Con i pesticidi biologici Luca salva i nostri pasti

Con i pesticidi biologici Luca salva i nostri pasti

Cosa sareste disposti a fare per avere in tavola frutta e verdura sana, buona, controllata e selezionata, garantita dall’orto al piatto? Anche a chiudere un occhio sull’utilizzo di pesticidi e anticrittogamici che rischiano di fare più danno degli organismi infestanti che dovrebbero contrastare? Non vi crucciate, c’è qualcuno che vi ha già cavato d’impiccio. Lui è Luca Ruiu, 35 anni, di Sassari, esperto internazionale nella tecnologia dei biopesticidi. Per la sua innovativa opera di ricerca è stato premiato con il Fulbright Best 2008/2009, il programma premio riservato dall’Ambasciata statunitense in Italia alle giovani eccellenze nazionali in campo scientifico e tecnologico.

Secondo Luca, la guerra ai nemici della frutta si può combattere efficacemente anche senza ricorrere alle armi chimiche. Eh già, perché anche i cattivi hanno un punto debole contro cui non occorre per forza mobilitare l’artiglieria pesante. Anche i cattivi, ad esempio, possono essere messi KO dall’influenza. Ecco allora la risposta del ricercatore sassarese: contrastare gli ospiti indesiderati dell’orto con l’utilizzo di microrganismi letali per gli insetti ma assolutamente innocui per le piante e per l’uomo.

Proprio grazie al Fulbright Best, Luca ha potuto trasformare la sua idea in una solida realtà imprenditoriale: si chiama Bioecopest, ed è un’innovativa azienda tutta italiana, specializzata in ricerca e sviluppo nel campo dei pesticidi biologici ed ecocompatibili che lo scorso anno ha aperto i battenti nel Parco Tecnologico della Sardegna, presso il Centro di Tramariglio, nei dintorni di Alghero.

Ma cosa sono i biopesticidi? «I biopesticidi – ci spiega Ruju – o pesticidi biologici, sono prodotti che derivano dall’ambiente naturale, da animali, piante o microrganismi. Una fondamentale differenza con i prodotti fitosanitari sintetici, ossia i pesticidi chimici con cui siamo abituati a fare i conti, è che i biopesticidi sono sicuri, e non costituiscono un rischio per l’uomo e la natura». I biopesticidi, infatti, possono essere rappresentati dai cosiddetti microrganismi antagonisti, come batteri, virus, protozoi, funghi, nematodi, o biochimici. «Dannosi per gli insetti infestanti che si vuole debellare dalle colture, ma assolutamente innocui per chi poi va a consumare la frutta e la verdura» assicura il ricercatore.

La formazione universitaria di Luca Ruju è stata tutta incentrata sulle biotecnologie entomologiche (le biotecnologie applicate al mondo degli insetti, ndr), settore in cui ha conseguito anche un dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Perugia. Da alcuni anni, inoltre, collabora con l’Università di Sassari per l’individuazione di organismi utili per realizzare prodotti biologici ed ecocompatibili. Una collaborazione determinante per lo sviluppo dell’idea imprenditoriale che ha portato a Bioecopest, assieme alle nuove normative nazionali e internazionali sull’utilizzo dei pesticidi chimici sempre più rigide e restrittive. Ma un ruolo decisivo nella scelta di trasformare la sua idea in un business lo ha giocato anche la sempre maggiore diffusione della “cultura del bio”, molto sentita anche in Italia. «Da qui – spiega Luca – la decisione di dare vita a Bioecopest, un’azienda che nel nome racchiude tutta la mission del nostro lavoro: “bio” da biologico, “eco” da ecocompatibile e “pest” dal termine inglese utilizzato per definire gli insetti nocivi».

L’obiettivo di Bioecopest è di creare prodotti che non siano solo competitivi a livello di costo, ma che rappresentino a tutti gli effetti un’efficace alternativa all’uso dei pesticidi chimici convenzionali. «L’azienda – dice Ruju – mira all’ingresso come first mover in segmenti di mercato in cui ci sono scarse soluzioni biologiche, e si propone come unica azienda di biopesticidi al mondo con focus specifico su insetti nocivi in ambito zootecnico». Essere i migliori sul mercato della bio-guerra ai nemici dell’orto e, possibilmente, anche i primi. E senza fare male a nessuno. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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