L’autogestione di Polverini fa arrabbiare gli alleati

L’autogestione di Polverini fa arrabbiare gli alleati

La domanda rimbalza da giorni nelle stanze romane del potere pidiellino: «Renata ormai gioca per solo per sé. Si è forse messa in testa di farsi una lista per le amministrative?». Perché un conto è l’autonomia voluta, rivendicata, ostentata dalla governatrice della regione Lazio, altra cosa è puntare, in nome dell’autonomia, sulla deflagrazione del Pdl. Ecco il sospetto che allarma gli sponsor che contano della Polverini. Tutti – Maurizio Gasparri, Gianni Alemanno, Fabrizio Cicchitto, e non solo – ormai pensano che la situazione sia sfuggita di mano. Che “Renata” stia perseguendo un suo inaccettabile disegno personale. Che questo disegno passa per lo sfaldamento del Pdl, già alle prossime amministrative, con la creazione di una “lista Polverini”. Altrimenti non si spiegherebbe l’ostilità della governatrice nei confronti del Pdl, manifestata, da mesi, in ogni atto.

Non si contano più i dossier dello scontento pidiellino. Su tutti si è registrata una distanza, se non un aperto conflitto tra la governatrice e il suo (ex?) partito. A partire dalle nomine delle società controllate dalla regione. Urgenti, visto che quasi tutti i consigli di amministrazione sono scaduti. Urgentissime, visto che tra poche settimane si vota per le amministrative e le poltrone che contano sono ancora tutte in mano alla sinistra. L’accordo, siglato dopo le elezioni, prevedeva che le presidenze venissero affidate agli uomini più importanti del partito laziale, rimasti fuori dal consiglio dopo la non ammissione della lista alle regionali. Ma la Polverini, da mesi, prende tempo, rimanda, insabbia la questione.

Eppure la lista dei nomi è pronta, frutto dell’accordo tra le correnti e sotto-correnti di ex FI e ex An. Avvenuta ieri la nomina di Massimiliano Maselli, ex consigliere regionale di Forza Italia, per la presidenza di Sviluppo Lazio, un carrozzone che ha un capitale sociale di circa 49 milioni di euro, resta aperto il dossier che riguarda tutte le altre nomine.  Tommaso Liuzzi, vicino al senatore Gramazio (ex An, quota Gasparri) è il designato per l’Astral, società che si occupa di manutenzione stradale. Bruno Prestagiovanni, vicino al parlamentare ex An Fabio Rampelli, all’Ater, l’azienda per l’edilizia residenziale, di Roma. E ancora: Adriano Palozzi, uno dei colonnelli di Francesco Aracri, gasparriano, potente ex assessore regionale ai trasporti, è il nome per il Cotral, società che si occupa di trasporto extra urbano su gomma. Enrico Folgori, vicino al coordinatore romano del Pdl Gianni Sammarco, per Bic Lazio. Proprio su Cotral e Bic Lazio la Polverini ha esercitato un’azione frenante assai incisiva. Per bloccare la designazione di Palozzi ha cercato sponda nel Pd, con l’obiettivo di congelare tutto fino al 2012. Sulla Bic, invece, la governatrice non fa nulla per mitigare le richieste della Camera di commercio. Che, in quanto socio, rivendica la presidenza. Risultato: una palude. Le uniche eccezioni riguardano la nomina a commissario all’Arsial, la società che si occupa di sviluppo e innovazione per l’agricoltura, di Erder Mazzocchi: una designazione accelerata dal ritorno nel Pdl del padre Antonio, dopo un breve avvicinamento a Fini. Altra eccezione, la nomina Luigi Celori a Lazio Autostrade, fortemente sponsorizzata del ministro Altero Matteoli, forse l’unico degli ex An con cui Renata ha mantenuto un rapporto non conflittuale.

Chiusa nel suo quartier generale con i fedelissimi, tutti ex Ugl, la governatrice pare impermeabile alle pressioni del Pdl. Come ha dimostrato con la scelta di commissariare con persone di sua fiducia e non indicate dal partito sia gli enti parco sia le Ater territoriali. O imponendo un altro uomo suo, l’avvocato Roberto Pecorario a presidente di Laziodisu, l’agenzia regionale per il diritto allo studio. Posto, questo, che secondo gli accordi rivendicati dal Pdl doveva essere attribuito a un ex Forza Italia.

