L’Italia leader in Europa per gli incentivi alle “rinnovabili”

L’Italia leader in Europa per gli incentivi alle “rinnovabili”

L’Italia primeggia in Europa. E sul confronto con gli altri Paesi non conosce rivali per gli incentivi alle energie rinnovabili: il contributo medio è superiore di circa l’80% per i piccoli impianti e il 40-50% per i grandi impianti. È quanto emerge dal dossier del Gestore servizi elettrici che confronta gli incentivi nostrani con Germania, Svezia, Francia, Spagna, Austria, Regno Unito, Romania, Portogallo, Paesi Bassi, Danimarca e Belgio. 

E nella filiera della green economy in salsa tricolore spunta la figura del «facilitatore»: concessioni pronte per l’uso e impianti funzionanti grazie al lavoro di centinaia di società a responsabilità limitata da 10 mila euro, che si occupano di trovare i terreni, convincere i Comuni, «facilitare» la strada ai progetti e ottenere le concessioni che vengono cedute chiavi in mano alle grandi imprese che sfruttano l’incentivo come una rendita garantita dallo Stato per 20 anni.

Un paio di esempi: il gruppo Falck Renewables spa ha 16 società a responsabilità limitata con impianti in Sardegna, Sicilia e Calabria e il colosso francese Edf ha in Italia il controllo di 21 srl e spa per la produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica. Tutto legale ma è una delle dinamiche perverse dell’Italia dove il fatturato stimato del settore rinnovabili è di oltre 5 miliardi di euro (al netto dell’import e degli investimenti) e 100mila lavoratori secondo il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Nessun Governo della zona Ue tiene il passo: in Germania, primo Paese per elettricità da fonte rinnovabile, l’incentivo è inferiore del 40%.

Oggi l’Italia copre il quarto posto in Europa per produzione elettrica da fonti rinnovabili ed è l’unico paese che usa tre tipi di incentivi: tariffa onnicomprensiva (autoproduzione per consumo domestica ed energia eccedente immessa in rete come nel caso del Conto energia) premio sull’energia prodotta e i certificati verdi che attestano l’energia da fonti rinnovabili che deve essere proporzionale all’energia da fonti fossili.  Nel dossier sono prese in considerazione sei tecnologie rappresentative delle politiche energetiche europee: impianti idroelettrici, eolici on-shore (sulla terraferma), biomasse solide (legno, pasta per carta, lolla di riso, torba) impianti a biogas e geotermoelettrici e pannelli fotovoltaici.

Idroelettrico. La media europea degli impianti che sfruttano l’acqua è pari a circa 80 €/MWh per la potenza di 10 MW e a circa 110 €/MWh per potenza di 200 kW. L’Italia segna un più 60-70% con punte di 220 euro per piccoli salti. La tendenza è diminuire l’incentivo quando si raggiunge una taglia ritenuta sufficientemente grande. Ad esempio in Romania per potenza inferiore a 1 MW si ricevono 2 Certificati Verdi per MWh, mentre impianti di taglia maggiore ricevono un solo certificato. In Italia e Regno Unito la tariffa onnicomprensiva è prevista solo per impianti di taglia inferiore rispettivamente a 1 MW e 5 MW. L’uso dei fiumi per creare elettricità è stata la prima fonte di energia rinnovabile, dalla fine dell’800 sono state costruite centrali e invasi di grandi dimensioni dove è stato possibile sfruttare bacini naturali.

Eolico. In Europa il campo varia da 70 fino a 300 €/MWh per i piccoli generatori e da 70 fino a 150 €/MWh per i più grandi. Le politiche incentivanti hanno una durata media compresa fra 10 e 20 anni. L’Italia presenta uno degli incentivi più elevati: per le grandi pale si arriva al 50% in più e addirittura al 140% per le più piccole. Questo si traduce in 300 euro per Megawatt per la potenza inferiore ai 200 Kw.

Biomassa. In Italia è prevista una maggiore incentivazione per le caldaie che utilizzino biomasse provenienti dalla cosiddetta “filiera corta”, cioè a pochi chilometri tra produttore e consumatore. Anche per la combustione dagli scarti della lavorazione del legno e dall’agricoltura la media italiana risulta essere più premiante rispetto alla media Ue di circa il 90% per gli impianti di piccola potenza (200 kW) e di circa il 50% per gli impianti da 10 MW.

Biogas. Nel Regno Unito, Austria, Spagna è evidente l’intento del legislatore di favorire impianti di piccola taglia. Come nel caso delle biomasse solide, anche i contributi a biogas presentano al loro interno una discreta variabilità, causata dai diversi prodotti che possono produrre biogas (scarti zootecnici o agricoli, residui della lavorazione alimentare ma anche colture dedicate). Nel Belpaese gli incentivi sono più alti del 60% rispetto alla media europea, ovvero quasi 300 euro per Megawatt.

Geotermoelettrici. A Lardello in Toscana si è sfruttata l’energia generata per mezzo del calore direttamente dalla terra a partire dal 1904. Oggi in Romania, Regno Unito e Germania sono stanziati fondi per questo tipo di tecnologia.

Fotovoltaico. L’energia elettrica dal sole è la fonte che gode delle remunerazioni maggiori nel panorama europeo, a causa dei costi di produzione ancora maggiori di quelli delle altre fonti. Per quanto riguarda gli impianti a terra l’incentivo italiano è maggiore di circa il 60% rispetto alla media europea. Le agevolazioni per i parchi solari sono oltre l’80-90% più elevate rispetto alla media europea, sfiorando i 500 euro per ogni Megawatt prodotto dai raggi del sole. 

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