Bersani nel pantano di Napoli

Bersani nel pantano di Napoli

Appena ieri chiedevamo al Pd che fine avessero fatto le primarie di Napoli e i voti dei 45 mila cittadini partenopei che avevano decretato, quasi tre settimane fa, la vittoria di Andrea Cozzolino, politico navigato e legato ad Antonio Bassolino. Quelle primarie erano finite tritate dai veleni e dalle accuse, e il vincitore non era mai stato proclamato. Il silenzio calato sulla vicenda non ci era parso una ragione sufficiente per non fare qualche domanda. Le risposte le ha date il vincitore di quelle primarie alle 18.00 di oggi: «Metto a disposizione il risultato», scrive Cozzolino rivolgendosi a Pierluigi Bersani e a Nichi Vendola. Aggiunge, il vincitore, che trova sia «molto preoccupante che a tre settimane di distanza dal voto ancora non sia stato proclamato come vincitore. Ancora più preoccupante è che le primarie siano state usate per gettare fango su un’intera città da cui invece era arrivato un segnale forte di speranza, una voglia di reagire positivamente di fronte a tanti problemi». Rivendica con chiarezza i numeri della sua vittoria e chiede rispetto per gli elettori.

Passano settantacinque minuti, e arrivano le parole di Pierluigi Bersani. Che elogia la «responsabilità politica» di Cozzolino cui si riconosce finalmente il «consenso» che lo ha portato ad essere «il più votato nelle primarie che hanno consegnato alla città una partecipazione vera e appassionata». Accenna appena, il segretario, a «un lascito di polemiche». Accuse di brogli e di voti pagati, per la precisione, su cui a quanto pare si rinuncia a far luce. 
Riconosciuta pienamente una vittoria appena sporcata, Bersani spiega però che il «nodo politico» è ancora da sciogliere: «il contesto nuovo che si è determinato in queste settimane» chiede «di individuare collegialmente, ed in modo condiviso, una candidatura unitaria in grado di allargare una coalizione oggi ancora troppo divisa». Traduzione: Cozzolino ha vinto delle primarie a questo punto ufficialmente valide, ma adesso bisogna scegliere un altro candidato. Tutti insieme, e chissà con quale entusiasmo. Il primo a far capire l’aria che tirerà sul Golfo è Umberto Ranieri, piazzatosi secondo alle spalle di Cozzolino.

Tra gli uomini più vicini al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Ranieri si trova di colpo solo, dopo ad aver combattuto una battaglia che porterà altri ad essere il candidato del Partito, e non ci sta. Sulla pagina di Facebook di “Nuova Alleanza per Napoli”, che sostiene la sua candidatura e porta la sua faccia, si legge: «Bersani dice che Cozzolino è stato il più votato. Bersani di fronte ai ricorsi di tre candidati e dopo le denunce di Tremante [segretario provinciale del Pd che aveva denunciato la partecipazione al voto di un esponente del Pdl locale, ndr], invece di fare luce su ciò che è accaduto caccia via Tremante, delegittima il Pd napoletano e rende “omaggio” a Cozzolino, infischiandosene anche dei 45 mila elettori. Basta!!!!» Si parla già di lista civica, e di un fastidio non da poco per Bersani. Alle nove Ranieri comunica alla stampa la propria posizione: «valutare nelle sedi competenti i ricorsi in cui si denunciano le irregolarità e le scorrettezze che in diverse parti della città sono state perpetrate per condizionare l’esito del voto». Ribadisce di non volere una «vittoria a tavolino», ma chiede che si vada avanti lungo la procedura da lui stesso attivata con un ricorso interno. 

La fine della storia la scriveranno le prossime settimane e si vedrà quali porte il Pd troverà aperte. Busserà ancora da Raffaele Cantone, magistrato antimafia proposto esplicitamente da Roberto Saviano a scrutinio appena chiuso, e sonderà diversi terreni sulla via di una sfida che si è complicato da solo. Certo qualche punto resta fermo, per il futuro, fin da subito: il Pd non ha gestito una situazione spinosa e l’ha lasciata crescere di giorno in giorno. Ha nominato un commissario, Andrea Orlando, per poi riconoscere venti giorni dopo che il nodo era politico. Non ha voluto (saputo?) far luce su eventuali irregolarità, lasciando così i tifosi di Cozzolino e quelli di Ranieri a rivendicare ognuno le proprie convinzioni, ma senza dati certificati. Le primarie, istituzione cardine del partito per come è nato, escono evidentemente sfregiate in pubblico, ma non ancora messe ufficialmente in discussione. Gli elettori democratici e i militanti, quelli per cui si spendono sempre gli aggettivi di «generosi» e «reattivi di fronte ai problemi», restano una volta di più con nulla in mano, e rafforzare la loro «voglia di partecipazione» sarà davvero difficile.
Ridategli almeno quell’euro che hanno speso per votare: a Napoli si potranno bere un caffè, e di quello buono.

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