Ecco l’ira di Gasparri, Alemanno e Cicchitto. E di tutto – proprio tutto – il Pdl, non solo laziale. Perché quello delle nomine non è un episodio isolato. È solo l’ultimo tassello di una strategia autonomista perseguita tignosamente dall’ex leader dell’Ugl. E più tasselli fanno una prova. Già sulla composizione della giunta, ricordano nelle stanze pidielline, «Renata ha tradito i patti», dando agli ex Forza Italia sei assessorati invece di otto. Per di più ha tenuto per sé la Sanità, e ha affidato il bilancio alle mani sicure di Stefano Cetica, suo fedelissimo già nell’Ugl. E non solo non tornano i conti, ma pure i messaggi simbolici inviati al Pdl sono tutt’altro che rassicuranti. La presidente, infatti, non mai conferito esplicitamente le deleghe ai suoi assessori, ad eccezione del vicepresidente e assessore all’Urbanistica Luciano Ciocchetti, dell’Udc. È vero che il governatore ha il potere di revocare le deleghe quando vuole, ma non darle ha un significato che suona più o meno così, per dirla coi malpancisti pidiellini: «Comando io, voi fate un passo indietro».

Altro tassello, la nomina dei direttori generali delle Asl. O meglio di una decina di direttori generali. Anche in questo caso il grosso delle nomine è nella palude. Proprio ora che i vecchi volponi della politica vorrebbero in campo un battaglione di direttori sanitari, particolarmente utili quando vanno preparate le elezioni. Anche in questo caso la “maledetta decina” nominata da Renata ha penalizzato il Pdl: Vittorio Bonavita, al Pertini, è di area Udc; Ferdinando Romano, alla Asl di Ostia, è in quota Polverini; Nazareno Renzo Brizioli, a Tivoli, è Udc; all’azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata Gianluigi Bracciale è del partito di Storace. Al San Filippo Neri è stato confermato Domenico Alessio dell’Udc; altra nomina “presidenziale”, la conferma a commissario di Massimo Martelli al San Camillo. Solo tre le nomine gradite al Pdl: Antonio Paone al Sant’Eugenio, Maria Sabia al Santo Spirito, Rodolfo Gianani a Rieti.

Stile presidenziale, scarsa attitudine alle mediazioni, la Polverini si muove da leader di un partito personale, che non è il Pdl. Quando Roma è stata tappezzata dai manifesti della neonata fondazione polveriniana, “Città nuove”, in molti, nel partitone del premier, hanno visto materializzarsi il mosaico che dà senso a tutti i tasselli dello scontro col Pdl: la fondazione rappresenterebbe il nucleo di una lista Polverini da usare alle amministrative. Poi, chissà. E non è un caso che i fedelissimi della governatrice siano al lavoro per ramificare la fondazione pure fuori dai confini del Lazio. Salvatore Ronghi, segretario Ugl prima e ora segretario generale della Regione Lazio, è particolarmente attivo a Napoli dove, in passato, è stato consigliere regionale. Proprio nel capoluogo campano, dicono i ben informati, si è tenuta una prima riunione operativa con la Polverini, lo scorso 21 dicembre, quando la governatrice si è presentata a San Gregorio Armeno per prendere la statuetta che la raffigurava.

Il disegno di Renata – fondazione come embrione di una lista – si è manifestato proprio nei giorni in cui è diventato insistente il tam tam sulla volontà del premier di rivoluzionare il suo partito, a partire dal nome e dal simbolo. Lo spiega un colonnello di Gasparri a microfoni spenti: «La Polverini è chiaro che punta sul big bang del Pdl e su un assetto che prevede Berlusconi leader, alla guida di una rete di potere anarchica dove ogni cacicchio ha un suo strumento». Una preoccupazione recapitata a palazzo Grazioli. Con la speranza che dietro tanta autonomia non ci sia un tacito via libera proprio del Cavaliere.

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