L’Expo sta perdendo l’ultimo metrò

L’Expo sta perdendo l’ultimo metrò

Lo sapevano tutti ma adesso è ufficiale: la ricapitalizzazione di Expo 2015 slitta a data da destinarsi. I soldi che servono per comprare le aree e mandare avanti il progetto, quindi, ancora non ci sono. L’assemblea dei soci convocata per oggi ha visto le defezioni di Comune, Provincia e Ministero del Tesoro mentre c’erano i rappresentati di Regione e Camera di Commercio. Tutti, a cominciare dal sindaco, hanno detto che è solo una questione tecnica, e che tutto sarà fatto entro il 19 aprile, data in cui il BIE – l’organismo internazionale che assegna l’Expo – deve riunirsi per esaminare la documentazione definitiva dell’organizzazione milanese.

Delle lentezze e dei ritardi della macchina abbiamo già ampiamente detto, così come della voglia di egemonia della Regione Lombardia all’interno della vicenda e delle sue possibili evoluzioni. In particolare, la posizione della Regione risulta rafforzata dopo oggi. Paolo Alli, che rappresenta il Pirellone in cda, ha affermato che «è evidente che c’è qualche problema da parte di alcuni soci di tipo burocratico, non certo di volontà». «Avremmo preferito – ha quindi aggiunto – che se c’erano problemi ci venissero annunciati in modo esplicito». Lo stesso Roberto Formigoni, del resto, poco prima aveva detto che «se ci sono perplessità è bene che i soci ne parlino», sottolineando che la «Regione ha sempre fatto la sua parte».

L’ennesimo rinvio, aldilà di tutte le dichiarazioni obbligate, restringe ulteriormente i tempi e aumenta le tensioni mentre si avvicina la campagna elettorale. La macchina della società, in cui lavorano un’ottantina di persone, e dell’Ufficio di Piano, che impiega 15 tra architetti e ingegneri, intanto, va avanti.
Mentre la politica lotta contro il tempo che lei stessa dovrebbe dettare, infatti, ci sono una serie di passaggi che vanno sviluppati al più presto.

Così, nonostante la cessione dei terreni sia un passaggio obbligato che ancora non sembra imminente, all’Ufficio di Piano si studiano le soluzioni per i contratti sulla progettazione. Dei dieci progetti preliminari che riguardano l’Expo, cinque sono “maturi”, e attendono solo che ci siano i terreni per essere mandati alla fase successiva. In altre parole, per almeno cinque immobili dei quali è prevista la costruzione per il 2015, l’ufficio è teoricamente pronto per aprire i bandi di gara che portino alla formulazione di un progetto definitivo da parte dei costruttori privati e dei loro architetti. Una volta formulato il «progetto definitivo», la legge prevede che si passi a costruire il «progetto esecutivo», cioè quello che materialmente viene realizzato “sul campo”, completo di tutti i dettagli.

Questa procedura, disposta dalla “legge Merloni” non sarà seguita – pare – per la cosiddetta “piastra”, cioè per l’appalto più grosso e sostanzioso di questa prima tranche. Parliamo di tutte le infrastrutture fondamentali, che i bandi preventivi stimano per un valore di 236 milioni. Per questo blocco di appalti, dunque, si sta scegliendo una formula diversa, quella dell’ “appalto a regia”. Vale a dire che, invece di presentare un progetto preliminare secondo l’iter spiegato sopra, gli uffici dell’Expo si limiteranno – per il piatto più sostanzioso – a elencare una serie di attività e chiederanno ai possibili vincitore dell’appalto di prezzarle, facendo una concorrenza tutta incentrata sul prezzo. Una procedura agevolata nella tempistica, che sarebbe stata pensata e suggerita da Infrastrutture Lombarde, la holding di una Regione Lombardia sempre più presente sul tavolo di Expo. Insomma, negli uffici di Piano si lavora a pieno regime per non farsi trovare impreparati quando (o se) l’iter politico si sbloccherà.

A questo punto, in attesa di sviluppi imprevedibili, restano nero su bianco gli appuntamenti ufficiali già fissati. Oggi, 22 marzo, ad esempio, era atteso un’incontro tra l’Agenzia del Territorio e i rappresentanti di Comune, Provincia e Regione. L’incontro è stato fissato perché Agenzia del Territorio stimasse in maniera ufficiale e “terza” il valore delle aree di Fiera Milano e del Gruppo Cabassi su cui potrebbe sorgere l’Expo. Quelle stesse aree senza la cessione delle quali nulla si può fare. Ma anche oggi la riunione si è conclusa con un rinvio, l’ennesimo. Tanto che non è più illecito chiedersi a voce alta: «Ma chi rema contro l’Expo?». O anche: «Ma qualcuno lo vuole davvero fare?».

(prima pubblicazione, 21 marzo ore 18.30)

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