Anche lo Yemen sull’orlo della guerra civile

Anche lo Yemen sull’orlo della guerra civile

Scontri, raid aerei e combattimenti tra miliziani di al-Qaeda e reparti dell’esercito. Il Paese della penisola araba è sull’orlo della guerra civile dopo la drammatica giornata che è iniziata con la battaglia nella capitale Sanaa. Il bilancio di vittime e feriti è drammatico: oltre 40 persone sono state uccise ieri a Sanaa nel quarto giorno di combattimenti dal fallimento dell’ennesimo tentativo dei paesi del Golfo di mediare un accordo che prevedeva le dimissioni del presidente Saleh e la costituzione di un governo di unità nazionale. Un centinaio le vittime da domenica scorsa, decine i combattimenti nella capitale nell’ultima settimana.

E oggi il «venerdì della «Rivoluzione pacifica» è diventato il «venerdì della collera» (che ha accesso le manifestazioni della primavera araba) con il ritrovo per oppositori e supporter di Saleh, che guida da 30 anni il paese più povero nella regione ricca di petrolio.
Sempre oggi poco fuori dalla capitale (nella zona di Naham) i miliziani della tribù degli Hashed, che fanno capo allo sceicco Sadiq al-Ahmar, hanno occupato una base dell’esercito yemenita.
Secondo quanto riferisce la tv satellitare al-Arabiya, l’aviazione yemenita, fedele al presidente Ali Abdullah Saleh, ha attaccato la base occupata con raid aerei. Il bilancio delle vittime è di almeno sette, un militare e sei uomini armati delle forze tribali. I combattimenti, che hanno visto le forze di sicurezza di Saleh opporsi ai membri della potente tribù Hashed guidata da Sadiq al-Ahmar, sono stati i più sanguinosi dall’inizio delle proteste a gennaio.

Dal sud del paese arabo altre notizie di guerra: violenti scontri si registrano questa mattina nella città di Zinjibar, tra un commando composta da miliziani di al-Qaeda e reparti dell’esercito dispiegati nella zona. Secondo l’inviato della tv satellitare al-Arabiya, i terroristi di al-Qaeda hanno approfittato della situazione di instabilità in cui versa il paese per attaccare le sedi delle banche e degli uffici pubblici della zona. L’esercito ha risposto ingaggiando un violento scontro a fuoco e si contano decine di vittime. Scontri a fuoco tra miliziani armati e agenti della sicurezza si registrano oggi anche nella città del sud di Loder, dove si contano sei morti.

Migliaia di abitanti sono fuggiti dalla capitale per timore delle violenze, altri hanno fatto scorta di beni essenziali e aspettano gli eventi. Il pericolo ora è una grave crisi umanitaria. L’allarme è dell’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), dopo gli scontri degli ultimi giorni a Sanàa e a oltre quattro mesi dall’esplosione delle proteste contro il presidente Ali Abdullah Saleh.
«Nella capitale ci sono stati continui bombardamenti sulla zona nordoccidentale della città, ma non ci sono prove di spostamenti su larga scala di persone costrette a lasciare le proprie case – ha detto alla Irin, l’organo d’informazione delle Nazioni Unite, Pete Manfield – Ma la situazione potrebbe peggiorare e sfociare in una grave crisi umanitaria».

Al momento c’è poca disponibilità di combustibile a causa dell’assedio intorno alla città, che sta iniziando a compromettere le attività della vita quotidiana». Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, a Sanàa nelle ultime ore 66 persone, tra le quali un bambino e una donna, sono morte e 266 sono rimaste ferite negli scontri. Altre sei persone sono morte in combattimenti nella zona di Arhab, vicino all’aeroporto. Intanto nel nord dello Yemen, dove i ribelli di al-Houthi controllano il governatorato di Saada, si contano 320mila sfollati, mentre nel sud, secondo la Irin, sono stati registrati 190mila rifugiati.
 

michele.sasso@linkiesta.it

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