Mi consentoNapoli in fila per salire sul carro di De Magistris

Napoli in fila per salire sul carro di De Magistris

NAPOLI – L’unica scelta che accomuna Lettieri e De Magistris è quella dello scooter per muoversi negli ultimi giorni di campagna elettorale. A testimonianza che il traffico resta un problema non da poco in città. E in motorino arriva l’ex che ancora mostra le mani pulite. Veste casual, giacca e camicia aperta, non sguaiata ma senza cravatta. Sembra sicuro di sé, stringe mani (ma c’è anche chi si gira dall’altra parte) e sente il vento a favore. Luigi De Magistris cammina per il centro storico di Napoli e lo fa da sindaco. I sondaggi gli sono favorevoli. Ma, soprattutto, uno dopo l’altro incassa appoggi e richieste d’incontro considerate impossibili fino a dieci giorni fa. E non solo il Pd. Antonio D’Amato, che ora dai rumors sotto traccia è passato a rilasciare interviste contro Berlusconi e a parlare dell’ex pm come del nuovo di cui Napoli ha bisogno. Raimondo Pasquino, candidato del terzo polo, che gli stringe la mano e partecipa a un dibattito con lui. Fino ad Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli che aveva detto chiaro e tondo che al primo turno avrebbe votato Gianni Lettieri, il candidato del Pdl.

«Mi ha chiamato lui – ci tiene a chiarire il candidato dell’Italia dei Valori – e mi ha fatto piacere». Lo stile della sua campagna non cambia: “solo contro tutti. Chi mi ama, mi segua”. Quarantatré anni, del Vomero, quartiere bene della città, dove aveva casa Giorgio Amendola, è stato gran tifoso del Napoli di Maradona, poi però ha persino subito il fascino dell’Inter. “Solo per amore dei figli”, racconta chi gli sta vicino. Non ci sta a passare per uomo di destra. «Solo perché amo la legge? Poi, certo, lo so che tanta gente di destra mi vota. In famiglia – suo padre e suo nonno sono stati magistrati – convivevano più anime, ma io sono sempre stato di sinistra. Nel 1984 andai anche ai funerali di Enrico Berlinguer».

Già, Berlinguer. E i suoi eredi: il Pd. Un partito mortificato da De Magistris, che un giorno sì e l’altro pure accusa Iervolino e Bassolino di aver lasciato una situazione disastrosa. «La dichiarazione di voto di Bassolino per me? No, grazie». E se qualcuno gli fa notare che in città si respira un clima come quello del 1993, quando l’ingraiano comunista divenne sindaco di Napoli sulle macerie di Tangentopoli, lui replica severo: «No, è diverso. Bassolino all’epoca aveva il partito alle spalle. Noi siamo piccoli. Io ho i voti della gente, dei napoletani, non ho una struttura radicata su cui poter contare, io no». Ad Antonio Polito che l’ha paragonato ad Achille Lauro risponde così: «Polito chi? L’amico di Claudio Velardi che fa campagna per Lettieri?»

Insomma, il clima è questo. De Magistris sa di poter vincere e non fa nulla per mascherarlo. Che cosa faranno gli elettori del Pd sarà determinante. E già al primo turno in tanti hanno votato per l’ex pm. Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno e vent’anni all’Unità, quindi gran conoscitore della sinistra, la vede diversamente da Polito che ha attaccato Umberto Ranieri: «Questa polemica non la capisco. Ma per chi dovrebbe votare un elettore di sinistra? Per Lettieri? È ovvio che voti De Magistris. Forse sarebbe il caso di interrogarsi su questa città, sulla stranezza della sinistra napoletana che per anni ha fatto finta di non accorgersi delle deficienze del bassolinismo e poi improvvisamente ha incoronato De Magistris e abbandonato coloro i quali hanno votato e difeso fino a ieri». E da Bassolino l’uomo dell’Italia dei valori ha ereditato il sostegno dei soliti artisti e intellettuali: dai registi Mario Martone, Pappi Corsicato e Stefano Incerti, allo scrittore Ivan Cotroneo fino al musicista Stefano Bollani.

Il suo rivale, Gianni Lettieri, prova a giocare di rimessa. E a cambiare strategia. Non solo per la scelta del mezzo di trasporto, visto che anche lui si è convertito allo scooter. Tramontata l’idea di apparire l’uomo di rottura, voluta da Velardi, Lettieri è stato “commissariato” dai vertici regionali del partito, su tutti Fulvio Martusciello, fratello di Antonio. Dalla comunicazione all’americana cara all’ex uomo immagine di D’Alema a quella più “popular”. Dal progetto “mille tinelli”, con mille signore che nei loro palazzi illustreranno al condominio i motivi per cui voteranno Lettieri, alla proposta di condono per le multe di Equitalia: un’idea che equivale all’eliminazione dell’Ici di berlusconiana memoria. Fino alla chiusura della campagna elettorale, venerdì, col concerto di Gigi D’Alessio in piazza del Plebiscito. Questa, peraltro, è la prima vittoria sul rivale, visto che in precedenza era stata precedentemente negata all’ex pm.

Bisogna riconoscere all’imprenditore voluto dal Pdl di non perdere il suo aplomb. Difende Cosentino («Per ora è ancora imputato»), incassa con stile la bocciatura del Cavaliere («Non credo che si riferisse a me quando ha parlato di candidati deboli»), è convinto che parte del Pd finirà per votare lui («Sono stati mortificati da De Magistris»). Il voto di domenica, però, sarà anche un voto contro Berlusconi (cui va riconosciuta una battuta cinematografica grandiosa: «De Magistris sindaco di Napoli vuol dire le manette sulla città») e probabilmente questo sarà determinante per l’esito finale. A prescindere da Lettieri.  

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