I bond del terremoto valgono un miliardo

I bond del terremoto valgono un miliardo

Un miliardo di dollari. Questo è il valore dei cat bond sui terremoti giapponesi. Il sisma che ieri ha colpito la regione di Sendai non ha ancora placato la sua furia e le compagnie assicuratrici già fanno la conta delle possibili esposizioni. JP Morgan è stata una delle prime a calcolarne l’ammontare, poche ore dopo il terremoto. E sebbene non siano molto conosciuti, questi strumenti sono fondamentali per le società che operano in aree a rischio.

I catastrophe bond (o Act-of-God bond) sono obbligazioni che coprono dai rischi estremi di calamità naturali come inondazioni, terremoti o uragani. La loro funzione prima è quella di trasferire il rischio da un operatore a un assicuratore, dietro pagamento di un premio annuale, e costituire una sorgente di finanziamento in caso di avvenimento del disastro alla base del contratto. Tipicamente questo genere di strumenti vengono collocati tramite una società terza, uno special purpose vehicle creato ad hoc, che nasce e muore in funzione dell’emissione. In aree come quella di Sendai, la più colpita dal sisma e dallo tsunami, sono svariate le società che hanno preferito coprirsi dai possibili danni dei terremoti.

Quello con la maggiore esposizione è stato sottoscritto da Zenkyoren, l’assicuratore della federazione delle cooperative agricole nipponiche, che nella prefettura di Miyagi ha svariate serre costiere, come visto dalle immagini dello tsunami. La stipula è avvenuta presso Munich Re attraverso Muteki nel maggio 2008. Valore totale, 300 milioni di dollari. Memore del terremoto di Kobe del 1995 la Zenkyoren ha iniziato ad accendere queste polizze. Quella attualmente in corso è stata attivata il 14 maggio 2008 con scadenza quattro anni dopo. Paradossalmente, per Zenkyoren è andata bene nel breve periodo, ma anche nel lungo dato che Munich Re, come spiegato nelle note informative dei cat bond, offrirà polizze a costi minori proprio a causa dell’improbabilità che un evento così devastante possa ripetersi entro pochi anni.

Al secondo posto troviamo la East Japan Rail Company, cioè la compagnia ferroviaria operante proprio nella zona più colpita dallo tsunami. Nel maggio 2007 ha stipulato una polizza da 260 milioni di dollari, attraverso Midori, con Munich Re. Anche in questo caso, la scadenza è ravvicinata, maggio 2012, ed è possibile che per la società possano esserci, nonostante tutto, ripercussioni positive. Del resto, i danni alle tratte ferrate sono ingenti, ma in virtù delle polizze potrebbero essere ammortizzati.
Terza piazza in classifica per Flagstone Re, compagnia di riassicurazione. La tempistica per lei è stata favorevole, dato che proprio nello scorso dicembre ha attivato una polizza da 210 milioni di euro proprio sul terremoto in Giappone.

Per evitare ripercussioni negative, Flagstone ha creato Montana Re per assicurare i propri asset nipponici. Come lei anche Swiss Re, che ha un trittico di polizze sui sismi giapponesi. Si parte dalla maggiore, accesa anch’essa lo scorso dicembre per un valore di 170 milioni di dollari tramite Successor X. Si prosegue quindi con un contratto firmato nel giugno 2008 attraverso Vega Capital per 150 milioni di dollari. Infine, i 106,5 milioni di euro stipulati, sempre con Vega, nello scorso dicembre per coprirsi dai terremoti nella zona nord dell’arcipelago giapponese.
Di minore entità quelli di Scor che, con il veicolo Atlas, ha piazzato due cat bond del valore complessivo di 150 milioni di dollari. Entrambi coprono società di logistica avanzata in Giappone e anche per loro potrebbe essere scattata l’attivazione dei malus, dato che la zona di Miyagi è ad alta densità di industrializzazione. Ultimo per citazione, ma non per importanza, è il cat bond emesso da Platinum Underwriters, società di reassicurazione delle Bermuda. Oltre 200 milioni di dollari collocati tramite Topiary Capital sono stati destinati al sostegno delle società portuali giapponesi, fra le più colpite dalle onde anomale.

Nonostante il sisma sia stato uno dei più potenti da quando esistono le rilevazioni strumentali e i danni siano sotto gli occhi di tutti, Standard & Poor’s ha deciso di non tagliare il rating di queste obbligazioni. «È ancora presto anche per avviare una procedura di revisione», ha sottolineato ieri l’agenzia newyorkese. Osteggiate per via dei tagli sui debiti sovrani, per una volta tanto le società di rating hanno dimostrato di non voler calcare la mano sul sisma nipponico. 

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