Renzi ora rottama i derivati ma non paga le banche

Renzi ora rottama i derivati ma non paga le banche

Matteo Renzi è il volto nuovo della politica nazionale. Il giovane sindaco di Firenze, leader dei rottamatori del centrosinistra, ha però gli stessi vizi di chi critica così duramente. I derivati, innanzitutto. A fronte di oltre 270 milioni di euro di contratti interest rate swap e cross currency swap, le perdite sono state di 55 milioni. E queste sono destinate ad aumentare ancora nei prossimi due anni.

Il debito di Palazzo vecchio era salito fino a quota 495 milioni di euro nel 2010, il tutto a fronte di entrate per 521 milioni di euro. Il rapporto debito/entrate non è ai livelli di Torino, la città più indebitata d’Italia, ma desta preoccupazione. Come si legge nella Relazione previsionale e programmatica 2010-2012, il debito toccherà quota 519 milioni di euro. Tutta colpa degli swap, strumenti con cui due parti si scambiano flussi di cassa per proteggersi dai rischi di cambio su valute o tassi d’interesse.

Gli swap sottoscritti dal Comune di Firenze sono stati 13, tutti contratti dal 2002 a oggi. Il valore nozionale d’inizio è stato pari a 270 milioni di euro, mentre le perdite mark-to-market sono aumentate con l’andare degli anni e con il peggioramento della congiuntura economica. A fine 2010 le passività erano di circa 55 milioni di euro. Ma il quadro peggiora guardando al prossimo biennio, dove sono previste perdite per 12,939 milioni di euro su questi prodotti.

Renzi, appena insediatosi a Palazzo vecchio, ha dovuto fare i conti coi derivati. Infatti, il 26 novembre 2009 il Comune di Firenze ha dovuto gestire tre differenti swap, stipulati con Dexia, Merrill Lynch e Ubs, a fronte di emissioni di Buoni ordinari comunali (Boc). I tre derivati, in scadenza tutti a dicembre 2009, hanno avuto un esito non positivo per Renzi. La liquidazione complessiva verso i tre istituti di credito, come si evince dal documento presentato dal Comune, è stata di 25,849 milioni di euro. Il valore del flusso di cassa che Firenze ha calcolato per Dexia, Merrill Lynch e Ubs è stato invece di 7,136 milioni di euro. Solo per il 2009 il mark-to-market di questi tre derivati ha segnato un rosso di 4,669 milioni di euro. Nonostante le perdite, sono stati rinnovati.

Solo un anno più tardi, il blocco degli swap attivi e l’azione legale contro le tre banche e il sequestro degli ultimi swap da parte della Guardia di Finanza, che sta compiendo le verifiche del caso. Una decisione che però ha messo in cattiva luce Palazzo vecchio agli occhi dell’agenzia di rating Moody’s, che ha minacciato di declassarne il debito, ora al livello Aa2. «La decisione di Firenze è senza precedenti tra gli enti locali e regionali con rating», ha spiegato Moody’s nella nota. Certo, il congelamento dei pagamenti «non indica il deterioramento della capacità di Firenze di ripagare i contratti finanziari», ma è comunque un indice importante della situazione economica di Firenze.

La patata bollente di Renzi ora è nelle mani della giustizia, ma le banche coinvolte affermano con forza che nessuna truffa è stata perpetrata. Del resto, i contratti sottoscritti recavano in calce tutte le avvertenze all’uso di questi strumenti. Uno di questi è il valore mark-to-market iniziale negativo indicato come voce di costo, cioè di passività. In altre parole, sulla stipula c’è scritto a chiare lettere che si tratta di prodotti ad alta remunerazione, ma anche ad alto rischio. Merrill Lynch si è rivolta all’Alta corte di giustizia di Londra per far valere la propria posizione nei confronti di Firenze. Secondo la banca non ci sono state truffe e tutte le operazioni sono avvenute tra un broker (Merrill Lynch) e un investitore istituzionale (il Comune) che aveva tutti gli elementi di conoscenza dei rischi collegati alle fluttuazioni dei tassi d’interesse e di cambio.

Ad attaccare Renzi non ci sono solo i conti e le banche, ma anche i membri del proprio Consiglio. Marco Stella e Stefano Alessandri, entrambi del Pdl, hanno aspramente giudicato la condotta finanziaria del rottamatore. Oltre ai debiti pregressi e ai derivati sottoscritti e poi congelati, secondo Stella e Alessandri c’è di più. «Oltre al saldo negativo del mark-to-market, ogni anno il Comune di Firenze ci rimette milioni di euro in interessi passivi: nel 2009 abbiamo speso oltre 5milioni di euro, nel 2010 dovrebbero essere oltre 10 milioni; più di 15milioni in due anni di interessi passivi», hanno spiegato i due.

Dure anche le critiche nei confronti del super assessore Angelo Falchetti, ex manager di Dada con deleghe al innovazione, bilancio, patrimonio, partecipate e organizzazione. A Palazzo vecchio infatti si mormora che l’architetto (con tesi sulla realtà virtuale) che cura i conti pubblici di Firenze sia vicino alle dimissioni. Colpa della finanza, almeno quella reale, non virtuale. 

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