Mussari taglia i costi in Abi ma non risana la sua Mps

Mussari taglia i costi in Abi ma non risana la sua Mps

Per Giuseppe Mussari il processo di risanamento dell’Associazione bancaria italiana (Abi) continua all’insegna degli esuberi e dei tagli. L’accordo con le sigle sindacali è stato formalizzato nella notte e l’Abi ridurrà il proprio organico di 36 unità, meno della metà rispetto agli 80 esuberi richiesti inizialmente dall’Associazione ai sindacati. A fine dello scorso luglio, nel suo primo direttorio esecutivo da presidente, carica cui era asceso a giugno «per acclamazione», proprio Mussari aveva rimarcato che lo stato degli istituti di credito italiani era notevolmente migliore delle altre compagini europee. Difficile immaginare che nel cuore del mondo bancario italiano iniziasse, da subito, una cura “lacrime e sangue”. Peraltro, il suo discorso di insediamento avveniva nei giorni successivi agli stress test comunitari, in cui la sua Mps non aveva propriamente brillato. Non che oggi la banca senese nata nel 1472 possa definirsi il fiore all’occhiello del credito in Italia. Sono sempre maggiori le voci che arrivano dal cuore dell’Europa che vedono Mps alla ricerca di capitali freschi, che smentisce di avere bisogno di rinsaldare il patrimonio. L’ultimo caso è quello del Credit Suisse, che raccomanda i suoi investitori di tenersi lontani da Siena.

Ieri è avvenuto l’incontro fra le organizzazioni sindacali e l’associazione guidata da Mussari, numero uno del Monte dei Paschi. Al tavolo delle trattative, iniziate nello scorso novembre, l’Abi si era presentata chiedendo la riduzione di 80 unità lavorative. I sindacati si sono accordati per 36, che aderiranno al Fondo di solidarietà del settore del credito. I motivi? Uno su tutti, la crisi economica. Del resto, nel documento dell’Abi che spiega il provvedimento si fa riferimento alla propria situazione contabile. Palazzo Altieri ha ricordato alle sigle sindacali che «il bilancio dell’Associazione evidenzia, da più di un quinquennio, un sistematico e consistente disavanzo, la cui straordinarietà impone l’adozione di soluzioni altrettanto straordinarie». L’unica soluzione è apparsa essere quella degli esuberi. L’Abi infatti ha reso noto ai sindacati che «sono risultati inadeguati, e comunque inefficaci al riequilibrio strutturale del conto economico, gli interventi effettuati sin qui sul fronte del contenimento dei costi, ivi ricomprendendo gli insufficienti risultati conseguiti in materia di adesione volontaria al Fondo di solidarietà». In altre parole, la razionalizzazione degli impieghi non ha funzionato.

I sindacati hanno in ogni caso cercato di limitare i danni, ma l’associazione di Mussari ha comunque ottenuto svariati punti a suo favore. Uno dei più significativi è quello legato al lavoro straordinario, che fino al 31 dicembre 2013 potrà essere utilizzato «solo nei casi di particolare urgenza e necessità». Inoltre, «non saranno autorizzate prestazione aggiuntive di durata inferiore a un’ora, nonché di almeno 30 minuti per i periodi successivi alla prima ora», continua il documento.
Le novità per l’Abi continuano sul fronte dei premi aziendali. Non saranno corrisposti i bonus di competenza per gli anni 2010 e 2011. Tutto cambia invece per il triennio successivo: nel 2012 il premio aziendale lordo sarà di 450mila euro, nel 2013 di 590mila e nel 2014 pari a 800mila euro. Dopo due anni di austerity, tornerà quindi il sereno su Palazzo Altieri, almeno sotto il profilo dei benefit. La rivoluzione in casa Abi si consuma anche sul versante delle ferie. Secondo il documento programmatico siglato coi sindacati «l’Associazione collocherà obbligatoriamente in ferie il personale che abbia residui di ferie non godute relativi agli anni 2010 e precedenti». 

Analogamente, l’utilizzo dei permessi per «ex festività» saranno completamente sospese fino al 2015. Ancora, sempre fino al 2015 alle unità lavorative in missione per conto di Mussari non sarà riconosciuta la diaria, ma solo un rimborso. Insomma, l’austerità in salsa senese viene brandita a spada tratta dai banchieri e sarà interessante capire in che modo potrà evolvere la situazione da qui al 1° novembre di quest’anno, data in cui ci sarà il prossimo incontro di valutazione fra le organizzazioni sindacali e l’Abi. Non è escluso che la scure targata Mussari possa colpire ancora in quel di Piazza del Gesù.