La famigerata Scampia deciderà il sindaco di Napoli

La famigerata Scampia deciderà il sindaco di Napoli

Non è più campagna elettorale ma una battaglia navale a carte scoperte. «One man, one shot»: ogni tappa sulla tabella di marcia di Gianni Lettieri, candidato a sindaco di Napoli per il centrodestra, è un attacco preciso. Una delle mosse è conquistare quartieri in cui al primo turno le undici liste che lo sostengono non hanno avuto una brillante performance (nel complesso la coalizione ha ottenuto il 38,52% dei voti). L’altro tentativo è invece erodere consenso allo sfidante di centrosinistra Luigi De Magistris che al primo turno l’ha spuntata contro il Partito democratico e il suo candidato, Mario Morcone, ottenendo il 27,52% e approdando al ballottaggio.

Per questo Gianni Lettieri cerca il bagno di folla: passeggiate e mercatini rionali con un format sempre uguale (nugolo di fedelissimi, qualche parlamentare, foto, supporter con magliette e volantini, confronto ridotto al minimo). È martedì e mancano pochissimi giorni all’apertura delle urne: entrambi nei giorni precedenti i candidati se le sono date di santa ragione davanti alle telecamere, nei confronti televisivi. Qualcosa però non è andata come doveva. Lo si è capito ieri sera a «Porta a Porta», dove si sono beccati, ma senza le sciabolate che hanno caratterizzato ad esempio il confronto su Sky. Perché? Due i motivi: il primo è la necessità di attrarre l’elettorato moderato che ha scelto al primo turno il candidato del Terzo Polo Raimondo Pasquino (9,75%).

Il secondo è che la sfida all’O.K. Corral fa perdere ad entrambi in termini di credibilità. Lo scontro a muso duro, non consentendo di parlare dei temi caldi (vivibilità, rifiuti, rinnovamento della classe dirigente napoletana) aumenta la diffidenza nell’elettorato e fa crescere l’unico partito che fa paura davvero sia a Lettieri che a De Magistris, quello dell’astensione, già cresciuto del 6% a Napoli (50mila voti) rispetto alle passate amministrative.

Del resto, ci sono dei nodi irrisolti e irrisolvibili. Spine nel fianco da non sollecitare troppo. De Magistris subisce oggi «il paradosso democrat»: l’appoggio del Pd gli è necessario ma non può sollecitarne gli apparati e i grandi elettori (leggasi Antonio Bassolino e Andrea Cozzolino) per non perdere il voto d’opinione che dopo la castastrofe Iervolino e il pasticcio delle primarie ha associato il voto all’ex pm al grido di protesta contro il Partito Democratico. Il passepartout per il mondo democratico si chiama Umberto Ranieri: ma l’ex sottosegretario riformista riuscirà davvero a garantire i voti di quel poco d’apparato Pd rimasto in piedi? Di qui all’altro nodo: la giunta. I nomi messi in campo da De Magistris sono legati ad una tradizione di sinistra che allontana il voto moderato.

Bene lo sa il centrodestra che nelle ultime ore ha messo in campo una massiccia offensiva con manifesti e video, tentando di legare il nome dell’europarlamentare Idv alla sinistra radicale, in particolare al movimento dei Carc, i Comitati d’appoggio alla resistenza per il comunismo e ai «signor no» degli inceneritori dei rifiuti. Per Gianni Lettieri il problema è sostanzialmente uno: Nicola Cosentino. L’ingombrante presenza dell’ex sottosegretario berlusconiano e delle pesanti vicende giudiziarie di camorra che lo vedono coinvolto, si ripercuote su tutto, dal programma alle scelte di giunta. La «Cosentino situation» è stata uno dei cavalli di battaglia del primo turno di queste Amministrative. Ma ora? Dopo due mesi il livello d’attenzione sul tema è in flessione e si ha l’impressione che tutto l’elettorato sollecitato da questa vicenda si sia già ben espresso nelle urne. Serve altro: lo sa De Magistris, lo sa anche Lettieri.

L’assalto elettorale. Il fortino da espugnare è l’area Orientale di Napoli. L’enclave rossa, quella in cui il Pd anche in questo momento di crisi nera ha tenuto botta. San Giovanni a Teduccio, Ponticelli, Barra: la zona che ha espresso 3 consiglieri comunali democratici con una valanga di voti. Insieme nel’area Nord, ovvero i quartieri di San Pietro a Patierno, Chiaiano e Scampia, sarà l’ago della bilancia. Il prossimo sindaco di Napoli sarà scelto dalle periferie più bistrattate e dimenticate degli ultimi decenni. Proprio per questo la reazione dei napoletani potrebbe essere imprevedibile.