Le banche spagnole e portoghesi fanno ancora paura

Le banche spagnole e portoghesi fanno ancora paura

È di nuovo crisi per l’Eurozona. Una vampata, tanto veloce quanto intensa, sta scuotendo i mercati finanziari europei. Due giorni fa il primo segnale. Sul mercato monetario sono esplosi i quantitativi dei prestiti ottenuti dalla Banca centrale europea tramite le operazioni Marginal lending facility (Mlf), il bancomat che gli istituti di credito usano per finanziarsi presso la Bce, all’1,75%, cioè 75 punti base in più dei prestiti normali. Dagli 1,2 miliardi di euro di tre giorni fa si è passati ai quasi 16 di ieri e oggi. Prima si è pensato a un errore tecnico della Bce, ipotesi smentita dai dati odierni.

Gli operatori non hanno dubbi: qualche istituto di credito si trova a corto di liquidità e ha dovuto ricorrere agli onerosi prestiti dell’Eurotower per rifinanziarsi. I principali imputati sono le banche portoghesi e quelle spagnole, dove la bolla immobiliare sta creando ben più di un problema. Se Lisbona ha seccamente smentito l’opportunità di un salvataggio europeo, Madrid ha varato l’ennesimo programma di ricapitalizzazione delle cajas, le casse di risparmio iberiche. A inizio gennaio era stato il Wall Street Journal a lanciare nuovamente l’allarme. «Il governo di Madrid è pronto a salvare le Cajas», ha scritto il quotidiano newyorkese. Sul piatto erano pronti 3 miliardi di euro, ma il pacchetto completo potrebbe superare i 30 miliardi, come quelli di cui oggi ha parlato il ministro delle Finanze Elena Salgado. Con quasi 200 miliardi di euro di passività, per le Cajas iberiche sembra essere arrivato il capolinea. E per il premier José Luis Rodríguez Zapatero si avvicina il periodo più duro dei suoi mandati.

L’origine del buco. A ripianare la voragine delle cajas non è bastato il Fondo per la ristrutturazione ordinaria delle banche (Frob). Lo speciale veicolo d’investimento da 90 miliardi di euro, ideato da Zapatero nel 2009, non ha funzionato. Il suo obiettivo era uno solo: portare da 45 a 15 le casse di risparmio, dopo una serie di fusioni. C’è riuscito con Cajastur, Caja de Ahorros del Mediterráneo, Caja Extremadura e Caja Cantabria, ora sotto un’unica entità per un giro complessivo di 177 miliardi di euro. Nonostante l’intervento governativo, il deterioramento dei crediti detenuti continua a un ritmo senza eguali in Europa. La principale conseguenza è che la qualità creditizia sistemica spagnola è ora definita come «peggiore di quella greca», come fa notare un recente report di Nomura. Eppure, lo sforzo messo in campo da Zapatero è stato degno di nota. Il Frob ha una dotazione attuale di 90 miliardi di euro, ma è allo studio della Molcoa un aumento di capitale fino a quota 150 miliardi. Anche questo però non basterebbe.

Quante sono le passività. Le malversazioni contabili sono molte di più delle previsioni. José María Roldán, direttore generale della regolamentazione bancaria del Banco de España, è stato il primo a sollevare il sipario della tragedia spagnola. Nell’ultimo outlook sul settore bancario, datato dicembre 2010, Roldán ha evidenziato come l’esposizione degli istituti di credito iberici sulla bolla immobiliare sia pari a 605 miliardi di euro, con possibili perdite da mettere a bilancio per 198,4 miliardi. A giugno 2009, le banche erano esposte per 550 miliardi di euro e le svalutazioni non contabilizzate ammontavano a 165,5 miliardi. In particolare, oltre il 40% dei quasi 200 miliardi di euro sono riconducibili a prestiti commerciali inesigibili. Il 25% è invece in riferimento ai mutui sulle abitazioni già esistenti che ormai non generano più flussi di cassa. La restante quota riguarda tutti gli altri generi di prestiti. Oltre a ciò, la banca centrale spagnola ha spiegato che «la grande presenza di fondi satellite, collegati anche alle Cajas, fanno pensare che buona parte delle perdite non sia ancora stata conteggiata». A tal proposito il Banco di Santander, in uno studio dello scorso novembre, ha sottolineato che sarebbero pari a 68 miliardi di euro le passività delle casse di risparmio ancora non emerse.

