Io, italiano a Tokyo, dico che avete scritto un sacco di balle

Io, italiano a Tokyo, dico che avete scritto un sacco di balle

 «Tutto qui?». Come? «Sì, in fondo non è stato poi così terribile». Tokyo. Qualche giorno dopo il violento terremoto che ha investito parte del Giappone. Pare che per i locali, la scossa di magnitudo 8,9 (la più forte degli ultimi 100 anni) uno tsunami e il disastro nucleare di Fukushima non siano, in fondo, sufficienti a sollecitare stupore.

Roberto Potenti, 33 anni (ma fatica a ricordarsi l’età perché in Giappone gli anni si calcolano in base al tempo in cui si è insediato l’ultimo imperatore), è partito da Milano per trasferirsi nella capitale giapponese. Ha sposato una ragazza del luogo e si sposta lungo il Paese per la sua attività di musicista. In Italia è tornato da qualche giorno, dopo il sisma, per rassicurare la famiglia d’origine. Al Niguarda di Milano doveva andare per sbrigare la prassi di verifica di eventuali esposizioni a radiazioni ionizzanti, ma dopo una lunga procedura è stato rispedito a casa perché il centro di Medicina nucleare era chiuso. «Evidentemente non ero poi così radioattivo», scherza. Il suo è il racconto di chi, in quelle ore, c’era e di come la stampa italiana si sia distinta, nella narrazione dell’evento, per superficialità, catastrofismo e imprecisione.

Partiamo dal principio…
«Qui a Tokyo, che a un certo punto sarebbe arrivato un terremoto violento si sapeva. A mia moglie, che è locale, lo ripetevano fin da bambina. E adesso è quasi contenta perché, in fondo, non è stato così terribile. Ci si aspettava di peggio. La faglia si è rotta e questo consente di stare tranquilli per parecchio tempo, forse un centinaio di anni».

Com’è stata trattata la notizia dai media italiani?
«Male. In modo allarmistico. Io stesso sono dovuto rientrare a Milano. Sono avvezzo ai terremoti, ma – anche se può sembrare strano – a Tokyo non è successo granché. Occorre considerare che l’epicentro del sisma (magnitudo 9) è localizzato a Nord dell’isola. Fukushima dista 250 chilometri dalla capitale. Anche le scosse che proseguono in questi giorni sono del tutto naturali. Sono assestamenti delle faglie: certo, se sei in bicicletta balli un po’, ma nulla di più. Alcune foto pubblicate dai media ritraevano una Tokyo devastata: in realtà quelle zone si trovano a chilometri di distanza dalla capitale: a nord, verso l’epicentro».

Come è stata gestita l’emergenza, nella capitale?
«C’è stato qualche problema da parte della Tepco, la società elettrica che gestisce anche le centrali nucleari. Con tutta probabilità si pensava, erroneamente, di gestire l’emergenza tra sabato e domenica (12, 13 marzo scorsi). In realtà la situazione era assai più critica, tanto che alle ventitré e trenta di domenica la Tepco ha fornito alla popolazione di Tokyo la procedura d’azione. L’area di 30 milioni di residenti comprende 23 prefetture ed è la più estesa zona metropolitana del mondo. Il Nord del Giappone è stato diviso in 5 gruppi, con black-out dell’elettricità programmati. La prima lista è stata pubblicata intorno a mezzanotte e mezza, decisamente troppo tardi perché il giorno dopo il primo turno sarebbe partito alle 6 e trenta, essendo lunedì di lavoro. A Shinjuku, dove abito (uno dei 23 quartieri speciali di Tokyo, nonché sede del Palazzo del Governo Metropolitano della città), l’energia è mancata per un paio d’ore la sera. Nella zona centrale della capitale non vi è invece stato alcun black-out, hanno solo spento le insegne luminose. Il lunedì la corrente elettrica non è stata tolta, sono solo stati bloccati alcuni treni. Anche ciò che viene considerato futile – per esempio le slot machine di cui qui i giapponesi vanno letteralmente pazzi – durante il sisma erano perfettamente in funzione, tranne il lunedì. Chi non è stato avvertito ha potuto contare sulle macchine dei pompieri che hanno perlustrato l’intera area metropolitana per essere certe che la comunicazione fosse trasmessa all’intera popolazione di residenti. Ognuno ha poi, molto urbanamente, fatto la fila ai supermercati, ma senza grande panico, anzi».

Per quanto riguarda invece la centrale di Fukushima, com’è stata gestita la situazione?
«Credo che il motivo per cui al principio ci sia stata poca comunicazione fosse dettato dalla presunzione di poter controllare una situazione che è invece sfuggita al controllo. Però occorre considerare anche un dato culturale. Qui in Occidente le dichiarazioni pubbliche dell’imperatore Akihito sono state assai criticate per il ritardo con cui sono state pronunciate, rispetto al giorno del disastro. In realtà occorre tener presente che l’imperatore non è istituzione, qui in Giappone, ma è ancora considerato una divinità. Non è come se parlasse il nostro presidente della Repubblica, per intenderci. Molti non ne conoscono neppure il nome di battesimo, perché nominarlo è sacrilego. Quando lui si pronuncia è perché la situazione è di estrema gravità. È quindi intervenuto nei tempi corretti, per la cultura locale».

Quali altre imprecisioni sono state scritte dalla stampa italiana?
«Si dice che la benzina sia andata alle stelle, in questi giorni, perché scarseggia; peccato che nessuno abbia precisato che costa, comunque, meno di quella italiana. E il Giappone non produce petrolio. Per sostenere gli altissimi consumi di una società altamente industrializzata, lo importa per l’80% dal Medio Oriente. Inoltre, un altro dato curioso. L’ambasciata italiana a Tokyo, nella zona sud della città, ha registrato, nei giorni del sisma, una percentuale di radioattività pari a un terzo rispetto a quella di Roma: 0,04 microsievert contro gli 0,25 (La basilica di san Pietro è costruita con una pietra che contiene una percentuale naturale di radioattività, ndr). Un altro elemento curioso è che un’amica di mia moglie che vive a Sendai, prefettura di Miyagi (dove si è registrata l’onda sismica più alta e dove il terremoto è stato di 7 su 7 in scala giapponese), ha scritto sul suo blog che ha ricevuto, due giorni fa, il gioco per l’Xbox che aveva ordinato su internet. Era felicemente sorpresa che le poste giapponesi riuscissero a effettuare le consegne anche durante l’emergenza».

Adesso com’è la situazione?
«Anche qui si scrivono grandi sciocchezze. Un quotidiano italiano ha riportato che “Una nuova scossa di terremoto di magnitudo 6,6 della scala Richter è stata registrata in Giappone, al largo dell’isola Honshu”. Mi pare un’informazione un po’ vaga. L’isola Honshu è il blocco principale delle 4 grandi isole che formano il Giappone· per intendersi quella dove si trovano Aomori, Sendai, Fukushima, Ibaraki, Tokyo, Niigata, Nagoya. Una scossa a nord, Ibaraki, Chiba, Niigata, fa parte delle scosse di assestamento, ma una scossa a sud di Tokyo è un problema molto serio perché vuol dire che si è aperto un nuovo fronte e che l’emergenza si sposta in zone al momento sicure».

paola.bacchiddu@linkiesta.it

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