Ma per la legge Ue i rimpatri di massa sono illegittimi

Ma per la legge Ue i rimpatri di massa sono illegittimi

Per risolvere il problema degli immigrati in arrivo a Lampedusa la strada maestra è la collaborazione con la Tunisia. Che tradotto significa rimpatri. E per perorare la causa italiana il ministro dell’Interno Maroni e il presidente del consiglio Berlusconi lunedì saranno a Tunisi per cercare di «convincere e, se serve, costringere la Tunisia a mantener fede agli impegni presi, con i rimpatri e con il blocco delle partenze» secondo le dichiarazioni del Viminale. Una scelta che si accompagna alla possibilità di concedere permessi di soggiorno temporanei per chi vuole ricongiungersi con familiari in altri Paesi.
La via politica del Governo italiano è però in palese violazione con le norme Ue e il permesso di soggiorno temporaneo potrebbe arrivare troppo tardi. A criticare le decisioni di Roma l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione: «l’attivazione della protezione temporanea non può essere sostituita da allontanamenti coercitivi e massicci di tunisini che sarebbero illegittime». La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali proibisce infatti tassativamente e senza esclusioni ogni forma di espulsione collettiva degli stranieri. Inoltre ogni provvedimento di espulsione o di respingimento è vietato nei confronti dei richiedenti asilo e dei minori e deve essere individuale, scritto, motivato e tradotto.

Ma l’Italia va avanti per la sua strada e contemporaneamente valuta la possibilità di introdurre il permesso di soggiorno temporaneo. Ecco come funziona.
«Il diritto europeo e la normativa nazionale italiana – spiega Fulvio Vassallo Paleologo, docente di diritto d’asilo all’Università di Palermo – prevedono già da tempo tutti gli strumenti per tentare di governare in modo razionale e rispettoso dei diritti fondamentali gli attuali arrivi in Italia di cittadini della Tunisia». Esistono infatti misure di «protezione temporanea» (direttiva 2001/55/CE attuata in Italia col decreto legislativo 7 aprile 2003, n. 85) e le analoghe misure di carattere eccezionale che potrebbero essere attivate a livello nazionale anche senza una concertazione europea con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

Misure eccezionali che sono state elaborate proprio allo scopo di gestire situazioni di afflussi massicci di persone che fuggono da una situazione di grave instabilità e che l’Italia ha finora ignorato. Nel 1999 con lo scoppio della guerra in Kossovo si decise il permesso temporaneo per 4 mesi: in questo modo i 40mila profughi arrivati in Italia (su oltre 250mila fuggiti in Albania) alla fine delle ostilità sono tornati indietro o hanno convertito il permesso in soggiorno ordinario. Quasi il 90% tornò a casa nel giro di qualche mese.


Dodici anni dopo con lo stesso principio si potrebbero togliere dall’irregolarità gli immigrati tunisini che in questo momento non hanno in mano né un decreto di respingimento né una richiesta di asilo ma passano dall’Italia per arrivare principalmente in Francia.
«Quello che sta facendo invece il Governo – continua Vassallo – è una forzatura: o si sospende il trattato di libera circolazione nei paesi Schengen o si concede un lasciapassare per andare in Francia perchè in questo modo si stanno creando solo dei clandestini in base alla legge in vigore che obbliga ad aprire un procedimento penale per chi è sprovvisto di documenti».
Con la protezione temporanea si consentirebbe invece ai tunisini di ricevere fin dal loro sbarco accoglienza regolare, un titolo di soggiorno di durata non superiore ad un anno (prorogabile per non più di un anno) che sarebbe valido anche per studio e per lavoro e che consentirebbe loro anche di attuare il diritto all’unità familiare. E l’esodo sarebbe meno biblico e più governabile.

michele.sasso@linkiesta.it

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