Cento milioni per essere “Amici dello Yemen”

Cento milioni per essere “Amici dello Yemen”

L’Italia è in prima fila tra gli “amici dello Yemen”. Al governo del paese arabo, nell’ultimo biennio, sono arrivati da Roma un centinaio di milioni: 60 tramite la cooperazione per rafforzare il sistema di sicurezza costiera, 20 milioni a credito, altri 16 milioni di dollari per la conversione del debito. Insomma, un’amicizia “solida”, messa però a dura prova dagli attacchi dei pirati.
La settimana scorsa l’ultimo episodio. La petroliera italiana Savina Caylyn è stata assaltata dai pirati somali al largo dell’isola yemenita di Socotra. Eppure, i territori dello Yemen dovrebbero essere più sicuri rispetto a pochi anni fa, grazie all’apporto italiano. Infatti, nell’ultimo biennio il ministero degli Affari esteri ha impegnato 60 milioni di euro per «finanziare le prime due fasi del sistema di radar costieri (Vessel traffic maritime system) e la formazione della Guardia Costiera yemenita». Un affare dato in mano a Selex, società di Finmeccanica, amministrata da Marina Grossi, moglie proprio del capo della capogruppo Guarguaglini. Del resto per la Farnesina lo Yemen è considerato «priorità nazionale» e circa un anno fa il ministro Franco Frattini ha creato l’associazione – appunto – “Amici dello Yemen”.

Fra 2008 e 2009 gli attacchi dei pirati yemeniti hanno registrato un forte incremento rispetto al passato. La comunità internazionale ha quindi optato per fornire un supporto a Sana’a. L’Italia ha agito tramite Selex, che ha creato il Vtms. Per voce di Pier Francesco Guarguaglini «è il sistema tecnologicamente più avanzato oggi esistente per la sicurezza delle coste e dei confini marittimi». Durante la presentazione del sistema radar, Guarguaglini ha proprio ricordato che Vtsm «rappresenta la risposta ideale per la protezione di un’area come quella yemenita – dove transitano oltre 25.000 navi all’anno e soggetta a un drammatico aumento dei fenomeni di pirateria». Secondo l’International Maritime Bureau (Imb) nel Golfo di Aden, effettivamente, gli attacchi dei pirati sono diminuiti nell’ultimo anno. Dai 117 del 2009 il numero è scemato fino ai 53 dell’anno appena trascorso. Sebbene lo Yemen, anche con il contributo italiano, stia agendo in modo concreto sulle proprie coste, non si può dire altrettanto quando ci si avvicini al confine con le acque somale. Del resto, una nota interna di Mærsk, primo operatore marittimo commerciale al mondo, ha scoraggiato i propri equipaggi a stare vicino al confine fra le acque yemenite e somale.
Il progetto italiano ha visto due fasi. La prima, inaugurata a giugno 2009 a fronte di uno sforzo di 20 milioni di euro a carico del Governo italiano, copre le acque che vanno dal Golfo di Aden al Mar Rosso. La seconda parte ha invece previsto sei centri permanenti di monitoraggio, ognuno di essi con stazioni radar nelle città di Mokha, Kokha, Miun, Khor, al Omirah, Al Shira, Shograh. Nel complesso la rete copre 450 chilometri di costa. Non molto, considerando che lo Yemen ha 2.500 chilometri affacciati sul mare. 

L’Italia non ha però solo questi rapporti con Sana’a. Per Roma lo Yemen è una «priorità nazionale», come riportato nell’ultimo rapporto 2010 sulla politica estera della Farnesina. In virtù di ciò dal 2006 a oggi sono stati donati dall’Italia circa 5 milioni di euro. Altri 20 milioni sono invece stati dati a credito, mentre ammonta a circa 16 milioni di dollari la cifra fornita all’amministrazione di Sana’a per la conversione del debito. Sono cifre che, nel confronto con quelle dei paesi OCSE, portano l’Italia fra i primi posti dei sostenitori di Sana’a.
Nonostante gli accordi commerciali per il pattugliamento costiero, la situazione in Yemen rimane instabile. Nel Paese continua a essere presente una delle cellule più attive di Al-Qaeda, Aqap, che ormai si è specializzata in attacchi marittimi alle petroliere che passano nelle acque territoriali yemenite. Gli sforzi dell’Occidente continuano a essere rilevanti – solo nel 2009 gli Usa hanno dato a Sana’a 67 milioni di dollari per la lotta al terrorismo – ma nulla si smuove. I pirati continuano ad agire e gli attacchi stanno continuando. Allo stesso modo, come ha registrato Al Jazeera, le attività di Aqap «hanno avuto un sensibile incremento nelle ultime settimane, sull’onda delle proteste di piazza in Egitto e Tunisia». Vale dunque la pena di tenere d’occhio se, anche nel 2011, la cooperazione fra Roma e Sana’a continuerà come negli ultimi due anni. Il rapporto tra costi e benefici, per noi, dovrà in ogni caso diventare più vantaggioso. 

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