Bianca Balti porta la Tim sull’antiberlusconismo

Bianca Balti porta la Tim sull’antiberlusconismo

Secondo uno schema ormai collaudato, il Pd dovrebbe annunciare nel giro di poche ore il nome del suo (nuovo) candidato premier per le prossime elezioni: sarà Bianca Balti, stilosissima modella che ha scalzato Belèn Rodriguez per i ben noti spot telefonici. Perché proprio lei? Perché ha detto una cosa cazzuta non tanto di sinistra, che la inserirebbe tra i rarissimi casi di resipiscenza giovanile, quanto contro Berlusconi.

E dire una cosa contro Berlusconi, nel Pd paga – almeno – con una candidatura alla presidenza del Consiglio. È già accaduto con Saviano (più volte). Se poi ti arrivano anche gli strali post-fascisti della Mussolini sei davvero l’uomo (la donna) giusto/a.

La pregevolissima mannequin lodigiana ha lasciato qualche giorno fa il suo testamento politico a Vanity Fair e non a Micromega, come avrebbe fatto un Cacciari qualunque, proprio nel segno di quella leggerezza dei sentimenti che i manifesti di Bersani hanno ormai ridotto a brandelli. La Balti ha detto una cosa semplice semplice e, soprattutto, incontestabile: «Tutto il mondo ci prende in giro per Berlusconi. All’inizio mi incazzavo e rispondevo a chi ci attaccava: senti chi parla, voi avete Bush. Adesso cerco di ragionare e spiego che l’Italia non è solo e tutta Berlusconi».

La ragazza, come potete immaginare, gira il mondo per lavoro e non è disponibile a estenuanti mediazioni alla D’Alema, quelle che hanno tenuto in ottima salute il Cavaliere per tutti questi anni. La ragazza è anche positiva, vede positivo, pensa positivo, illudendosi che l’Italia non sia «solo e tutta Berlusconi». L’Italia forse no, ma il Pd certamente sì che è «solo e tutto Berlusconi», avendone da sempre l’ossessione.

Ma è proprio in questo contesto che l’affaire assume una sua venatura politico-telefonica, perché Alessandra Mussolini, irritata per i giudizi della modella, ha chiesto espressamente a Tim che la Balti venga dimissionata. «Si vergogna di essere italiana? Che vada in Francia a suonare la chitarra con la Bruni. Aridatece Belèn ».

Al di là delle semplificazioni mussoliniane, si apre ora una questione non di poco conto: come valutare la scelta aziendale di Tim di abbandonare il filone piacione e volgarotto di questi ultimi anni, quella perpetua Roma godona impeccabilmente rappresentata da Christian De Sica? È un’idea di berlusconismo ormai decadente, che non aveva più aderenza con il marketing del Paese? Se fosse davvero così, dovremmo dare una sveglia a tutti i Mannheimer sparsi per l’Italia, che a botte di sondaggi tengono ancora in vita il Cavaliere. Ma se così non fosse, quegli ultimi spot un po’ tristanzuoli rischiano solo di essere considerati la via leonardesca al socialismo di Bianca Balti.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta