Bper, le Coop si stanno facendo una banca

Bper, le Coop si stanno facendo una banca

Mentre la Banca d’Italia si concentra sulla Bpm e sul peso che i soci-dipendenti hanno sulla governance dell’istituto (questo pomeriggio gli ispettori della Vigilanza leggerano l’esito dei controlli al cda), non lontano da Milano, a Modena, procede lenta ma inesorabile l’avanzata delle cooperative rosse sulla Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper).

Sabato 16 aprile è in calendario l’assemblea annuale dei soci della Bper, che con 1.300 sportelli, 2 milioni di clienti, 12mila dipendenti, è il settimo gruppo bancario tra quelli quotati in Borsa. È la terza più grande banca popolare, dopo il Banco Popolare e Ubi Banca. All’ordine del giorno i conti 2010 e il rinnovo parziale del consiglio di amministrazione (6 consiglieri su 18). Il bilancio presenta diverse luci  ma anche alcune ombre. È vero che l’utile netto 2010 (327,4 milioni a livello consolidato) è cresciuto del 30,2% rispetto al 2009. Ma è altrettanto vero che buona parte del balzo, quantificabile in 136 milioni, deriva dalla vendita della quota di controllo di Arca Vita e Arca Assicurazioni alla Unipol. Ossia la compagnia assicurativa bolognese, che attraverso le holding Finsoe e Holmo, fa capo al mondo della cooperazione “rossa”.

Non trascurabile l’immobilità del titolo, in una fase di turbolenza per il settore bancario, allineato alle quotazioni di due anni fa: quasi 9 euro contro gli 8,50 dell’aprile 2009. Nello stesso arco temporale, l’andamento dei titoli di altre banche popolari è stato decisamente meno positivo: le azioni di Ubi sono passate da 10 euro a 6,2, quelle di Bpm da 4,5 a 2,7 euro, il Banco Popolare da 2,9 a 2,1 euro. Ma va tenuto conto il titolo Bper è poco liquido: ha una capitalizzazione di 2,2 miliardi ma raramente scambia più di 10 milioni di euro al giorno.

Ci sarebbero dunque tutti gli ingredienti perché sabato 16 si possa celebrare un’assemblea dall’esito scontato, se non fosse che fra le tre liste ammesse alla corsa per i sei membri del cda, ci sarà anche quella guidata da Gianpiero Samorì: avvocato e docente universitario con il pallino della finanza, già fondatore della Banca Modenese e ora a capo di Modena Capitale, holding attiva nel campo finanziario, assicurativo e nell’editoria.

Samorì da quattro anni tenta “l’assalto” alla Bper, invocando bellicosamente un deciso cambio di rotta. L’uomo vanta ottime relazioni ai massimi livelli del Pdl nazionale, è stato già protagonista di un’Opa, poi fallita, sulla Management & Capitali di Carlo De Benedetti. Dovrà vedersela con Piero Ferrari, il figlio del Drake, attuale vice presidente di Ferrari e presidente di Piaggio Aero Industries, capofila della prima lista: quella della continuità, che parte con la maggioranza già in tasca.

La terza lista invece è rappresentativa dei soci meridionali della banca. È guidata da Manfredi Luongo, avellinese ma con consolidati rapporti nell’Emilia-Romagna. Alle spalle ha una lunga carriera da pm nella magistratura, è stato procuratore aggiunto a Modena e a Forlì-Cesena. Non deve una lista di soci meridionali in una banca popolare emiliana. Attraverso una serie di operazioni condotte tra il 1994 ed il 2000, la Bper ha infatti acquisito il controllo di banche localizzate soprattutto al Sud: la Banca Popolare del Materano, la Cassa rurale di Sicignano degli Alburni, la Banca Popolare di Crotone, la Banca del Monte di Foggia, la Banca Popolare di Castrovillari e Corigliano Calabro. Peraltro, per agevolare la partecipazione fisica dei soci, da quest’anno la Bper ha convocato l’assemblea, oltre che a Modena, la sede sociale, anche in altri tre luoghi collegati in rete: Ravenna, Avellino e Lamezia Terme. Una scelta, quella delle ultime due località, che è il riflesso della crescita della base sociale della cooperativa nel Mezzogiorno.

