Bocca, naso e pelle sono le parti più a rischio

Bocca, naso e pelle sono le parti più a rischio

Incubo atomico, radiazioni e rischi per la salute. Mentre la crisi nucleare in Giappone appare sempre più confusa e grave (con gli Usa che dichiarano «dosi letali dal reattore 4 di Fukushima») il pericolo delle radiazioni per i cittadini che vivono nel raggio di 80 Km dalla centrale colpita dallo tsunami appare in tutta la sua gravità. «Davanti ad un rischio immediato, che varia a seconda del dosaggio e della distanza dall’epicentro, sono tutti quei tessuti che hanno un ricambio rapido: interno bocca, mucose nasali, occhi e pelle» spiega Claudio Mendicino, medico dell’Asl di Milano specializzato in prevenzione e sicurezza sul lavoro.


Tutto dipende dall’esposizione alle radiazioni. L’unità di misura degli effetti e del danno provocato dalla radiazione su un organismo è il sievert, che è un valore notevole, tanto che in genere si usa il suo sottomultiplo millisievert (mSv). Ieri nella zona più vicina la sito nucleare si sono raggiunti valori di 400 millisievert. «Sicuramente – continua Mendicino – dosi massicce possono portare alla morte ma è una situazione che potremo capire solo tra qualche giorno. Gli effetti più evidenti sono le dermatiti per l’esposizione ai raggi».


A quante radiazioni siamo naturalmente sottoposti? Ogni anno assorbiamo in media 3 millisievert, una radiografia ordinaria comporta per il paziente un assorbimento di 1 millisievert, una Tac oscilla tra i 3 e i 4 mSvt, una Pet o una scintigrafia dai 10 ai 20 mSv. Il massimo ammesso per un lavoratore esposto (come i tecnici delle centrali) è 6 millisievert all’anno, ma non è misurabile l’impatto delle radiazioni sul suo organismo. Secondo le tabelle dell’Organizzazione mondiale della sanità, se si viene esposti a un sievert (1.000 mSv) nell’arco di un’ora si incorre in alterazioni temporanee dell’emoglobina; quando si sale a 2-5 sievert si hanno perdita dei capelli, nausea, emorragie. Con 4 sievert assorbiti in una settimana si ha la morte nel 50% dei casi, con 6 è morte certa e immediata.Questo solo nel breve periodo.

Nel lungo, come si è visto con drammatica precisione negli anni successivi a Chernobyl, anche dopo 20 e più anni, si rischiano tumori (soprattutto tiroidei), linfomi e leucemie. Le aree del corpo considerate più radio-sensibili sono quelle le cui cellule si moltiplicano molto rapidamente: la pelle, il midollo osseo e le ghiandole sessuali. Mentre reni, fegato, muscoli e sistema nervoso sono ritenuti “radio resistenti”, poiché le cellule che compongono questi tessuti si riproducono con minore facilità. I rischi più immediati, dunque, sono rappresentati da infiammazioni che coinvolgono la pelle e la bocca, da emorragie sottocutanee e perdita di capelli.

Il tasso di mortalità è particolarmente elevato nell’arco di 45 giorni dal momento in cui si viene a contatto con le radiazioni. Contro la contaminazione, le uniche misure con una qualche efficacia sono il chiudersi in casa (come consigliano le autorità giapponesi) evitando il più possibile il contatto con l’aria esterna e l’assunzione di iodio, finalizzata a colpire le cellule ormai compromesse evitando che la contaminazione si diffonda nell’organismo. Intanto l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che in Italia si occupa anche del controllo per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, ha aggiornato alle 19.00 la situazione radiologica.

Ecco i valori: all’ingresso principale della centrale di Fukushima Daiichi il giorno 16 marzo, fra le ore 10 e 11 ora locale, oscillava tra 0,81 milliSv/h e 3,4 milliSv/h, con un valore massimo di 6,4 mSv/h. Nella città di Fukushima alle ore 3 del 16 marzo (ora locale) veniva rilevata una intensità di dose pari a 18,6 microSv/h. Nella città di Tokio alle ore 13 del 15 marzo veniva rilevata una intensità di dose pari a 0,144 microSv/h e alle 9 del 16 marzo una intensità pari a 0,089 microSv/h. Sono tutti dati diffusi dal governo di Tokyo, che però negli Usa, Cina e Russia non prendono più come attendibili perchè palesemente sottostimati.

michele.sasso@linkiesta.it

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