Non dite agli analisti quanto vale Bulgari

Non dite agli analisti quanto vale Bulgari

Da oggi Bulgari si pronuncia alla francese, ma non tutti se ne sono accorti. Il titolo, al momento in cui scriviamo, ha quasi raddoppiato la sua quotazione (chiudendo a 12,10 euro, +58,42% intraday, con volumi pari a 40 volte la media giornaliera) sulla scia della vendita al colosso Lvmh, capitanato dal magnate Bernard Arnault. Nel dettaglio, Lvmh emetterà 16,5 milioni di azioni in concambio dei 152,5 milioni di azioni detenute dai fratelli Paolo e Nicola, che insieme detengono il 46,22% del capitale. In un secondo momento, come prevede la legge italiana, verrà lanciata un’Opa al prezzo di 12,25 euro per azione, sui titoli detenuti dagli azionisti di minoranza. Tradotto: per portarsi a casa il marchio sponsorizzato dalla divina Julianne Moore, pagherà 4,3 miliardi di euro, in parte finanziati (1,90 miliardi di euro) con l’emissione di nuovi titoli, in parte cash e debito (2,4 miliardi).
La notizia dell’accordo ha lasciato basiti investitori e operatori di borsa, smentendo il classico adagio finanziario «compra quando escono le indiscrezioni, vendi sulle notizie». Tanto che molti analisti non hanno minimamente prezzato le indiscrezioni dei mesi scorsi, e oggi sono letteralmente sobbalzati sulla sedia.

La più scettica sulle possibilità di Bulgari è SocGen, che in un report datato 27 gennaio suggerisce di vendere il titolo, prevedendo un prezzo obiettivo pari a 5,70 euro entro la fine del 2011. Una decisione, si legge, derivante dal rapporto tra prezzo e utili pari a 19,4 volte, rispetto ad una media di 19,1 per i competitor come Richemont e Swatch. «È molto difficile dare una valutazione, perché il flusso di cassa è strutturalmente debole e perché non crediamo il titolo avrà un aspetto speculativo nell’immediato futuro», dicono gli analisti della banca francese. Non è andata così, ma SocGen è in buona compagnia.
Il giudizio di Intermonte (del 21 gennaio) è underperform, ovvero la performance sarà inferiore al punto di riferimento del comparto, con un prezzo obiettivo pari a 6 euro, la metà del valore di borsa odierno. Non sembra trattarsi di un fuoco di paglia: il rialzo di oggi è molto vicino al prezzo che Lvmh pagherà per l’acquisizione. A preoccupare gli analisti della sim controllata dal Monte dei Paschi sono l’amento dei tassi di interesse nei paesi emergenti – l’Estremo Oriente è la migliore area del gruppo, con una crescita del 24% anno su anno e vendite pari a 191 milioni di euro nei primi 9 mesi del 2010 – e i multipli relativamente bassi rispetto ai pari.
Più prudente di tutti Banca Imi, che quattro giorni fa fissava il target price a 7 euro con giudizio hold, cioè mantenere il titolo in portafoglio. Una valutazione provvisoria: «una forte ripresa nel settore degli orologi potrebbe offrire una potenziale revisione al rialzo del nostro giudizio», ammette il report.
Analisi a parte, la mossa dei fratelli Bulgari, cedere il controllo del marchio entrando con una quota di minoranza, pari al 3% in Lvmh (in cambio del 50,45%) sembra il preludio di una duratura rendita di posizione. Per il monsieur Arnault, che potrà sfruttare enormi economie di scala, già esistenti all’interno della galassia che controlla, tra gli altri, Louis Vuitton, si tratta sicuramente di un buon affare. Il dubbio, però, rimane: nella guerra tutta francese per l’acquisizione di Hermes, l’offerta di Lvmh è stata rispedita al mittente. Decisamente più agevole, come due secoli fa, valicare le Alpi.  

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