Se Catania avesse l’emergency manager come il Michigan

Se Catania avesse l’emergency manager come il Michigan

I conti pubblici della tua città sono in profondo rosso? Nessun problema, da oggi il sindaco può nominare un emergency manager per ristrutturare i debiti. Succede in Michigan, lo Stato dove si trova Detroit, la città americana che dopo la piazza finanziaria newyorkese ha rappresentato l’impatto della crisi sulla working class impiegata nei distretti produttivi delle tre sorelle dell’auto: General Motors, Chrysler e Ford. Uno Stato dove il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 10 per cento.

L’idea, come si legge su Businessweek, è di Rick Snyder, attuale Governatore del Michigan ed ex venture capitalist, di fede saldamente repubblicana, e di Andy Dillon, ex portavoce del parlamentino dello Stato nordamericano, democrat e con un passato nella consulenza. I due hanno supervisionato un progetto di legge che rappresenta un esperimento radicale nella gestione delle amministrazioni pubbliche Usa: la possibilità, qualora scuole, città e distretti siano in difficoltà economiche, di porle in “amministrazione straordinaria” sotto la guida di speciali commissari a nomina federale. Ai quali – solitamente ex politici o civil servants – la nuova normativa garantisce ampi e controversi poteri, ad esempio annullare i contratti pubblici frutto di un accordo sindacale o rimuovere i responsabili degli organi di gestione delle casse municipali. 

Ai commissari è concessa inoltre la facoltà di assumere consulenti esterni ed esperti in ristrutturazioni finanziarie. Poiché, come ha dichiarato al settimanale americano Al Pscholka, parlamentare tra i fautori della norma, «il punto fondamentale è che se l’amministrazione ha già compiuto scelte dolorose (per ripianare i debiti, ndr) non ci sarebbe stata la necessità di chiamare manager esterni». 

Insomma, si tratta di veri e propri tagliatori di teste pronti all’uso. Che per gli Usa l’elevato indebitamento delle famiglie non sia un problema è ampiamente dimostrato, visto lo stock di debito in mano alla Cina e i continui timori espressi con veemenza dal segretario al Tesoro di Tim Geithner sul tema ad ogni G20, ma il fenomeno dei muni bond è relativamente nuovo. Si tratta di obbligazioni emesse dalle amministrazioni locali statunitensi (dalle scuole alle contee) per finanziarsi, che negli ultimi due anni sono incrementate a dismisura. Strumenti che possono avere una scadenza di pochi mesi come di 30 anni, e che di solito sono piuttosto convenienti, in quanto le cedole presentano rendimenti più elevati rispetto ai corporate bond, grazie alle minori tasse che i detentori di questi strumenti devono versare allo Stato. Un gioco che conviene a tutti. 

Lo scorso dicembre, durante la popolare trasmissione “60 minutes” della Cbs, l’ex analista di Oppenheimer Meredith Withney, aveva sottolineato che entro la primavera 2011 un centinaio di città statunitensi sarebbero potute fallire. Nel 2010, secondo i dati raccolti da Thomson Reuters, nel 2010 il valore dei muni bond ha toccato 424,8 miliardi di dollari, poco più del record 2007, pari a 424,2 miliardi. Nel 2009 le emissioni hanno toccato quota 406,8 miliardi di dollari. Il problema è che soltanto un terzo del totale dei bond in circolazione emessi dopo il 2008 rientra nel programma governativo Build America Bonds – in attesa di un’estensione da parte di Obama fino al 2012 – e dunque garantito dall’amministrazione federale. 

Per prevenire il default e non fare lievitare a dismisura i tassi sui titoli del proprio debito pubblico, il Michigan ha quindi scelto la strada degli emergency manager. Come Josep Harris, ex cfo di Detroit, designato a risanare la piccola cittadina di Benton Harbor, 11mila anime, contro il quale si è addirittura scagliato il reverendo Jesse Jackson. O Mike Stampfler, chiamato a risanare il deficit di Pontiac, paese di 70mila abitanti (32mila dollari annui il salario medio), nei sobborghi a nord di Detroit. Qui la crisi immobiliare ha generato un deficit annuo di 4,2 milioni di dollari, risolto da Mr. Stamplfer accorpando il dipartimento di polizia locale con quello della contea, 2,5 milioni risparmiati, e privatizzando i servizi di sviluppo e pianificazione territoriale e la sanità per altri 2 milioni. Una cura che non è piaciuta per niente ai sindacati e ai dipendenti pubblici della cittadina da cui prende il nome la famosa supercar. 

Se in Usa c’è chi si chiede se l’esperimento dei manager risanatori del Michigan possa funzionare anche negli altri Stati, ancora più arduo è capire se il modello possa essere applicabile al di qua dell’Atlantico. Le municipalità italiane, che non emettono bond, ma giocano con la finanza derivata, come dimostra il caso di Milano, dove quattro banche sono finite sotto accusa nel 2009 per i presunti costi occulti di alcuni contratti sottoscritti da Palazzo Marino. Secondo i dati 2008 della Corte dei Conti, ultimi disponibili, i debiti dei Comuni italiani ammontavano a 62 miliardi di euro, 11 miliardi e mezzo di euro per le Provincie. Circa 1300 euro per ogni cittadino. Illustre la vicenda di Catania, risanata nel 2008 grazie a uno stanziamento Cipe da 140 milioni di euro a fondo perduto. Una pioggia di soldi pubblici che forse si sarebbe potuta evitare grazie all’intervento risanatore di un bravo “emergency manager”.  

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