Le opzioni strategiche a sostegno della presentazione della lista del Sud appaiono per lo più ignote. Qualche giorno fa, Luongo ha spiegato come ci sia «perfetta sintonia con il gruppo dirigente» e la decisione di presentare la lista risieda nel fatto che «siamo un po’ lontani e ci piacerebbe partecipare un po’ di più alla gestione». Secondo le nuove regole statutarie, dei sei consiglieri rinnovati ogni anno, cinque vengono attribuiti alla lista di maggioranza e uno alla minoranza. Probabilmente per questo, Samorì ha parlato apertamente di lista civetta, evidenziando al contempo come «abbia subìto un’improvvisa ed esponenziale accelerazione l’aumento dei soci al Sud», passati da 3.626 a 7.450, con un incremento del 105 per cento.

Nel mirino di Samorì c’è la strategia degli ultimi anni di Bper e dunque il management che l’ha messa in campo. L’avvocato imputa a Viola, al presidente Ettore Caselli e ai loro predecessori, in primis allo storico ex amministratore delegato Guido Leoni (rimasto in cda e nel comitato esecutivo), imperdonabili errori di valutazione. In primis Italease e Meliorbanca, che alla banca sono costati più di 200 milioni di euro.

Non solo. Gli affidamenti ad amministratori, sindaci o soggetti ad essi collegati hanno raggiunto la cifra di 477 milioni di euro, un eccessivo spostamento del baricentro della banca in regioni economicamente “poco vivaci“, una visione limitata rispetto alle alleanze. Samorì accusa inoltre i vertici di aver progressivamente snaturato la vocazione cooperativa dell’istituto. Un rilievo critico, questo, mosso recentemente pure da Fiba-Cisl – sindacato maggioritario fra i dipendenti di Bper – secondo cui appare necessario «che la banca debba impegnarsi maggiormente nel recupero di quello spirito cooperativo che, nel tempo, ha fatto la sua fortuna».

I dipendenti di Bper, come accade in molte Popolari (con l’eccezione della Bpm), non esprimono alcun consigliere d’amministrazione. Non a caso, cavalcando un certo malcontento che serpeggia tra le maestranze di Bper, culminato con l’adesione di Ugl e, a titolo personale, della dirigente di Fisac-Cgil alla piattaforma programmatica della lista di Samorì, quest’ultimo propone di riservare due posti nel cda ai dipendenti. Un fatto di «democrazia partecipativa» la presenza dei rappresentanti dei dipendenti nel consiglio di amministrazione di una banca popolare. Del resto, qualche anno fa, Carlo Fratta Pasini, attuale presidente del Banco Popolare e dell’Assopop (la lobby delle Popolari), non era contrario all’idea. A condizione che i dipendenti non ottenessero più di un quinto dei posti in cda.

Per i maggiorenti della banca modenese organizzarsi all’assemblea non è stato una passeggiata. Da un lato, come mai era accaduto, sono stati costretti a scrivere una lettera agli 86mila soci della banca in cui rispondono, punto su punto, alle critiche di Samorì e affermano che la banca gode di ottima salute. Dall’altro, si sono dovuti affidare alla capacità di mobilitazione della cooperazione rossa. Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense e di Holmo e Finsoe, le holding cui fa capo Unipol, ha annunciato che metterà a disposizione dei soci navette gratuite per raggiungere il luogo dell’assemblea.

«Siamo alle truppe cammellate di democristiana memoria», ha commentato non senza una punta di autoironia uno storico esponente della cooperazione. Di certo non è un servizio che le coop rosse offrono senza contropartite. Zucchelli è “la faccia” delle coop nel mondo finanziario. Il suo debutto nel mondo Bper, storicamente un’isola bianca nella rossa Emilia, è avvenuto nel 2009. Da allora le coop stanno avanzando lentamente ma inesorabilmente dentro la Popolare dell’Emilia Romagna. 

*giornalista pubblicista e dirigente della Confcommercio di Modena

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