
Quella in Libia per il ministro degli esteri Franco Frattini «non è una missione di guerra ma di tipo umanitario per far rispettare a Gheddafi un cessate il fuoco assoluto» ed ora dopo tre giorni in cui era indispensabile un’accelerazione dell’azione «è tempo di tornare alle regole» con «un comando unificato della Nato». Regole che secondo Frattini significano coordinamento unico, condivisione delle responsabilità di tutti con tutti. Al quarto giorno di guerra in Libia, il Governo italiano non ha ancora una posizione chiara e condivisa ma soprattutto non si conoscono le regole di ingaggio dei nostri militari impegnati in missione anti-Gheddafi.
«Non c’è stato alcun passaggio parlamentare specifico – spiega Mauro Del Vecchio, senatore Pd ed ex generale dell’esercito – e quindi non sappiamo con quali regole stanno operando i nostri militari». È forse anche per questo che è caos nelle dichiarazioni: il ministro della difesa Ignazio La Russa parla di un «probabile ci sia un incremento di due aerei» il premier Silvio Berlusconi dice che «non hanno sparato e non spareranno» e lo Stato maggiore della Difesa che invece dichiara: «I caccia hanno portato a termine la loro missione di soppressione delle difese aeree presenti sul territorio libico».
Quindi in azione senza regole precise?
«Le regole di ingaggio – continua Del Vecchio – sono state stabilite sicuramente dalla Francia e Gran Bretagna ma non ne conosciamo i contorni».
«Per l’Italia – replica Giuseppe Moles (Pdl), membro della commissione Difesa alla Camera – le regole sono state stabilite dal ministero della Difesa e dal governo e prevedono la funzione antiradar dei nostri aerei».
Sono infatti i singoli stati che decidono sull’operatività dei mezzi e degli uomini e nella risoluzione adottata giovedì dal consiglio delle Nazioni Unite non c’è nessun riferimento esplicito alle regole di ingaggio e nel caso delle No fly zone (Area di divieto di volo per i caccia di Gheddafi) in Bosnia e Iraq furono stabilite dalle forze Nato.
In più la risoluzione 1973 esclude esplicitamente l’intervento di truppe di terra per combattere le forze fedeli al Rais, ma prevede solo misure per garantire la sicurezza alla popolazione libica. E nel caso di una prolungata azione i soldati e i carri armati sono indispensabili per conquistare le città in mano ai militari fedeli al regime del colonnello.
Per tutte queste ragioni l’Italia invoca il «cappello» della Nato, ma la Francia ha replicato che il coordinamento delle forze della coalizione in Libia, attualmente gestito dagli Stati Uniti, «funziona, e l’efficacia delle operazioni non è contestabile». La fuga in avanti di Parigi ha fatto emergere tutti i limiti di una politica estera comune dell’Unione Europea e della grande confusione dei ruoli dei singoli governi impegnati nella coalizione dei volenterosi. Con queste premesse domani il Governo riferirà al Senato sulla «missione di pace» in una risoluzione comune anche con le opposizioni sull’intervento in Libia.