Metroweb, sulla cessione A2A non aspetta Pisapia

Metroweb, sulla cessione A2A non aspetta Pisapia

Una soluzione all’italiana. Alla fine, i nuovi proprietari di Metroweb sono F2i e Intesa Sanpaolo. Ieri il consiglio di gestione della utility controllata da Palazzo Marino e dal Comune di Brescia (entrambi con il 27,5% delle quote) ha deliberato la cessione del 23,5% della società proprietaria dei cavi a fibra ottica milanesi. Nel frattempo, grazie alla conversione, entro la fine dell’anno, di un prestito obbligazionario sottoscritto quando ancora si chiamava Aem, A2a potrà mantenere il 25% (con diritto di cessione dopo 2 anni, cioè al 2013) del capitale sociale. Una partecipazione che vale 80 milioni di euro, a fronte di un esborso, si legge nella nota diramata da A2a, pari a 10 milioni di euro. La nuova compagine azionaria è dunque composta da F2i e Banca Imi, fino alla fine di giugno, quando rientrerà A2a con il 25 per cento.

Telenovela finita: gli attori “di sistema”, cioè Vito Gamberale, amministratore delegato del fondo infrastrutturale F2i e Gaetano Micchiché, numero uno di Banca Imi, si prendono un asset di vitale importanza per lo sviluppo della città. E meno male che, al più tardi di venerdì scorso, A2a aveva smentito le indiscrezioni secondo cui Giuliano Zuccoli e Graziano Tarantini, presidente rispettivamente del consiglio di gestione e di sorveglianza di Porta Vittoria, avevano dato l’esclusiva all’ensemble Gamberale-Micchiché. «Si tratta di un consiglio informativo e non deliberativo sullo stato delle trattative in un giorno peraltro un po’ delicato con i risultati del ballottaggio a Milano» aveva detto alla Reuters una fonte vicina ad A2a.

Ieri, in un primo momento, sembrava prevalesse il fair play. Tradotto, aspettare che l’azionista di riferimento della utility, cioè Giuliano Pisapia, si insediasse. Almeno, così facevano presagire le parole di Graziano Tarantini: «non è detto che usciamo del tutto, ci sono varie opzioni». Tecnicamente, è vero che A2a non è uscita del tutto. Sostanzialmente, mancando il referente politico della maggioranza degli amministratori – nominati da Letizia Moratti e da Adriano Paroli – bisognava agire in fretta, come riconosceva ieri lo stesso Tarantini: «è chiaro che cambiando i soci ci potrebbe essere comunque qualche problema sugli indirizzi da dare al gruppo»
Il vero vincitore della partita rimane il fondo Stirling Square, che acquistò Metroweb proprio cinque anni fa, valutandola 232 milioni di euro, mettendo sul piatto soltanto 26 milioni. Oggi invece, come recita il comunicato di A2a, l’operazione si basa su un enterprise value di 436 milioni di euro, un multiplo pari a 10 volte l’Ebitda (nel 2006 il multiplo era 7,8 volte l’Ebitda).

«Gli accordi raggiunti non alterano i diritti del Comune di Milano all’utilizzo gratuito di una quota della fibra ottica già installata nel suo territorio», conclude infine il comunicato. Una punto molto importante: le indiscrezioni delle scorse settimane annunciavano un coinvolgimento diretto di altri operatori da parte di F2i, come Telecom Italia. Nonostante la doverosa specificazione nei confronti di Palazzo Marino, il futuro dell’infrastruttura informatica della città più ricca d’Italia rimane nebuloso.  

Vuoi saperne di più? Leggi il nostro dossier sull’affaire Metroweb.

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