La lotta alle ecomafie fa bene solo ai Guarguaglini

La lotta alle ecomafie fa bene solo ai Guarguaglini

Sulla carta tutto dovrebbe essere perfetto. Nella realtà, il settore italiano dei rifiuti è nel caos. Da un anno e mezzo. Tutte le aziende che producono, movimentano, depositano, smistano immondizia, circa 280mila, hanno speso dai 500 ai ventimila euro per iscriversi al Sistri, il sistema che è stato presentato come la panacea di tutti gli eco-mali dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo ma che di fatto, da oltre 18 mesi, è arenato in una palude di chiavette usb incompatibili, black box che non funzionano, numeri verde irraggiungibili ai quali – una volta presa la tanto faticosa linea – rispondono operatori che per la maggior parte delle volte non sanno risolvere il comune quesito: «E ora che faccio?».

Questa la storia. Il Sistri fu ideato sotto il governo Prodi che vi appose il segreto di Stato, perché – fu detto – la materia rifiuti era troppo appetibile per le ingorde ecomafie. Segreta, quindi, tutta la procedura supportata comunque dai carabinieri del nucleo operativo ecologico.

La Prestigiacomo ha fatto suo il procedimento e, sempre nel rispetto del segreto di Stato, e quindi senza gare di appalto, tutto il ricco affare è approdato nelle mani della società che gestisce il Sistri, la Selex di Marina Grossi, moglie del presidente di Finmeccanica Guarguaglini e finita nel ciclone delle indagini degli appalti Enav della procura di Roma per una serie di reati fiscali, ma l’indagine è ancora in alto mare. Non solo, sull’intera vicenda starebbe indagando la Dda di Napoli perché ci sarebbero subappalti strani che lascerebbero prefigurare un giro di riciclaggio di fondi neri.

Tanto che oggi un gruppo di aziende che avrebbero potuto partecipare alla ghiotta torta, se fosse stato bandito un vero e proprio appalto, ha fatto ricorso al Tar: l’udienza fissata per gennaio è ora slittata a metà maggio. Se il tribunale regionale del Lazio dovesse dare loro ragione, tutto il sistema si fermerebbe e si dovrebbe ricominciare daccapo, con una gara di appalto, con buona pace delle aziende che hanno già fatto confluire in cassa circa 140 milioni di euro.

Nel 2010, quindi, dopo aver pagato, le società iscritte al Sistri, ma anche i piccoli commercianti, gli artigiani, gli agricoltori, avrebbero dovuto ricevere delle scatole nere (le cosiddette black box) da installare sui camion e nelle aziende e delle chiavette su cui caricare i dati dei rifiuti prodotti e trasportati. Insomma, l’informatica che sostituisce i vecchi registri. I dati sarebbero poi arrivati direttamente ai carabinieri che hanno il compito di gestire l’enorme flusso di file e che potevano quindi in qualsiasi momento tracciare il percorso dei rifiuti speciali, categoria nella quale rientrano anche quelli pericolosi.

Ma qui sta l’inghippo. Il Sistri non ha funzionato. Le black box installate sui camion non sempre riuscivano a trasmettere il segnale tramite gps, inoltre non sono dotate di un interruttore per lo spegnimento e a volte hanno esaurito la batteria dei mezzi durante un solo fine settimana. Le chiavette spesso risultano vuote e non caricano i dati. I sistemi operativi non sempre sono compatibili. Le officine sono abilitate a installare il sistema, ma non a disinstallarlo nel caso, mettiamo, che l’azienda debba cambiare il mezzo. Al numero verde del ministero non rispondeva mai nessuno. Fino alla scorsa estate non erano ancora state distribuite chiavette e sim card. A causa del segreto di Stato, poi, non era possibile eseguire delle simulazioni. Risultato: il ministro Prestigiacomo è stato costretto a rinviare il D-Day del Sistri, prima a giugno, poi a ottobre, infine a gennaio, e ora a giugno. Sempre che a maggio i giudici non decidano di vanificare tutto. «Il Sistri sarà un sistema all’avanguardia in tutta Europa e servirà a emarginare le ecomafie dal settore rifiuti», ripete il ministro che a novembre ha lottato strenuamente contro l’ennesima proroga.

«Per evadere il sistema, basterà non iscriversi, tanto sulle strade i controlli sono davvero minimi», commenta l’avvocato Salvo Renato Cerruto, presidente dell’associazione gestori dei rifiuti. «La tracciabilità dei rifiuti fino ad oggi è pesantemente compromessa – continua l’avvocato che con la sua associazione ha fortemente voluto il rinvio – abbiamo ottenuto che le aziende tirassero un po’ il fiato. Per ognuna è stato un colpo pesante sborsare questi soldi nel 2010 per un sistema che di fatto non è ancora in vigore. Adesso entro il 30 aprile dovranno versare la nuova quota. Sembra una beffa, e numerosi rappresentanti del settore stentano a credere che davvero si possa partire a giugno».

In realtà sulla carta il Sistri è in vigore, anche se con il cosiddetto doppio canale: significa che chi possiede la strumentazione necessaria, può utilizzarlo, ma non ci sono sanzioni in caso contrario. Oltre al danno, la beffa. Come ha denunciato proprio in questi giorni anche il Wwf, il governo, ottimisticamente, un paio di mesi fa ha cancellato la norma che puniva il reato di contraffazione e manomissione dei registri relativi ai rifiuti. Da gennaio sarebbe dovuto entrare un altro regime che non prevedeva più fogli e brogliacci. Con il rinvio si è creata però una pericolosa vacatio: quindi oggi non esiste più questa fattispecie di ecoreato. «È come se avessero sperimentato sulla nostra pelle la normativa in itinere – spiega il presidente dell’Agr – basti pensare che in un anno sono stati prodotti tanti e tali decreti correttivi che c’è già la necessità di un testo unico che riassuma tutta la normativa. Normalmente questo accade dopo dieci anni di produzione legislativa su un solo argomento».