Se uno lavorasse davvero bene senza distrarsi, fare migliaia pause caffè, guardarsi la mail in continuazione ecc. le 8 ore sarebbero anche troppe. Basta guardare a paesi come la Svizzera, la Danimarca ecc. dove chi si ferma oltre l'orario lavorativo è mal visto perché non ha saputo raggiungere i propri obiettivi in tempo debito e probabilmente non ha saputo programmarsi bene il tempo e il lavoro.
In Italia invece c'è l' 'usanza' di fermarsi al lavoro fino a tardi perché fanno tutti così e se esci alle 18 ti chiedono 'Oggi fai mezza giornata?'. Ci si domanda cosa faccia tutta questa gente al lavoro per tutte queste ore...di sicuro (e a quanto pare le statistiche lo confermano) non produce, in compenso nuoce a se stesso e alla sua vita privata(visto che di sicuro gli straordinari non glieli paga nessuno) perché in quel tempo potrebbe fare altro come per esempio dedicarsi alla famiglia o a se stesso.

Antonio Vanuzzo's picture
Inviato da: Antonio Vanuzzo
15 December 2011 - 16:21

Buongiorno a tutti,
grazie per aver commentato. Presto indagheremo i motivi dietro a questa perdita di produttività, che sicuramente sono ascrivibili alla burocrazia, all’elevata tassazione sulle imprese e all’inefficienza del settore pubblico.
Continuate a seguirci e non esitate a proporci temi da trattare.

Pastore Sardo's picture
Inviato da: Pastore Sardo
15 December 2011 - 16:06

Aumentare in produttività?

1) Investire in automazione dei processi, ma molte aziende sono a gestione padronale, arcaica e spesso politica e non sono in grado di innovare, in ogni caso NON E' UN PROBLEMA DI DIMENSIONE DELLE AZIENDE E NON E' UN PROBLEMA DI BANDA LARGA, IL PROBLEMA E' CULTURALE.
2) Ci sono troppe persone incapaci nei posti di rilievo decisionali, producono un valore sottratto enorme che cresce esponenzialmente man mano che l'incapace yesman sale di posizione, i sottoposti devono fare un numero di ore di lavoro impressionante per compensare tutto sto valore sottratto.
Adottate un dirigente incapace, stimolatelo a fargli fare le ferie e non fare gli strordinari, meno sta in ufficio e meno valore sottratto produce e vdrete che la produttività aumenterà :)

Emilio Odescalchi's picture
Inviato da: Emilio Odescalchi
15 December 2011 - 15:01

Dipende dalla natura dei dati. Se lavoriamo di più (in ore), e produciamo meno, c'è da chiedersi se nel conto è incluso il "Settore Pubblico Allargato". Conosco molte Imprese nelle quali la produttività per addetto è vicina al 98% e la redditività è sul 110%. Chiaro che i numeri cambiano se sottraiamo alla produttività individuale le ore di lavoro perse, o vanificate per gli adempimenti dovuti alla Klepto-Buro-Krazia. Alle code, all'inefficienza eccetera.
Questi sono costi occulti dei quali dobbiamo tenere conto.
Il popolo dei Produttori di valore aggiunto, o plusvalore è penalizzato dai cosiddetti costi di sistema.
Come scritto in altri posti, se i Luigini sono numericamente superiori ai Contadini, il sistema va in default da solo.
I provvedimenti di Monti accelerano il fenomeno. La Burocrazia Tedesca rispetta ed aiuta il sistema produttivo. Possiamo affermare altrettanto ?
Ai posteri l'ardua sentenza.

fabrizio's picture
Inviato da: fabrizio
15 December 2011 - 13:17

@ darknight74. Pesano sulla differenza i cicli produttivi e il layout di processo del paleolitico che esiston in Italia.
Gli imprenditori italiani con le plusvalenze si son comprati il macchinone e 12 ville al mare in localitá diverse. Gli imprenditori tedeschi invece hanno investito in ricerca e sviluppo e ne han raccolto i frutti.

ML's picture
Inviato da: ML
18 December 2011 - 18:03

Conta anche l'analfabetismo dei lavoratori; se un laureato non è capace di compilare un modulo con domande semplici, difficilmente sarà in grado di usare un foglio elettronico per fare un'analisi decente. E gli uffici italiani sono pieni anche di queste persone.

MasterLibe's picture
Inviato da: MasterLibe
18 December 2011 - 18:03

Conta anche l'analfabetismo dei lavoratori; se un laureato non è capace di compilare un modulo con domande semplici, difficilmente sarà in grado di usare un foglio elettronico per fare un'analisi decente. E gli uffici italiani sono pieni anche di queste persone.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
15 December 2011 - 11:57

Oppure la minore propensione degli imprenditori italiani ad investire nelle proprie aziende ?

darknight74's picture
Inviato da: darknight74
15 December 2011 - 10:32

Quindi: per produrre meno dei tedeschi, gli italiani lavorano di più. A questo punto è d'obbligo la terza puntata dei vostri articoli: quali le cause della bassa produttività? Pesa, oltre al basso PIL, l'alto numero di lavoratori parziali ed in cassa integrazione?

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