“Con Mladic tutti dovranno fare i conti col passato”

“Con Mladic tutti dovranno fare i conti col passato”

Dopo l’arresto del generale Ratko Mladic la statura morale della Serbia è cresciuta. Ora andrà davanti al tribunale dell’Aja dove finora il processo a Milosevic non è stato incoraggiante ma forse questo caso è più facile perché la colpa di Mladic sarà più facile da dimostrare. Quello che è certo è che tutti  dovranno fare i conti con quanto accaduto, anche chi non l’ha ancora fatto. A spiegare a Linkiesta le implicazioni dell’arresto del generale serbo ricercato dal tribunale dell’Aja con l’accusa di genocidio, è Andrea Capussela, fino a fine marzo scorso direttore del dipartimento Affari economici e fiscali dell’International Civilian Office in Kosovo

Il boia di Srebrenica è stato arrestato a Lazarevo, un paese a 80 km da Belgrado, dopo 16 anni di latitanza. Era stato accusato dal Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia, oltre che di genocidio, anche di crimini di guerra e contro l’umanità, insieme a Radovan Karadzic. Il 5 maggio scorso, sul Guardian era uscito un commento di Capussela che definiva la missione Eulex in Kosovo dai scarsi risultati e dalla bassa professionalità, come ripreso anche da Linkiesta.  

Quale era la situazione della Serbia (e del Kosovo) alla vigilia di oggi?

A Bruxelles stava andando avanti un dialogo fra Belgrado e Pristina, per trovare un modus vivendi. Questo dialogo, gestito dall’Unione Europea, non ha ancor dato risultati, il che rappresenta un problema per entrambi: per il Kosovo porta molti problemi pratici mentre per la Serbia si tratta di una questione che l’Europa ha legato al suo ingresso nell’Unione. Un altro ostacolo, per la sola Serbia, era l’arresto di Mladic. Dopo l’arresto del generale, la maggioranza della popolazione sarà sollevata alla notizia, perché è maggioritaria nella società e nella politica la spinta verso l’Unione Europea. Il Kosovo si trova in un momento abbastanza difficile, tra pochi giorni sarà ufficiale che hanno violato il programma del Fondo Monetario Internazionale. Il governo kosovaro rischia una crisi fiscale, dovuta a un irresponsabile politica di bilancio e il Kosovo rischia di non essere in grado di pagare i propri stipendi e debiti. 

Che effetto avrà l’arresto di Mladic?

Il primo ministro serbo Boris Tadić ha detto tre o quattro cose interessanti nella sua conferenza stampa: Mladic è stato arrestato in territorio serbo, dai servizi segreti serbi aiutati da quelli stranieri e, sopratutto, ha ribadito che in seguito a questo arresto non ci sarà nessuna crisi politica. Chi vorrà una crisi, ha detto Tadić, verrà perseguito. Queste sue dichiarazioni mi fanno pensare che siamo arrivati al punto in cui il potere visibile ha preso il sopravvento sul potere invisibile. Il regime di Milosevic affondava le proprie radici in quello di Tito e nell’ottobre del 2000, quando con una rivoluzione pacifica si è concluso il periodo al potere di Milosevic, la sua struttura di potere è parzialmente rimasta e per lungo tempo ha continuato a controllare alcuni nodi del potere, sopratutto del settore della difesa e dei servizi di sicurezza. Ora che è stato arrestato, il potere visibile ha giudicato possibile misurare le proprie forze con il potere invisibile e rischiare. Questo spiega anche la risposta del primo ministro sulla possibile crisi politica. Tadić, nel dare una risposta così netta, ha voluto dire: se quei settori delle istituzioni che sono gli eredi del regime di Milosevic hanno intenzione di fare qualcosa, noi siamo pronti a difenderci.

Quindi quali sviluppi ci saranno?

Dopo questo arresto, la statura morale della Serbia è cresciuta. Si sono tolti un’ombra e hanno dimostrato di voler fare i conti con il passato e ora il primo ministro Tadić chiede che anche le nazioni della regione facciano lo stesso. In particolare ha chiesto un’indagine approfondita e indipendente sul rapporto di Dick Marty, il relatore del Consiglio d’Europa che, dopo aver indagato, ha scritto un rapporto che contiene accuse molto precise sul fatto che l’Esercito di liberazione del Kosovo uccise prigionieri per vendere i loro reni. Oggi è chiaramente più difficile oggi dire di no a Tadić. Fra Serbia e Kosovo, il dialogo, fino ad ora senza risultati positivi, ha riguardato questioni molto pratiche come le telecomunicazioni, l’energia elettrica o l’apertura delle dogane. Sono tutte questioni sulle quali è il Kosovo a chiedere maggiori concessioni e tutte sottendono a una domanda. Se il Kosovo sia una nazione o meno, un tema su cui i serbi non transigono. Ad ogni modo si tratta di un dialogo che ora, grazie all’arresto di Mladic, vede la Serbia in una posizione di maggiore forza.

Quanto è vicina (o lontana) la Serbia di oggi dall’Europa?

Begrado è una città europea, è Europa. Pristina è un altro mondo, anche se ci sono segmenti della società kosovara dei quali potrei dire la stessa cosa. Un dato significativo è che tre o quattro mesi fa ci furono due manifestazioni lo stesso giorno, una in Serbia e l’altra in Kosovo. A Belgrado, studenti e società civile criticavano le istituzioni perché non stanno facendo abbastanza per indagare sui crimini che i serbi hanno commesso. A Pristina invece studenti e associazioni manifestavano contro Eulex, perché aveva condotto delle indagini sui crimini che l’Uck ha commesso durante la guerra. Insomma da un lato protestano perché non si fa abbastanza contro i crimini di guerra commessi dalla propria parte, dall’altro perché si fa qualcosa.

Ora per Mladic ci sarà il processo all’Aja?

Il tribunale ha lo scopo di giudicare equamente i crimini di guerra, commessi da ogni parte, e in questo modo indirettamente favorire la riconciliazione. Sotto questo secondo aspetto, l’efficacia del Tribunale è discussa: il caso di Milosevic non è stato incoraggiante. Vedremo come questo processo sarà gestito e cosa ne verrà fuori. Questa è la domanda che ci si pone perché questo e quello di Milosevic sono due dei processi da cui dipenderà la valutazione sull’efficacia del tribunale. Forse questo caso è più facile rispetto a quello di Milosevic perché Mladic più difficilmente potrà attuare una difesa politica. Gli mostreranno le foto di Srebrenica e tutta la società serba le vedrà. In ogni caso l’arresto di Mladic costringerà anche gli altri paesi della ex Jugoslavia a fare i conti i propri crimini, anche chi non l’ha ancora fatto.