La carta di Lettieri: “De Magistris chiude il San Paolo”

La carta di Lettieri: “De Magistris chiude il San Paolo”

NAPOLI – Il blitz è avvenuto stanotte, poco prima delle due, a silenzio elettorale già scattato. Il centro storico di Napoli e gran parte dei quartieri di periferia tapezzati da manifesti anonimi ed espliciti: «Con De Magistris non ci sarà più». Al centro, un’immagine dello stadio San Paolo, il tempio del calcio partenopeo. Una fotografia dei bei tempi che furono, di quando il rettangolo di gioco ospitava le magie di Diego Armando Maradona, prima che campionati del mondo del 1990 devastassero il San Paolo con una copertura pesante e colabrodo.
Insomma: i manifesti sostengono che in caso di vittoria alle amministrative del candidato a sindaco del centrosinistra lo stadio cittadino sarà chiuso, abolito, abbattuto. Una sorta di pubblicità negativa come quella che a Milano attribuiva al centrosinistra la decisione di tenere l’Ecopass a 10 euro per tutti.

Però a Napoli, sullo stadio di calcio e sulla fedeltà al Napoli si è giocata una partita tutta particolare che ha avuto al centro il patron della squadra azzurra, Aurelio De Laurentiis. Il numero uno di Filmauro nonché presidente del Calcio Napoli aveva già dato il suo chiaro endorsement ai candidati del centrodestra sostenendo lo scorso anno la candidatura di Stefano Caldoro al governo della Regione Campania. Col Comune è avvenuto altrettanto: il 10 maggio scorso, De Laurentiis si è lasciato andare alla seconda dichiarazione pubblica: «Io, se fossi cittadino napoletano voterei per Gianni Lettieri»: così si è espresso, scatenando le ire del centrosinistra. 

È stata difatti la giunta di Rosa Russo Iervolino a dare in convenzione d’uso l’impianto al Calcio Napoli.  E c’è da dire pure che l’accordo non si è rivelato un grande affare. L’ottanta per cento degli importi messi in bilancio dall’Ente per gli impianti sportivi comunali vengono fagocitati dal San Paolo. Il motivo? Molto semplice: lo stadio ha mezzo secolo di vita. Il patto fra amministrazione comunale e società sportiva prevede diritti e doveri; uno dei doveri del Comune è garantire la sicurezza della struttura. E per la struttura di Fuorigrotta occorre iniziare dai bulloni che sostengono la copertura e che vanno controllati ogni anno. Per non parlare poi delle poltroncine “terremotate” dei servizi igienici pessimi. E il tabellone elettronico? Spetterebbe al club sportivo installarlo ma finora non ce n’è traccia. I tifosi della squadra di calcio terza in campionato di serie A per sapere chi c’è in campo o per essere informati delle sostituzioni devono affidarsi esclusivamente alla voce di uno speaker che si sgola – inutilmente – da bordo campo. Ora poi c’è la Champions League. Qualche mese fa il Comune ha stanziato 50mila euro per la manutenzione straordinaria del sistema di videosorveglianza, chiesta dalla questura.

Cosa c’entra in tutto questo l’endorsement di De Laurentiis è facile da capire: il presidente, in un tentativo di lobbying in salsa partenopea ha appoggiato il candidato che sembrava per così dire “lanciato a rete”. L’obiettivo è garantirsi l’appoggio della nuova giunta e una nuova convenzione più flessibile per l’attivazione di nuovi progetti. Il presidente del Napoli, è cosa nota, vorrebbe realizzare un museo del Napoli all’interno dello stadio. Siccome la popolarità dell’uomo che ha riportato il club azzurro a livelli gloriosi è altissima, Lettieri ha incassato con soddisfazione quest’appoggio.

Poi, però, negli ultimi giorni, qualcosa è accaduto. C’è stato il primo turno delle Amministrative che ha fatto emergere il ciclone De Magistris. Cosa fa De Laurentiis? Non si perde d’animo e a Roma invita a pranzo il candidato dell’altro schieramento. Il centrodestra incassa il contropiede ma non demorde. E affida a Berlusconi la nuova stoccata sul fronte calcistico: «Il Milan non acquisterà il bomber Hamsik» dice il premier in piazza. Ma stavolta non ha calcolato l’orgoglio sportivo: «Chi non salta rossonero è» rispondono i tifosi. Autogol.
 

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