La nuova tendenza. Il Banco de España ha poi lanciato un altro allarme, quello sui pignoramenti. Se dal 2009 al 2010 sono aumentati del 12,2%, nel 2011 l’incremento sarà superiore al 20% rispetto l’anno precedente. Ma considerando che oltre il 65% dei mutui accesi nella penisola iberica sono in pancia alle cajas, queste si ritroveranno a breve con un duplice problema. Se è vero che metteranno a bilancio nuove attività (le abitazioni pignorate), è altrettanto vero che il mercato del mattone in Spagna sta continuando la sua flessione. Il rischio quindi è che le perdite possano amplificarsi senza misura e senza controllo.

Il contagio. La tensione intorno alle cajas si avverte anche guardando le interconnessioni come i colossi del credito spagnolo. Dal Santander al Bbva, passando per il Banco Popular e il Sabadell, tutti stanno apportando rettifiche ai propri bilanci in virtù delle svalutazioni delle cajas. E c’è già chi, come Nomura, che chiede «una nuova e indipendente tornata di stress test europei». Difficile dargli torto. Quelli effettuati dal Comitato europeo dei supervisori bancari nello scorso luglio evidenziarono che su 91 istituti scrutinati, solo 7 erano potenzialmente a rischio. Cinque di questi erano cajas: Diada, CajaSur, Espiga, Unnim e Banca Civica. Secondo Barclays è possibile che «ci siano stati errori di valutazione per le casse di risparmio spagnole, dato che le nostre cifre parlano di perdite potenziali per oltre 200 miliardi».

L’Europa cosa farà. L’ultimo bollettino economico della Banca centrale europea ha messo in luce che la crisi dei debiti sovrani sta lambendo l’Italia, ma soprattutto la Spagna. «Le tensioni intorno a Madrid stanno preoccupando la Bce, che sta osservando con attenzione il modo in cui si evolve la crisi iberica». È possibile che, in caso di necessità, Bruxelles intervenga tramite lo European financial stability facility (Efsf), lo strumento straordinario di finanziamento europeo. Del resto, l”ampliamento degli spread fra i titoli di Stato iberici e i Bund tedeschi è ai massimi storici ormai da settimane e la tendenza sembra quella di un ulteriore allargamento. Allo stesso modo i Credit default swap, le assicurazioni contro il fallimento di un asset, continuano a veleggiare prossimi ai 250 punti base. E giorno dopo giorno, aumentano le possibilità di un fallimento, valutato dagli algoritmi delle piattaforme Markit e Cmavision. Inoltre, secondo Barclays Capital «la posizione di Madrid è controversa: da un lato l’austerity non sta dando adeguata fiducia agli investitori sul raggiungimento degli obiettivi di bilancio, dall’altro il deterioramento del mercato immobiliare continua agli stessi ritmi del 2009». In altre parole, per la Spagna la congiuntura potrebbe peggiorare sensibilmente. E con essa, la situazione delle Cajas.

La croce di Zapatero. Per far fronte a questi pericoli, il governo di Zapatero ha deciso di agire. Come? Emettendo obbligazioni per sostenere le disastrate casse di risparmio. Dopo aver nazionalizzato il CajaSur (tre miliardi di euro di oneri), Zapatero ha preferito quindi evitare nuovi buchi neri. Meglio attivare un meccanismo permanente di sostegno al sistema bancario. La ricapitalizzazione dovrebbe avere una dotazione massima di 30 miliardi di euro, con la speranza di evitare un epilogo come per Atene e Dublino. Non è così scontato che ci riesca.

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